MEMORIE BIOGRAFICHE
POSTE
IN FORMA DI DIZIONARIO
, BEI
X»STTOni SCULTORI ARCHITETTI ED INCISORI
MANTOVANI
jjet- toc più patte ^nota ócot/tóòomib
RACCOLTE
SEGRETARIO DELLE BELLE ARTI IN MANTOVA
AUMENTATE E SCRITTE
é^/ ^ùià. M^iCQ 5Ccugt ^0 c/c/o
MANTOVA
PRESSO I FRATELLI NEGRETTÌ
A SPESE dell'editore
1837.
TIP. DI G. TRUFFI
GIROLAMO . CODDE
GIOVINE . CULTORE . DELLE . LEGGI
QUESTE . MEMORIE . DI . UOMINI . ILLUSTRI
MANTOVANI
A . SPRONE . DI . AMARE . ED . ONORARE
LE . VIRTÙ . PATRIE
LUIGI . CODDÈ
OFFERIVA
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in 2015
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VITA
DI PASQUALE CODDÈ
SEGRETARIO DELLE BELLE ARTI
PRESSO l'accademia DI MANTOVA
Honora patretn tuum et matrem tuam ut
sìs longsevus super terram, quatn Domi*
nus Deus tuus dabit libi.
(ex OD. CAP. 20).
Siccome Ogni fatto particolare nell'intera società, può gio-
vare ad esaminar il passato a miglioramento dell' avvenire,
COSI parmi non sia sconvenevole cosa eh' io mi narri qui la
vita di mio padre innanzi di scorrer le memorie della vita
d'uomini illustri miei concittadini , da luì la più parte tratti
da ingrata dimenticanza. La giudiziosa fatica eh' ei pose nel
raccogliere ed esaminare antichi polverosi documenti che sve-
lavano que' grandi nelle belle arti, mi incoraggia a non ba-
dare che al sentimento di gratitudine, eseguendo intanto que-
sto lavoro, siccome il posso, confortato solamente dal pensiero
che io avrò dato con esso occasione che alcuno piìi libero e
gagliardo d'ingegno in taH studj più agevolmente e meglio lo
compia. Il che ho pur sempre desiderato, perchè ne venisse
eretto un degno monumento di grata ricordanza ad uomini che
VI VITA DI PASQUALE CODDÈ
non meritano robblivione de* tempi, ma anzi che "vi si con-
sacri tuttavia la pubblica ammirazione j da cui nasca amore
alle cose nostre, e volontà al camminare sulle orme loro.
Pasquale Coddè nato nel Castello di Gonzaga il 17 Mag-
gio 1756 dal Medico Antonio Ferdinando, e da Emilia Mac-
carini, fino dai primi anni di sua fanciullezza dimostrava in-
clinare a quella virtù che aveva trovato da lungo tempo sta-
bilita ed onorata in sua famiglia (a). Imperocché d' indole
(a) La sua famiglia è una di quelle che furono costrette ad emigrare sul
fine del secolo XVI datrOlanda, che allora era sconvolta dalle politico-
religiose turbolenze che si a lungo Tafflissero, e miseramente lacerarono,
e per tenersi salda nel cattolicismo da Harlem si trapiantava dessa in
Marsiglia seguitando le parti di Luigi XIV. Pietro Coddè, il primo che
andò in Francia fu dallo stesso Re creato Console e Governatore di
Marsiglia in tempo che questa città era divisa in partiti , ed a lui die
commissione di pacificarli ed unirli. Riuscitagli bene tale impresa gli
si confermarono da quel regnante le nobili prerogative che già si godeva
anticamente in sua patria. Colà Caterina Wittee sua moglie gli genera
due figli , Pietro e Giovanni. Pietro tornò in Olanda e giovinetto vi
compiè con lode molta gli studi ecclesiastici, insegnandovi dopo la filo-
sofia. A perfezionarsi poi andò a Parigi e ad Orleans, e viaggiò in Ita«
lia. Da Neecarsel Arcivescovo d'Utrecht fu invitato a ripatriare, e fu da
lui assistito con tanto zelo ed ingegno nel Vicariato che Innocenzo XI,
morto quello, ne lo elesse a succedergli con titolo di Arcivescovo di Se-
baste e vicario apostolico in Olanda ed amministratore della Chiesa ar-
civescovile d'Utrecht. Commoventissime sono le sventure di questo ce-
lebre uomo depresso da un Iato, ed innalzato dalla patria e fatto segno
d'immensa discordia e d'immensa ammirazione fra i due partiti. La
storia parla pur troppo e delle sue opere e del suo fermo carattere.
A noi non resta che un silenzio di dolore.
L'altro figlio Giovanni rimase presso il padre , e ne divise seco gli
onori, e battè ancor egli la via dell'armi , e con generose azioni si di-
stinse in maniera da esser fatto (1694) dallo stesso Luigi XIV capitano
nel reggimento Bressey. Sotto Luigi XV scese in Italia, e presidiò Man-
tova sino al 171 1, e data questa città alla regnante Augusta Casa d'Au-
stria , elesse di stabilirvisi. Sposò quindi Anna Battistini, «d il 6 giu-
gno 1710, sei mesi prima che tra le braccia di s. Carlo spirasse suo fra-
tello l'arcivescovo, gli nasceva Antonio Ferdinando , il quale cresciuto
in età si dedicò alla medicina e la professò con onore ed umanità
per ben anni nel castello di Gonzaga , dove questo legato in ami-
cizia col vecchio compagno d' armi di suo padre, Giovanni Maccarini
VITA DI PASQUALE CODDÈ VII
com' era vivace, inclinato airosservazione ed al silenzio anzi
che no, di natura robusta, di capo mediocre, a capelli riccia
con fronte alta, di volto brunetto, d'occhi cilestri, di sguardo
franco e penetrante cresceva a lato di suo padre che colla
voce, e col fatto lo istradava al bene, insegnandogli per sen-
timento a sprezzare le soverchie e mal usate ricchezze, ricor-
dandogli soventi il Cammello della Scrittura. E siccome aveva
lo stesso suo padre altri due figliuoli, il primo dei quali, che
aveva nome Girolamo, aveva già condotto co' suoi sudori
fino airesercizio della legge, così a radicare in loro il vincolo
della carità cristiana, si giova del primo anello del bene
pubbhco, l'amor fraterno, ed a quel primo nato consegna l'uii
dopo l'altro que'due minori perchè rendesse loro il beneficio
che avea saputo usargli vivendo egli da uomo dabbene colla
sola provvidenza giornaliera della professione, e con iscarse
fortune di famiglia. Infatti del 1766 da Gonzaga Pasquale era
inviato da suo padre a Girolamo^ dicendogli: fa a lui quello
che per te ho fatto. I tuoi guadagni, le tue relazioni sociali
sieno le mie ricchezze, perchè esso pure prenda onorevole posto
nella società. Amatevi chè nell'amore sta la vita, la società, e
la legge. Le sue parole furono benedette. Pasquale attende
allo studio e nuli' altro sente che il bisogno d' imparare, e
prova che la voce del padre a suo fratello non era stata spavsa
al vento. Imperocché di presente in Mantova lo fa dirigere
fino alla rettorica dai Gesuiti. Indi l'appoggia alla protezione
del plenipotenziario Conte di Firmian,, ed al principe Krenzlin,
ed è eletto (1773) tra gli alunni del collegio Ghìslieri. Per
sposò Emilia una tra le molte sue figlie. Da loro poi nacquero Gi-
rolamo^ Pasquale e Luigi. Luigi il più giovine mori nel fior delle spe-
ranze di 32 anni, avendo già sostenute le cariche di regio pretore in
Borgoforte, in Ostiglia ed in Gonzaga. Girolamo più lunga, più varia,
più sventurata, e più gloriosa condusse la vita, e la sua storia si lega
con quella di Mantova , sendo dal primo grado di dottorato in legge
salito sino ad essere membro del corpo legislativo nel gran consiglio ,
capo amministratore di stato pel Mantovano, e presidente del Tribunale
d'Appello, e scampata la vita dalle tombe di Cattaro salutava la patria^
e s* avviava tosto ai Comizii di Lione. Ma la morte troncavagli ogni
pensiero a Termignon di Savoja il di i dicembre 1801.
viri VITA DI PASQUALE CODt)È
singolare sua fortuna Tuniversità di Pavia in quel tempo era
celebre e risuonava pei grandi nomi di profonda scienza e
di provata moralità. Gregorio Fontana , Gianella , Barletti,
Luini, uomini piti che italiani, lo amavano e per lo schietto
ed aperto suo carattere, e pel grande amore alle scienze.
Barletti lo fa suo assistente ai fisici sperimenti, e di lui parla
in una sua opera (b). Da Barletti medesimo e da Luini riceve
in dono tutte le loro opere stampate. In collegio lo si fa de-
cano (i779> 1780) e compie i suoi studj matematici con ua
decreto straordinario del contedi Firmian (1780), derogando
per lui al piano d'allora degli studii, che non ammetteva lau-
rea di filosofia, ed ordinando che in quella vece e fuori dell'uso
i professori in forma autentica gli lasciassero equivalenti pub-
blici attestati, siccome il fecero, con espressioni le più invi-
diabili di cupido al sapere, e di forza d'ingegno, e d'in-
dustria nelle matematiche ». Colali studii intanto non ancora
lo saziavano, ed innamorato com'era delle leggi della verità,
del bello, e dell'ordine delle scienze che gli svelavano la ve-
rità eterna. Iddio, quasi a diporto studia da quel grande che
fu Spallanzani la storia naturale , da Brusati la botanica, da
Scopoli la chimica, da Volta l'elettricità. Intende da Flaviani
la teologia, da Cremani la legge; ed amico di Borsieri fa con
lui esperimenti fisici. Non lascia da parte il disegno di figura
e d'ornato, e l'architettura, e si cimenta in poesia, e vuol co-
noscere la lingua greca, la latina, e la francese. Queste cogni-
zioni poi le congiunge alla pratica viaggiando ed osservando
le principali città d'Italia,
Egli è in questi viaggi ed in altri che fece una bella e rara
collezione di 167 schizzi originali, e di molti rami dei pili va-
lenti artisti d^Italia, veramente degna a vedersi (c).
Di questi suoi viaggi, e delle sue scientifiche relazioni ne
dà sempre un'esatta descrizione nel carteggio con suo fratello
(b) Analisi di un nuovo fenomeno del fulmine ed osservazioni sopra
gii usi medici dell'elettricità. Pavia, 1780.
(c) Questi schizzi sono presso di me per legato dii mio padre, e moì'ì
celebri pittori vanno visitandoli, e ne parlò il Defendi nella Gazzetta
privilegiata di Milano i3 ottobre i835.
VITA DI PASQUALE CODDe TX
Girolamo; e veramente io gioiva nel leggerlo, vedendo il loro
vicendevole affetto, e l'amore per la buona riuscita nella vir-
tìi. Così io qui non fo che abbozzare ciò che trovo in questo
carteggio ed altri famigliari documenti. Un passo, una linea,
sto per dire, un pensiero, il giovine Pasquale non faceva senza
metterne a parte il suo generoso amico fratello ; e questi Tajuta
co' suoi sudori.
Fin qui in questi suoi sette anni di studii possiamo sempre
vedere il giovine voglioso di sapere. Poi non mai sazio di fare
€ rifare per sentimento di giovare a tutti. Prima di ripatriare
(21 maggio 1779) descrive rapidamente il modo onde aveva
studiatele scienze, e poi soggiugne: quest'è quanto col mag-
gior fuoco ho procurato di fare. Ora desidero solo occupami L
ed affaticarmi in qualche onesto modo, mentre l'ozio è il più
fiero mio nemico... Impiegato mi sforzerò dimostrarvi quella
gratitudine che giustamente vi si deve, e che tanto mi sta a
cuore... sarò sempre con voi unito... vi amerò col più tenero
affetto, quanto me stesso, e quanto lo vuole un fratello amante
sia prospera od avversa la fortuna....
Ripatriato (1780) si rallegra ^ perchè trova la patria f< fio-
rente di uomini dotti , e che sapevano pregiare gli sforzi di
que' concittadini che amavano levarsi del fango della plebe
letteraria ».
Già fino dall'anno precedente ( i3 luglio) aveva dato un
saggio letterario, avendo letto in accademia una dissertazione
in purgato latino, de unitale visionis, e si era fatto conoscere
in possesso dei misteri della fisica, onde che gli accademici
l'ascrivevano tra suoi candidati.
L'immortale Maria Teresa , sovrana veramente rara , nata
all'amore dei popoli che reggeva, decretava premii a tutti
coloro che sovra gli altri si distinguevano. Coddè fu uno
di questi. Bettinelli , esaminatore accademico, lo prova nelle
scienze fisiche e matematiche, e Firmian (decreto 28 dicem-
bre 1780) per il governo conferma i 100 fiorini che il diret-
torio accademico gli largiva, e ciò perla testimonianza resa
al giovane Pasquale Coddè da fargliene molto onore, e da prO'
porsi alla gioventìi mantovana in esempio.
Un momento delia vita soventi determina il nostro avve-
X VITA DI PASQUALE CODDÈ
nire. Cosi fu per questo giovine. Sendo egli a Genova tra gli
altri dotti vi trova Teruditissirao Gian Girolamo Carli.
Un giorno via passeggiando con lui per le contrade di quella
città su per colline e per monti , discorrendola alla fami-
gliare , fa cadere V argomento sulle cognizioni acquistate , e
cangia la conversazione in esame. Se ne compiace il Carli ,
e tiene già in cuore di farselo successore. Fedele infatti a'suoi
sentimenti, appena lo vede ripatriato, se lo associa nella se-
greteria accademica, e gli detta poi le leggi della antiquaria
e della numismatica, studii che il Coddè tanto predilesse per
tutta la vita, che arrivò a raccogliere per ben due mila me-
daglie ed a farne un ragionato scientifico elenco (d).
Pieno d'ardore com'era pel servigio della patria sua abbraccia,
senz'avvedersene , uno stato a cui mai non pensò, e lasciate
le mateuiatiche, almeno di professione, accetta l'offertagli ca-
rica di vice-segretario della reale accademia , e Milano T ap-
prova (5 maggio 1781) senz' altra formalità.
La direzione degli studii scorta allora in Coddè la ca-
pacità del fare, non parve troppo nel 1785 insieme a quella
carica affidargli T altra di assistente alla cattedra di storia
naturale, e di botanica, essendone professore il celebre Gua-
landris.
Anche l'accademia ed il consiglio di governo persuasi del-
l'operosità di lui dopo due anni, per istraordinarie accademiche
incombenze gli fanno maggior eccitamento con nuovo premio
di 200 fiorini (decreto 17 maggio 1787), e così que' savi reg-
gitori addimostravano di conoscere che lo stimolo dei premi
è conforto al ben operare.
Animato così nella sua naturale inclinazione con maggiore
studio attese ad incarichi che mai non cercò, ma sempre dalle
magistrature a lui spontaneamente venivano affidati. Anzi è
bello il vedere le quante volte veramente di sé dubitasse, e
gli paresse espediente per non tradir sè e la causa del pub-
blico, protestare insufficienti le sue forze e proporre si rico-
noscesse qualch' altro più illuminato di lui, e meno occupato,
(d) A formare tale raccolta concorsero però anche gli altri due suoi
fratelli, com'egli stesso lasciò scritto.
VITA DT PASQUALE CODDfe
e come poi ne venisse di ricambio confortato al procedere
con animo, commendandolo con molle onorevoli testimonianze,
che per me basterà a lode sua infine di queste memorie ri-
portarle , perchè non sembri il figlio troppo inchinevole ad
onorare il padre a danno della verità.
Del 1788 la R. Intendenza politica diede a lui la impor-
tante commissione di censore della facoltà filosofica , e revi-
sore delle stampe, e de' libri, impiego allora gratuito che tenne
colle altre incombenze per ben quindici anni sino al nuovo or-
dinamento. E in questo mezzo quel governo italiano ringrazia-
valo « per lo zelo veramente distinto (i 5 aprile i8o3) da farlo
riguardare il benemerito della patria per la probità , pe' ta-
lenti, e pei lumi di cui era fornito.
Né queste eran parole, poiché già fino dal 24 agosto 1797
l'amministrazione di stato l'aveva scelto a segretario delle belle
arti presso l'accademia delle scienze; e l'amministrazione mu-
nicipale (20 dicembre 1797) lo chiamava, siccome merite-
vole della pubblica confidenza , alla formazione del catalogo
de' probi cittadini con parrocchiani che dirigere dovevano le
ronde militari durante la notte: oltrecchè il consiglio dipar-
timentale del Mincio (i3 ottobre 1802) lo creava suo mem-
bro; mentre l'amministrazione municipale deliberava (3 di-
cembre 1802) ch'ei fosse tra gli individui della commissione
di pubblica istruzione, e la stessa poi l'anno dopo (5 agosto)
lo eleggeva « a pluralità di voti con massima compiacenza a
suo segretario » e poi individuo della commissione di coscri-
zione (25 novembre i8o3) adducendo, quel consiglio che lo
nominava, esser motivo di tale elezione « la costante attività
e lo zelo , e la somma equità ed intelligenza , e sagace fer-
mezza da lui dimostrata nel disimpegno delle varie sue in-
combenze
E tutti codesti onori ed impegni , come dicemmo , furono
dati a lui sempre suo malgrado. E mi piace qui riferire quello
che egli stesso scriveva (25 novembre detto) in occasione che il
consiglio distrettuale lo ascriveva tra' suoi membri , per
quanto io possa essere sensibile e grato alla buona opinione
che di me ha avuto il Consiglio ..... mi credo in debito
d' avvertire che si farebbe un torto manifesto agli altri cit-
KU VITA DI PASQUALE CODDft
tadinì componenti il consiglio , insistendo eh* io dovessi pro-
seguire in un' intrapresa che non potrei disimpegnare con
queir attività che vorrei, ec. , ec. «
E non pertanto per queste proteste non è a credere che
desse minor opera alla cura delle pubbliche faccende^ chè anzi
pareva aumentare le sue forze piìi la patria lo caricava. In-
fatti quando il governo italiano togheva alla pubblica istru-
zione di Mantova il suo patrimonio, egli solo ebbe l'animo
d' opporvisi con antichi importanti documenti, da lui scoperti
e descritti in ragionevole relazione , comprovando la legitti-
mità di que' fondi, e T amministrazione municipale per tanto
ufficio scrivevagli un solenne attestato a perenne memoria ,
perchè si dovesse riconoscere in ogni tempo il benemerito
protettore di così sacro stabilimento (i), (2), (3),
Tante affollate commissioni , la più parte contemporanee,
farebbero pensare che niun tempo dovesse a lui rimanere
per deliziarsi colle belle lettere. E veramente egli stesso di
ciò piil volte lamentava co'suoi amici ed al celebre lodatore del
Correggio già scriveva (8 aprile 18 16) w è pur grande la
pena che soffro non potendo aver liberi nè i giorni , né le
ore da poter dedicare ai buoni studii
Eppure queste espressioni non erano che la misura del-
l' instancabile sua volontà , provandolo ed i carteggi tenuti ,
e le opere da lui pubblicate ed inedite (4).
Taciute infatti le infinite cortesie amichevoli da lui non mai
negate a nessuno, e le straordinarie momentanee incombenze,
a cui era ben soventi chiamato qual deputato (6 giugno lygS),
or a delegato all'estimo (22 aprile 1796), o consigliere (i3 ot-
tobre 1802) e fin anche a revisore de' conti ( i8o3 , i8o4,
i8o5) della Comunità di Borgoforte , stette in carteggio let-
terario coi più riveriti nomi italiani suoi coetanei ; Affo ,
Carli, Buffalini Giuseppe, ec. , ec. , e valga per tutte le cor-
rispondenze letterarie di antiquaria e numismatica col Pon-
tefice Pio VII! , intrapresi sino da quando questi era vescovo
di Moutalto; e quelle di belle arti colf illustre Pungileoni.
Oh! quanto in leggendo queste ultime mi allargava pro-
priamente a teneri desiderii. Io le vorrei sott* occhi a que' sde-
gnosi che guardano con sogghigno schernevole quegli che
VITA DI PASQUALE CODDÈ Xlir
nei virtuosi amici confidandosi con bella e pur troppo rara vi-
cendevole armonia j V un Y altro si correggono i propri lavori
innanzi sieno dati al pubblico.
Ed è bello il vedere le tante notizie, ed i molti documenti
che furono spediti da mio padre a quel dotto uomo , e di
quale animo grato ei li accogliesse. Del 1811 sopra tre let-
tere intorno ai Mantegna gli rescriveva « nella sua . . . cam-
peggiano egualmente ¥ erudizione , e la gentilezza .... il
beneficio è tale che non ammette molte parole e supera qua-
lunque ringraziamento. In varie lettere poi spesso s'incontra
( 8 maggio 1816 lettere sopra Marcello Donati) abbia la bontà
di esaminarle {iS maggio 18 18): vi aggiunga, o vi levi tutto
quello che a lei piace ... (24 giugno i8i8) corregga gli ab-
bagli che vi sono , ec. , ec.
E certo che furono moltissime le cognizioni da Pungileonì
avute da lui , eppure questi non ne menò mai un vanto che,
anzi nel secondo volume dell' Elogio storico d' Allegri , ve-
dendosi qualificato per dottissimo, con sentita modestia gliene
moveva lagnanze ed assolutamente il voleva corretto , per-
chè, diceva, si risolve in sentirsi opporre il fatto da chi co^
nosce che cosa voglia dire dottissimo, che a me non può spet-
tare per ni un titolo , senza che si possa negare eh' io sia
amantissimo delle lettere e delle arti
Chi avrà letti gli eruditissimi e preziosi lavori di Pungi-
leoni avrà in essi veduti interi squarci di lettere di mio pa-
dre , e le lodi in quelli compartitegli , e 1" amore con cui vi
è spesso ricordato.
Del 1809 pubblicò tre lavori (Mantova presso Francesco
Agazzi): Le Memorie della Società d'arti e mestieri dell'Ac-
cademia di Mantova; la Spiegazione delle figure della gran
tazza d' agata orientale del real museo di Napoli ; ed una
Memoria sulla Coltivazione del cotone. Del 1823 poi dava in
luce l'Elogio del professore Giovanni Bellavite, celebre artista
veronese, eccellente nel lavorare di bronzo coli' intelligenza e
maestria d' un Cellini.
Di queste opere già in pubbUco ed in privalo se n' ebbe
giudizio 3 avvegnaché ne parlarono i giornali di Milano della
Società d* incoraggiamento delle Scienze e delle arti (Tom. Vili,
XIV VITA DI PASQUALE CODDÈ
W.'' I, 1809), ed il Quotidiano veneto (6 ottobre N."" 260)^
ondechè col voto loro , e con quello di onorevolissime let-
tere di Scopoli , Amoretti, Tamassia, ec, ec., ripeteremo che
r autore di esse vi si fa conoscere di profonda penetrazione,
erudito de' Classici latini , conoscitore de' veri rapporti del
bello , e del vero colle produzioni dell'arti. Considera l'agricol-
tura ed il commercio sotto il vero aspetto di fonti di nazio*
naie indipendenza. In tutte fa spiccare l'amore dei progressi,
la necessità di caritatevole unione; i sentimenti d' umanità e
di patria, e quindi lo si vede amante della diffusione de lumi,
e nemico all' oppressione, ed alla guerra come fonti d' ini-
quità e d' ignoranza.
Brugnatelli poi, oltre all'onorata menzione fatta nel suo
giornale di Fisica chiedeva all' autore medesimo la ristampa
della Spiegazione della gran tazza d'agata, adducendo (let-
tera 28 novembre 1809) che in fare codesto era « oggetto
suo precipuo d' interessare gli associati a quel giornale, e so-
pra tutto gli ollremontani, i quali veggono col più grande
piacere somiglianti articoli e in generale si lagnano di non
trovarne più di frequente ne' giornali scientifici italiani
Innanzi la pubblicazione delle prime sue opere era già chia-
rito uomo di lettere da non poche dissertazioni (vedasene in-
fine r elenco ) o che spedì , come socio attivo (sua nomina 7
febbrajo 1787) all'Accademia de' Georgofili di Firenze; oche
lesse in quella di Mantova, come socio attuale (nominato il
3o agosto 1789), o che compose, sendo stato alcun tempo
collaboratore nel Giornale di Agraria di Cesena ( 24 marzo
i8o3), ed in quello della Biblioteca Italiana, quando un
Buffalini ed un Acerbi spontanei ve lo invitavano (20 ago-
sto i8i5).
Basterà qui tra tutte a perenne sua fama accennare a quelle
che se lo mettono innanzi quale acuto ed instancabile sco-
pritore di epoche , di fatti , e d' uomini su cui la storia an-
dava errata, od incerta, od ancora del tutto priva. Tebaldeo^
quel gran letterato ferrarese , veniva variamente or creduto
medico, or militare, ed ora giureconsulto. Solo egli del i8i5
inette con originali documenti fuor d'ogni dubbio ch'era ec-
clesiastico , che fu parroco di Brentonico sul Veronese e che
VITA DI PASQUALE CODDÈ XV
stette in Roma negli ultimi anni di sua vita qual curiale alla
Corte di Roma , ed infine è desso che per primo conosce ,
come fosse in istretta amicizia con quel valente che fu Casti-
glioni , e colla virtuosa Contessa sua madre , e corregge la
data della lettera scritta dal cardinale Bembo ad Ercole Gon-
zaga , segnata dallo Zeno e dal Crescimbeni coi 9 di marzo
1529 invece del i539, un anno dopo la morte del medesimo
Tebaldeo.
Intorno a ciò Pungileonì da Reggio ( 26 del i8i5), cosi
scrivevagli : w avendo ella scelta il Tebaldeo a soggetto d'ac-
cademica dissertazione è troppo giusto che in essa sieno messe
in luce per la prima volta le recondite notizie da Lei rac-
colte su quel nobile poeta «.
L'epoca della morte del celebre Andrea Mantegna, sulla fede
del Vasari, si ripeteva dagli autori accaduta del iSiy, sendo
quel pittore di 66 anni. I figli di Mantegna erano lasciati ca-
dere in un' ingrata oscurità. Egli intraprende un lavoro di
giudiziosa critica j e con certezza rischiara, come il vedremo
altrove j che Andrea moriva del i5o6 nell'età di 75 anni, e
che i suoi figli erano insigni pittori , degni discepoli di quel-
r egregio , e meritamente onorati dalla prodigiosa ed invi-
diabile munificenza dei Gonzaga. Lasciò inedito questo lavoro
avendo sempre in animo di meglio ordinarlo , quantunque il
lodato Pungileoni scrivessegli (Reggio 19 luglio i8i3).<f Pre-
gevolissimo è il complesso delle recondite notizie da Lei co-
municatemi con tanta gentilezza , e non dubito punto che
veggendo queste la pubblica luce , oltre il far conoscere ad
evidenza in qual pregio costi fosse in que' giorni beati l'arte
del dipingere , procacciar le debbono il plauso degli intelli-
genti per averle tratte con pazienza e criterio sommo dall'ob-
blio cui erano condannate a.
Più di cento illustri pittori mantovani sono redenti da lui
a prezzo di laboriose ricerche, e sono quelli di cui sopra le
sue traccie medesime di sotto si tratterà nelle Memorie bio-
grafiche , onde a ragione erami concesso confidare gli ab-
biano a servire di argomento di nuova stima dopo il plauso
che ne fece il colto pubblico , quando si poneva dal celebre
Prandi a nuova luce il nome di Leonbruno tratto pure dalla
XVI VITA DI PASQUALE CODDÈ
dimenlicanza per la pia opera di mio padre medesimo che
varii documenti gli cedeva. Del che parlarono ed il Gior-
nale d* Italiana letteratura ( Tom. 63 , i825 ) e la Biblioteca
italiana ( i825 )•
A guardarlo nella vita pubblica v'ha ancora un'ultima te-
stimonianza che forse potrà saper grado agli amatori della
patria storia per la utilità, e per la necessità in cui saranno
di giovarsi di un'opera la quale cominciò ( 1780) insieme a^
suoi fratelli in fin che vissero , e proseguì ancora dopo in
tutta la sua vita. Ed è la Raccolta di tutte le inscrizioni della
città e de' paesi di Mantova , e questo colla santa intenzione
di andar contro alla perdita che far ne poteva la storia pei
terribili disastri che turbavano i suoi tempi (e). Labus quel-
r uomo europeo sino dal i83o la esaminava per estrarne delle
antiche epigmfi romane , e ne commendava 1' opera , come
sorgente di rare notizie (/).
Non v'ha chi non sappia che ninna cosa è più necessaria
e più utile alla società che conoscer la mente ed il cuore
degli uomini per deliberare senza tema d' errore que' prin-
cipii che adoperar si debbano per lo miglior andamento di
essa. E perchè tale cognizione è spesse volte difficile, traen-
dola soltanto dagli scritti , e dalle azioni degli uomini poste
a luce di sole , così parmi convenire propriamente ricercarla
ad un tempo tra le domestiche pareti ed il libero conversare
degli amici. Egli è questo esame che rivela V origine delle
illusioni, e delle incoerenze tra le pubbhche e le privale
azioni , e rischiara la via che le nuove generazioni deggiono
tenere per progredire sicuramente nella cristiana civiltà.
Terminati, come vedemmo i primi studii^ ed i suoi viaggi
scientifici , era abbracciato da un fratello che sostenuto l'aveva
con tanto amore, e portava la consolazione sugU ultimi anni
di un padi'e settuagenario che si vedeva benedetto dal Cielo
(e) Di questa Raccolta per amicizia eh' aveva lasciò una copia al
fu don Paolo PradeHa, erudito e dotto Arciprete d'Ognissanti in Man-
tova , morto da poco.
(/) Museo della R. Accademia di Mantova descritto ed illustrato dal
dottor Giovanni Labus. Mantova i83^*
TITA DI PASQUALE COBDS XTH
nelle cure del suo primonata. Allora in famiglia , e più nel
cuore del benefico fratello, sorgeva desiderio che ei si acca-
sasse , ondechè , sebbene il suo animo in cerca delle scienze
paresse sollevato del corpo , per gratitudine v^ accondiscese.
Del 1783 si festeggiarono infatti le sue nozze con Camilla
Nuvoloni degli antichi nobili Panfili , donna bastantemente
ricca, appaiiscente, savia, costumata ed atta al governo di
famiglia. Gli fu feconda di quindici figli, a cui non mancò
mai di religiosa tenerezza e di conforto.
Otto soli di noi fratelli sopravvivemmo agli altri. Mio padre
ci amò tutti ) V operosità instancabile che aveva per le cose
pubbliche usò egualmente inverso noi^ e tutta la sua vita
privata fu un continuo sacrificio a' suoi figli. Sino dalla prima
età ebbe cura s\ de' maschi, come delle femmine, coltivandoli
tutti nel leggere, nello scrivere e nella morale; mano a
mano crescendo, li affidava ad accostumati e periti maestri.
Ed io, che fui T ultimo de' tre maschi, dal mio nascere fino alla
rettorica non respirai che al suo fianco , e si toglieva le ore
del cibo e del sonno per educarmi iiella religione , nelle let-
tere e nelle lingue.
Avvolto, com'era, in gravi danni per tempi d' angoscie e
di rapine, pure a stilla di travagli ajutò tutti e tre a farci
capaci di laurea , confortato che forse un di saremmo utili
a noi ed al bene pid^blico. Ma ogni uomo ha le sue illu-
sioni , le sue incoerenze. Cattolico alla rinuncia della vita ,
compassionevole suH' indigenza e sulla sventura , non avido
dei beni terreni , con tutto ciò tra le pareti domestiche se-
guì una legge di durezza, di severità, di gelosia, di potenza,
che non mutò mai qualunque fosse l'indole, l'età ed il ca-
rattere de' suoi famigliari.
Questa opposizione al suo intelletto ed a' suoi sentimenti,
sparse la sua vita di amarezza, ed il suo volto atteggiato alla
severità contrastava col vivo brillare de' suoi occhi , e coi
subito commoversi per la sventura.
Mattina e sera in crocchio attorno a lui noi fratelli , mu-
toli e dritti , come statue aspettavamo lì tremando per ba-
ciare la mano eh' ei stendeva a benedirci. E poi liberati dalla
voce stessa del suo comando , appena ben lontani dal suo
2
XVIII YITA DI PASQUALE CODDÈ
orecchio, saliavamo con un gusto che non può dire che un
fanciullo. Alle volte, ci univamo così in buona armonìa a ri-
dere e a novellare, ed allora guai se ci capitava alle spalle, nes-
suno più fiatava, e fortunati noi se il turbine non dava tempesta.
Cresciuti in età fummo sempre all'oscuro, almeno per quanto
fu da lui, su gli affari domestici. Fin l'ultima mattina di sua
vita, cruciato da malattia per abuso di Le E.oi , innanzi alla
triste sera (6 Febbrajo 1828) che ci dava l'ultima benedizione
e gli ultimi ricordi, registrò i conti di casa.
Quand' entrava nel suo studio , nelle sue ricerche lettera-
rie , quand'era tra amici , diveniva più sereno , e pareva pro-
priamente nella sua atmosfera , e noi già vedemmo , come
tutte le opere sue letterarie avessero l'impronta di quel sen-
timento che animò sempre ogni sua azione. Anche nell' edu-
carci ebbe sempre per iscopo la nostra felicità, ed il crescerci
quindi al buon costume, ma per riuscirvi in pratica si allon-
tanò del tutto da quella dolcezza che sentiva ed intendeva
per se , e tanta è la prepotenza dell'educazione di nostra gio-
vinezza da far che ceda la natura all' opinione , eh' ei si la-
sciò in tutta la vita strascinare dai duri principi! de' suoi
primi educatori.
Naturalmente d'animo candido e schietto, questi principii
non gli spensero mai il fuoco per l'amore alla verità o per
la pratica alle virtìi , di tal modo che quando pensava solo
al bene sociale la sua coscienza si emancipava dai legami che
Dio non gli aveva posti ed insegnava e scriveva il vero.
Un suo lavoro inedito e composto del 1794 5 ^ da ijie sol-
tanto veduto ora che esamino i suoi scritti , mi agevola il
farnelo conoscere. Egli lo intitolò: Abbozzo di una Memoria
sopra r educazione de' fanciulli.
Non t' incresca, lettore cortese, ch'io tMntrattenga sopra
argomento già svolto con tanta prova di successo da un no-
stro valente Italiano, vo' dire da quell'evangelico di Aporti.
È però SI importante a' dì nostri il tema di educazione dei
fanciulli che fin anche il ripetere sovente le stesse massime
non sarà svantaggio almeno pei nuovi leggenti. Anzi qui poi
mi sarà cosa più perdonabile pel contrasto che risulta dal
sentire naturale all' operaie d' opinione.
\ITA DI PASQUALE CODDÈ XIX
Eccone un sunto.
L' educazione è un centro comune da cui derivano i mezzi
alle felicità. Malamente gì' institutori sin qui divisero le forze
di educazione, non secondo i principi generali dell'uomo,
ma secondo i gradi accidentali nelle società.
E benché varia debba essere, secondo i diversi stati sociali
in quanto al fisico , non cosi pel morale in cui deve essere
uniforme , sendo tutti gli uomini creati ad un fine che è
l'eterna felicità , a cui tendendo colle maggiori nostre possi-
bili forze ^ il buon ordine e 1' armonia scaturiscono di con-
seguenza a formare la società nata col nascere del mondo.
Gli errori quindi tutti derivano non dall' indole pessima dei
figli, ma da colpevole indolenza de' genitori.
L' educazione deve tendere a far conoscere all' uomo la
verità, e a dirigerlo al bene, instruendolo intorno alla Reli-
gione , alla coltura dello spirito , alla salute del corpo , ai
propri interessi, ed agli amici. Ma con Cicerone stesso, ben-
ché Gentile, si può stabilire non potersi ciò conseguire per
sola umana potenza , la quale non può mai essere ragione
sufficiente di buona naturale direzione senza la sanzione di-
vina, avvegnaché nati appena gli errori si succhiano col latte
delle nutrici e più innanzi si stabiliscona e si aumentano da
maestri pregiudicati.
Ondeché a dirigerla bene si adoprino que'precetti che sieno
confermati ad un tempo dalla ragione^ dall'istinto e dall'e-
sempio de' saggi , perché valgono ad imprimere ne' fanciulli
r amore ed il timore salutare dell' Ente supremo e venera-
zione al suo culto.
Non si perdano mai di veduta tre principali oggetti della
cristiana educazione il fisico, l'intelletto ed il cuore. Il rigore
che non sia eccessivo e fuor di proposito; si usi, e non si rida,
sopra i piccioli sdegni di un fanciullo , né sieno secondate le
sue volubilità, perché fatto adulto non si renda indocile e
caparbio, e opprima il suo simile. S'incominci però colla dol-
cezza a contraddirgli e a renderlo docile; si prevengano possi-
bilmente i suoi bisogni, ma continuando il fanciullo in qual-
che ostinazione sospendansi }e carezze, non violentando però,
ma insinuandosi con affetto da guadagnarselo.
XX VITA DI PASQUALE CODDÈ
La necessità della disciplina, e qualche volta della sferza
nella prima età , è comprovata da molti passi scritturali e
da ir esperienza che appoggia il proverbio adolesccns juxta
i'iani sua:n etiam cum senuerit non recedei ab ea. Ma per-
chè dagli educatori e dai padri non si abusi della forza dei
castigo e della correzione si ponderi Y altro proverbio del-
l'Ecclesiastico >3 si laeseris eum injuste in fagam con^ertetury
e l'altro » voi padri non provocate ad ira i vostri figliuoli,
acciocché non vengano meno dell'animo... ma allevateli in
disciplina ed ammonizione del Signore. Allorché dunque si
fa necessario il castigo ne conosca il fanciullo la cagione, e si
muti il castigo medesimo secondo le età.
I figliuoli si mantengano uniti coli' amor fraterno, e tra loro
tolgasi di mezzo ogni idea di superiorità, non lasciando mai
signoreggiare il maggiore sopra il minore , né mai impuniti
vadano i loro puerili litigi , né si permetta che 1* un T altro
si accusino, perché non si odiino.
II fatto scritturale di Eli avvisa ogni padre che in tutta la
vita non cessa a" genitori il dovere di fortemente correggere
i figli.
Scopo alla educazione fisica sia poi la conservazione della
salute 5 e lo sviluppo della robustezza de'fanciulli, avvezzan-
doli al freno de' proprj appetiti , persuadendoli che tutto nel-
1' uomo dee essere sottoposto alla ragione. Nel negar loro
alcuna cosa se ne procuri la convinzione dell' intelletto. Non
si permetta mai loro il continuo cibarsi^ da cui nasce l' im-
moderazione e r intemperanza che fanno una pessima e gra-
cile complessione, quand'anche non periscano innanzi V ado-
lescenza. S'accostumino a soffrire il caldo ed il freddo, i ru-
mori , la veglia , la stanchezza , i cibi non geniali ed all'ac-
qua specialmente infra la giornata.
La ginnastica, in presenza de' genitori ed instìtutori, non si
trascuri, ed onestamente si concedano moderati giuochi con
giovinetti di uniforme morigerata educazione e di eguale sesso.
Non si lodino in loro presenza le pompe e le ricchezze
superflue , gli spettacoli ed altro che sfreni la licenza del
dire e del fare.
Non vi sia classe di persone che non abbiano le relative
VIT\ DI PASQUALE CODDÈ XKl
istruzioni tendenti al miglioramento delle rispettive arti e scienze,
e si incominci per tempo ad istradarveli , adattando alle età
r acquisto delle cognizioni.
S' insegni loro il tempo di parlare e di tacere, e procedano
ì genitori innanzi colle virtù e colle generose azioni ; non
guastandoli con falsi racconti , nè investendoli con vane pau-
re, ne preoccupandoli di strane e superstiziose osservazioni di
giorni , di tempi , di sogni di casi , acciò non divengano
timidi, pusillanimi,, vanamente e pazzamente creduli.
La piacevolezza ed il diletto accompagnino l'istruzione quasi
per giuoco ; inutile essendo anzi dannoso nella tenera età le
ore prefisse allo studio.
La lingua propria s'insegni loro anzi ogni altra; e si schivi
la raoltiplicità delle materie ciie genera idee disordinate ed
odio allo studio. La storia sacra e profana sia fatta loro in-
tendere nei fatti principali di Gesti Cristo e degli eroi del
Cristianesimo , nè si dia loro mai il suono materiale della
parola senza legarlo all' idea che vi corrisponde , mettendo
innanzi i giudizj delle cose perchè non si fermino alle sem-
plici apparenze.
Tutto ciò sempre si faccia abbominando la cruda severità
e l'eccessivo accarezzare, la parzialità che vilipende e la
correzione intempestiva , il battere i figli nella collera ; chè
allora piuttosto di correzione è vendetta. Anche negli studii
è profittevole il castigo, ma con moderazione e con ragione,
e non si permetta a' fanciulli nessuna scusa ai loro falli , nè
replica agli ordini superiori, nè si lascino da sè lodare del
loro dovere, e d'altra parte non s'irritino. Nelle cose indif-
ferenti si pieghino più all'altrui genio che alla propria in-
clinazione per la gentilezza del tratto. Dio e Gesù Cristo si
facciano loro conoscere nelle cose create , rivelate, e a non
prendere errore se ne faccia V istruzione per via di rappre-
sentazioni figurate, e per brevi sentenze tratte dal libro della
Sapienza, da cui imparino amore alla virtù, orrore al vizio
ed alla menzogna, benevolenza a tutti gli uomini.
Con tali basi un fanciullo crescerà nell' amore di studii
più gravi , e 1' amor naturale ai suoi simili gli si svolgerà nel
cuore , e fortemente vi allignerà , riconoscendo dai genitori
XXII VITA DI PASQUALE CODDÈ
e dagli educatori, vita, sostanze e patria, ne si dimenticherà
mai parenti ed amici.
Cresciuti poi in età ragionevole i fanciulli non si lascino in
una vergognosa ignoranza su tutto che riguarda gì' interessi
di famiglia, avvegnaché al mancare de' padri, i figli si tro-
vano nejr impaccio e o dilapidano le sostanze loro, o soa
raggirati da ogni furbo che loro si accosti.
Non si facciano vivere nello stento, masi allevino secondo
la condizione loro puliti ed ornati, e tengansi lontani dagli
ignoranti, che v'ha pericolo si appiglino a^ioro mùL
Venga poi loro mostrato che il solo virtuoso è il vero
amico, vuoi nelle avverse , vuoi nelle prospere cose. L* ami-
cizia nella carità fa gioconda la vita , e però è stabile e co-
stante nel vincolo del consiglio e del buon volere ; e per
converso la falsa amicizia è versatile , sempre coir occhio alle
ricchezze dell'amico , e non coli' animo alle virtù , per il che
si usino i fanciulli a metter studio in tale scelta ponendo
loro innanzi
«4 Nè troppi n'abbi , né d'alcun sii privo.
perchè molti sono i simulatori.
L' amico senza religione non è un amico , e non si con-
fondano le tendenze naturali di umanità colle virtù del cri-
stiano che hanno sempre Dio per oggetto, e l'uomo per
soggetto.
Sì rimova dair animo de' fanciulli ogni pretensione a pub-
blica stima, senza che non la meritino con personali azioni,
sendo vaneggiamento di umano orgoglio ogni distinzione
senza la reahlà del merito.
Le fanciulle abbiano la loro educazione, nè sì leggiera cosa
è il trascurarla , come si fa, avvegnaché deggiono concorrere
alla pubblica e privata felicità. E sia pure detto che la non-
curanza di tanto dovere sociale ha dato e darà il crollo ad
infinite famighe.
L' istruzione morale delle donne è necessario che sia eguale
a quella degli uomini, donde ne verrebbe loro tolta la va-
nità e la volubilità che noi abbiamo loro lasciala in cuore
ed in capo ; e splenderebbe in esse la dignità che hanno pel
VITA DI PASQUALE CODDÈ XXIIt
dilìcato sentire che mal diretto si muta in quella licenza che
sfregia T umanità, facendole pascolo ai guasti di cuori, che
poi come fiori in molte mani passati le gittano e disprezzano
A compiere, o lettore^ l'idea della mente e del cuore di
mio padre , mi basti aggiugnere di volo che fu cortese con
tutti , confidente con pochi , amante di soHtudine , lon-
tano dair adulazione. Più per rito del suo tempo che per
estro compose sonetti e canzoni non poche per nozze , e
per vittorie , per pubbliche e private calamità od allegrezze,
tenendosi air imitazione classica. Varie di cotah composizioni
sono stampate in raccolte di poesie.
Fu minuto annotatore de' pubblici e privati avvenimenti ,
e delle epoche de' fatti , giudicandoli secondo Y opinion sua.
Sospirò sempre , e zelò il trionfo della religione , e non si
dimenticò mai dei dì felici dell' immortale Maria Teresa. Sem-
pre perciò divoto all'augusta regnante Casa d'Austria, guardò
Napoleone qual flagello dell'Europa fino dai primi momenti
del muggire de' pubblici passati disastri , imprecando alla
terribile rivoluzione che scoppiò col frangersi del busto di
Necker , e si consumò colla testa dell' infelice Luigi XVI ;
non vedendo in quella che il delirio dell'empietà contro
gli scettri e gli altari , un disperato indefinito volere che
si alzava violento per afferrare una libertà che le gene-
razioni sentivano , ma non intendevano , perchè , offuscate
dalle sconfortanti dottrine della brutale individua indipendenza,
che la triste filosofia d' allora sia collo scherno , sia colla
malinconia di sofistica eloquenza pur troppo aveva diffuse
in tutte le menti.
Così egli andava incontro all'ultimo sospiro della vita senza
una consolatrice speranza, se non nel Signore , e scriveva
ad un amico ^3 ma intanto dovremo gemere , mentre crede-
vamo di gioire... ed a forza di aspettare siamo ormai inceneriti
(17 dicembre 1825 lettera al Cardinale Castiglioni. Roma).
Ma tu ora , io spero , beato nella contemplazione della
nuda verità eterna , nel cospetto del sommo bene , benedirai
la Provvidenza, scorgendo, come la pace cristiana vada in-
contro a baciare la Giustizia !
t
MEDIORIE BIOGRAFICHE
-Jt
L'uomo istruito dalle scoperte de'suoì
padri, ha ricevuta Teredità decloro
pensieri^ Questo è un deposito che
egli è neirobbligo di trasmettere a'
suoi discendenti aumentalo con al-
cune idee sue proprie.
Scienza della legislazione. Lib. I.®, pag. i3.
AD
!. Adamo mantovano. — È noto che questo scultore
nacque in Mantova , ma non ne sappiamo Y anno. Studiò
m Roma V intaglio a bulino e vi riuscì di tale celebrità
elle del 1670 intagliava con diligenza e maestria molte opere
di Andrea Mantegna, di Raffaele Sanzio; ed in settantatrè
pezzi eseguiva gli Angeli del Buonarotti. Si acquistò pure
lode molta nell' intagliare varie opere di Fra Sebastiano del
Piombo non che di altri pittori di quel fioritissimo secolo.
Nelle sue opere per la più parte incidevaquesta cifra
per cui v'ha opinione probabile eh' ei fosse della famiglia
Speroni.
4 AL
Il Gel. Abate Bettinelli, in una nota al suo Trattato delle
Arti mantovane, dice, che in un libro de* misteri del Rosa-
rio di Fra Luigi da Granata, stampato in Roma del i573,
si fa menzione di lui, chiamandolo Adam Sculptor
Manto\>anus.
Di altre più esatte particolarità di sua vita nulla si è
ancora scoperto si che ignorasi perfino l' epoca ed il luogo
<Ii sua morte.
2. Albarini RAFFAELE. — Da UH codiciUo di testamento
di Andrea Mantegna si scopre la condizione di quest' uomo.
Imperocché vi dichiara non volere a testimonii di sua ul-
tima volontà che pittori, cosicché in calce a quello tro-
vandosi sottoscritto il celebre Battista Fiera ed il nostro
Albarini , è bastante argomento che codesto era pittore , e
pittore da non meritare l' infamia dell' obbHo. Trovasi an-
che inscritto nei registri de' pittori che lavoravano al T. ,
e vi è chiamato allievo del Mantegna. Opere tuttavia che
sieno fino qui riconosciute di suo particolare pennello non
ce ne vennero indicate.
3. Alfonso da Mantova. — Di sua vita non si conosce
se non che egli viveva del i53o, e che a' tempi del Man-
tegna aveva nominanza di ottimo scultore. Rimaneva uni-
camente di sue opere la statua che aveva lavorato di bronzo
di Pietro Pomponazzo filosofo mantovano, e a doppio
oggetto riverentemente conservavasi ancora in Mantova
del 1 796 nel tempio di S. Francesco de'Minori Osservanti,
ma ciò che aveva risparmiato F ingiuria de' tempi, distrusse
il furore degli uomini in quell' epoca di dolorosa e sciau-
rata memoria. La sua buona fama però non perirà mai.
4. Anastasio mantovano. — Non se ne sa il casato,
ne l'epoca di nascita, e niuno autore ha fatto di lui men-
zione* Colpa della fatale pestilenza che a' suoi tempi mie-
AN 5
teva in Mantova tante vite da lasciare sì grande sbigotti-
mento e confusione nelle menti de' risparmiati che questi
non delle cose d' altri , ma a mala pena di loro esistenza
si curavano.
In sì grande lutto non mancava però la magnificenza
dei Gonzaga di animare il genio delle arti. Imperocché
sotto gli auspicii di Federigo Giulio Romano immortalava
Mantova colle opere stupende del suo pennello. Egli è per
una lettera di questo a quello diretta in data del primo ot-
tobre i53i, che sappiamo che la loggia deUa corte veniva
dipinta da Anastasio insieme a Vicenzo Bresciano. Così lo
stesso Giulio con altra lettera dei 1 4 di quel mese assicura
il suo Duca che entro il Castello le pitture procedevano
assai bene , e che quelle della fabbrica nuova sarebbero ri-
sultate belle assai, lavorandovi Anastasio. Fuori del ponte
di S. Giorgio esistevano archi trionfali pomposamente
eretti da Federigo alla venuta di Carlo V in Mantova, ed
Anastasio co' suoi figli vi avevano prestata la loro opera.
Questi figli erano due. Bruno vo e Giulio, ambo discepoli di
Giulio Romano. Ad Anastasio poi fu maestro il Mantegna.
5. Andreani ANDREA. — Fu csimio iucisore a bulino e
ad acqua forte ed intagliatore in legno. Fiorì sulla fine del
secolo XVI. Imitava così bene la maniera del celebre Alberto
Durerò che veniva chiamato il piccolo Alberto. Delle opere
di sua invenzione non fuggirono alla rovina del tempo che
quelle stupendamente lavorate di legno nel bellissimo pa-
vimento della cattedrale di Siena. Tu quivi ammiri di
quanta robustezza e verità di pensiero, e con quale facilità
informasse le sue opere , parendoti vedere nelF Abramo
che sta per sagrificare il suo Isacco Y obbedienza dell'uomo
in dolore che non dubita fare il comando di Dio, e pare
ne speri conforto di liberazione; nel Mose che sul Sinai
6 AN
riceve le Tavole della legge, la viva penetrazione della di-
vinità; nel Mosè che le spezza, l'entusiasmo dello zelo: e
nel Mose percuotente la pietra che ne dà acqua la fidanza
in Dio, e il rimprovero alla dura nazione. V'ha di lui nel
pavimento stesso un'Eva ginocchioni, ancora colle traccie
della bella innocenza : un ingenuo Abele che cordialmente
a Dio sacrifica. E pure di sua mano il fi^egio istoriato di
questo pavimento , lavoro di tant' arte che V arte stessa
non vi scorgi. Opere degne di questo grande artista, e for^
manti ancora la delizia degli intelligenti sono le incisioni
a chiaroscuro di alcuni rari disegni di Giovanni da Bolo-
gna e del Beccafumi , come pure la incisione del trionfo
di Cristo del Tiziano , e Y intaglio diligentissimo di una
prospettiva scenica di Bartolomeo Neroni sanese, detto
Maestra Riccio, L' Italia poi ha ben donde saper grado a
questo celebre incisore che le ha conservati colle sue esat-
tissime incisioni i famosi disegni de' trionfi di Giulio Ce-
sare stati dipinti dal Mantegna nel palazzo di S. Sebastiano
in Mantova; palazzo da Francesco II Gonzaga M.^ IV
fatto erigere appositamente per F esecuzione di quelli!
Andreani eseguiva questo lavoro del i Sgg. Ne' suoi la-
vori usava di varie cifre a indicare il suo nome e cognome ,
e le più comuni erano di queste due forme //^e della
prima servivasi piii che della seconda. Nei dieci fogli d'in-
cisione dei suddetti Trionfi di Cesare vi è la seconda cifra.
6. Andreasi IPPOLITO. — Quest' è pittore conosciuto
sotto nome di Andreasino. Fu discepolo di Giulio Roma-
no Molti scrittori, e tra i moderni il Lanzi , ma più sicu-
ramente le sue opere lo pongono tra i valenti dipintori
del suo tempo. Del 1607 era ancora vivente.
Le belle, anzi ammirabili dipinture di cui nella gentile e
simmetrica cattedrale mantovana va ornata la cupola colle
AN 7
sue vele, co* suoi archi sono lavorate da questo pittore, di
compagnia di Teodoro Gliigi altro pittore mantovano
creato di Giulio. La volta sopra Y aitar maggiore, e le
due volte laterali alla cupola, non che tutto il corpo di
fabbrica che le sostengono formanti le braccia della croce
del tempio e le pareti laterali al presbiterio che mostrano
superiormente i due concilii adunatisi in Mantova da Ales-
sandro H nel 1 064 e da Pio 1 1 nel 1 4^9 sono pure di-
pinti di questi due amici pittori.
Nell'antica, anzi primitiva chiesa di Mantova, a S. Leo-
nardo intitolata , v' ha un quadro a chiaroscuro rappresen-
tante il giudizio finale che è tutto dell' Andreasino.
Nel maestoso tempio di S. Andrea, entro la grande
cappella di proprietà della compagnia del Preziosissimo, a
destra tu conosci di questo artista un quadro in tela della
Vergine Annunziata, la quale tutta tenera traspare di una
bellezza e grazia propria di Paradiso, ed a sinistra altro
suo quadro su cui havvi un angelo. In S. Barnaba, di sua
mano vi è ancora un quadro, su cui vedesi in casa del Fa-
riseo la Maddalena con tanta espressione sublime di pen-
timento , e d' immenso amore divino , che ti pare tutta
accesa del vivo elogio del Redentore : — molto amasti,
ti sono rimesse le colpe.
La gentilezza del disegno, la leggiadria delle figure, la
maniera del colorito ti avvertono pure che la natività e
r assunzione di Maria Vergine in due dipinture a fresco
ai lati della cappella dei signori Conti Facchini sono opere
di questo valente.
I varii ripartimenti del quadro del coro della soppressa
chiesa di S. Francesco erano lavori dell' Andreasino , ma
non sono più. Nel coro della Chiesa d' Ognissanti vi è di
prospetto un quadro in cui campeggiano S. Benedetto e
8 AN
S. Cliiara, attorniati da moltitudine di Santi, aventi tirtti
espressione corrispondente al carattere di ciascuno, e cour^
servanti unità d'azione. La maniera, il colorito, e le mo-
venze te lo accertano dell' Andreasi , e se fino a qui
ninno scrittore mantovano lo ha accennato, si fu certamente
che per riconoscerio è necessaria osservazione assai per
isceverarvi le fattevi sconciature di qualche malnato impe-
rito ristauratore, che dilavandolo ne ha tolto il forte ed il
vivido colorito.
Da una lettera del 2 Aprile 1 58 j del Principe Vin^
Genzo I. Gonzaga sappiamo che il nostra Ippolito lavorava
al T. e dipingeva la battaglia del Taro^ tra il Marchese
Francesco II ed il re Carlo Vili di Francia. Lavorò as-
sai questo pittore per quello splendido e generoso di
Don Giovanni Gonzaga.
Tu illustre famiglia di quel sommo che ognuno sa chi
fu, di Baldassare Castiglioni, onorava e stimava il nostra
Andreasi , e nei manoscritti dell' Archivio di quella trovasi
che un giorno mandavalo ad incontrare sino alla Chiesa
delle Grazie con cavalli e carrozze per condurlo a Casatico ,
loro villeggiatura per eseguirvi dipinti che per mala sorte
non si nota che fossero.
7. Anteo. — Avremmo perduta ogni memoria di co-
desto artista mantovano , quando negli archivii della sullo-
data famiglia Castiglioni non se ne fosse tenuto conto.
Trovasi in questi eh' era eccellente intarsiatore e che
del 1 564 eseguiva con rara eleganza un. ornamento a con-
torno di im quadro in cui vi era ritratta una Giulia Casti-
glioni, monaca di S. Giovanni Evangelista, e che del iSjj
intagliava per quella famiglia un archibugio di raro e
fino disegno.
8. Arcari GIROLAMO. — Qucsti era architetta, e viveva
AZ 9
sul principiare del i4oo. L'ingegnoso edificio delle seghe
de' legnami , che ha movimento dall' urto delle acque del
lago che vanno alla china, viene ammirato da ogni intel-
ligente viaggiatore, ed è opera d' invenzione del nostro
Arcari. Ne fece di molte altre, ma non se ne ha più re-
lazione.
Giovanni Benivolo da Pietole nel sesto canto di un suo
poema in onore di Federigo Gonzaga Marchese V di
Mantova, onorevolmente lo ricorda dicendolo :
« Titulo insignis, selectus in omnem curam urbis.
Del che se ne trae che egli era vicario della città e pre-
fetto delle fabbriche marchionali. Se non se ne sapesse
altro, dall'essere stato insignito di tal carica sotto que'dottis-
simi mecenati degli ingegni n'avrebbe abbondanza di elogio.
Q. AzzALiNi ANTONIO MARIA. Architetto 5 Ingegnere. —
Egli fu tra matematici idraulici , e meccanici de' più illustri
eh' avesse Mantova a' suoi tempi. Era prefetto generale
delle acque di questo ducato , e fra le insigni sue opere è
famosa quella della riedificazione del Ponte de' Mulini di
Mantova. L' altezza, la vastità, e la lunghezza di questo
Ponte, tra loro così in aimonia, considerare la fanno tra le
fabbriche le più bene intese d' Italia.
La grandiosa opera del nuovo sostegno di Governolo
era disegno di questo celebre ; disegno che riscosse 1' am-
mirazione de' più celebri matematici d' Europa. Veniva
nel Settembre del 1754 incominciato questo lavoro sotto
gli auspicii dell'illustre ministro Conte Beltrame Cristiani,
il quale di quell' anno stesso morendo tolse la occasione
propizia, affinchè fosse quell' opera ridotta alla sua per-
fezione.
Soave ne' costumi, e profondo in sapere, negli anni 67
di sua vita, nel 1754? mancava alle arti belle, e con
3
IO AR
dolore d' ognuno di que' che intendono il vuoto che la-
sciano questi rari ingegni. Nel tempio soppresso dei P. P.
Cappuccini, ove egli fu sepolto, era la seguente lapida.
NIL . PRO . SE . MAGNA . PRO . CIVIBVS .
EXPOSVIT . SVSTINVIT . SVPERAVIT .
MODICVM . NON . PETIT . ANTONIVS . MARIA
AZZALINI . GENERALIS . AQVARVM
PRAEFECTVS . DEVIXIT . DIE . NAT .
D . ANNO . MDCCLIV . AETATIS . LXVII .
10. Arzenti bernardino. — Un decreto di Francesco IL
Gonzaga Marchese IV di Mantova segnato agli 8 di
Marzo i5oo chiarisce che l'Arzenti era pittore, figlio di
certo Giovanni, e che per la riuscita sua nella Scuola Man-
tegnesca se lo ascriveva tra i pensionati di corte. Codesto
•è pel suo merito e per la sua valentia.
1 1 . Baldini. Pittore paesista. — La sua maniera lo
dà per iscolaro o certo imitatore del celebre Castiglione ge-
novese. Di lui non sono rimasti che quattro paesi in cui
mirabilmente sono disposti al naturale branchi di pecore,
bifolchi e capanne. La nobile famiglia Giusti da Verona
li possiede, e lo scrittore Conte Dal Pozzo nelle vite dei
pittori veronesi ce ne dà la descrizione.
12. Barca Giovanni battista. Pittore. — Era nativo
da Mantova. Da giovinetto andò a studiare di pittura
a Verona. L* abate Lanzi lo pone fra gli artisti della
scuola veneta , e V erudito Avvocato Leopoldo Camillo
Volta inclina a crederlo scolaro del Feti , che di quel
tempo chiaramente viveva in Verona. Certo si è che
desso fioriva del i56o. Il suo stile è vario, però sempre
animato da nuove leggiadrie e nuove grazie, talché le sue
BA ' I,
opere, vedute maiavigliose, gli acquistarono il cavalierato
di Cristo. I dipinti di questo pittore venuti a nostra co-
gnizione trovansi tutti a Verona. Nel tempio di S. Fermo
v' Ila una Pietà di assai buon gusto: in S. Nicolò all' al-
tare dei Carli vi è la Vergine incinta ritta su^ jDiedi : in
S. Maria della Scala le due ale a mano destra sono la-
voro di suo leggiadro pennello; nella prima stanno S. Gio-
vanni, S. Andrea, la Maddalena, S. Girolamo; nella se-
conda V* è il martirio de' SS. Crispino e Crispiniano; al
lato destro di questo medesimo tempio, al quinto altare,
vi è replicato il detto martirio, ma a sommo egli vi ha
aggiunto la Triade. Alla Vittoria, nella cappella maggiore,
conservasi un quadro della visitazione della Vergine; in
S. Giovanni della Beverara , un S. Giovanni evangelista;
in S. Bernardino al lato destro della Chiesa al primo al-
tare è ammirando il quadro che ha la Madonna in alto
e S. Francesco e Giovanni in basso.
Il Pier Zaffata nella sua cronaca di Verona riferisce avere
questo pittore compiti i suoi giorni in età avanzata.
1 3. Baroni siro. Pittore, — Era il Baroni socio acca-
demico di Mantova sino dal 1754- La sua maniera non
esciva della mediocrità e piuttosto che facile era diligente.
In una cappella di S. Ambrogio esisteva di questo pittore
un Cristo mostrato al popolo; ma colla distruzione del
tempio del 1789 si perdette pure anche questo quadro.
In S. Andrea nella cappella contigua alla grande v* ha di
lui una tavola su cui è la Vergine del Rosario, S. Camillo
de' LeUis , i SS. Crispino e Crispiniano. In S. Caterina
v' è ancora un quadro dimostrante la Vergine in trono
avente il bambino in su le braccia, ed attorno come in cor-
teggio le stanno S. Giuseppe , S. Luigi Gonzaga, e l'An-
gelo Custode.
12 • BA
V'erano di lui in Mantova altre pitture clie ora non
sono più 5 perchè disperse o distrutte dalle vicende degli
ultimi tempi di guerra.
1 4. Bazzani GIUSEPPE. Pittore. — Ebbe questi a mae-
stro Giovanni Canti parmigiano che lavorava in Màntòva
verso la metà dello scorso secolo. Il molto ingegno , la
penetrazione e la immaginazione sua fecondissima, colti-
vata ed aumentata da lui per la lettura della sacra e pro-
fana storia e de' poeti classici, lo studio profondo e con-
tinuo sui capilavori del Mantegna , di Giulio Romano,
di Paolo Veronese, del Rubens^ ne lo crearono di più
viva e bella maniera che il maestro, che perciò se lo lasciò
dietro di gran lunga, quantunque buona fama di egregio
ei pure goda. E però a giudicare rettamente delle opere
di esso fa d' uopo avere innanzi la mente le diverse sue
età , poiché ciascun uomo che sale lo fa progressivamente
sì nel fisico che neir intelletto , e questo poi più o meno
rapidamente, secondochè o la materiale conformazione ne lo
permetta, o le circostanze o la occasione ne lo favoriscano.
E pertanto il nostro Bazzani parve rinfocolato per li due
modi. Imperocché ai dodici anni dipingeva i quadretti
della Via Crucis che si conservano pur oggi nel tempio di
S. Barnaba in Mantova, i quali ancora che manchevoli d'ar-
te, vi è però dentro un'eccessiva brama a divenire pittore.
Giovanetto parimenti un giorno, lunghesso la strada, viene
incontrato dal Cavaliere Conte Giacomo Biondi, uno allora
tra consiglieri accademici delle belle arti, ne lo chiama a
se e lo eccita a disegnargli sull'istante il cadere di Paolo da
cavallo , allorachè fu abbagliato da una luce che rifulse
dal cielo, udendo dappoi il perche mi perseguiti di Cristo.
Il Bazzani entra in un vicino caffè e con tanta fran-
chezza , e leggiadria disegnò a penna il datogli soggetto
BA ^ i3
che generoso il Biondi, e mosso d' ammirazione, enco-
miandolo lo regalava di venti zecchini, recando seco il di-
segno che gelosamente tenne sempre presso di se guar-
dando con gioja i progressi di questo giovane.
A tanta aspettazione questi ben corrispose , poiché
a tale forza di arte toccò che quanto veloce la sua mente
era nel creare , altrettanto facile divenne la sua mano al-
l'opera, cosicché sentendosi abbastanza gagliardo, meditato
che si avesse nello intelletto il tema da dipingere , ponevasi
all'opera senza ne schizzi, ne modelli; che se li faceva in-
nanzi operare li gettava alle fiamme, poiché ne li soleva
chiamare ostacoli allo slancio dello ingegno. Negli scorci
poi questo artista divenne assai valente , e dava tale verità
alle figure che in tutte traspiravano gli umani affetti di
modo che viva e commossa persona non più vivi espri-
mere li potrebbe.
Per questa gagliardia e facilità sua fu fecondissimo di
opere, delle quali però molte ancora tro vansi in Mantova ed
in Ferrara, ma più assai ne dispersero gli orribili e procel-
losi giorni di sangue , di rapine e di sacrilegi nel finire del
passato secolo, e nell'entrare di questo, quando la sfrenata
licenza con lusinghiera voce di libertà die guasto ai costu-
mi ed alle ricchezze d'Italia, ed atterrò tempii disperden-
dovi sciauratamente e sacro e bello. E pertanto del 1784,
soppressa e fatta piazza della chiesa di S. Silvestro in città,
si perdette del nostro autore un' Annunziata cosi dagli scu-
ri staccata che ti sembrava bella scultura anzi che dipinto,
cui erano attorno S. Antonio da Padova ed un Santo Ve-
scovo. Del 1801, conversi la chiesa e il convento di S.Cate-
rina da Siena in magazzino militare, si distrusse un S. Tom-
maso d'Acquino in atto di scrivere di presenza a SS. Pietro
e Paolo. U 1810 spogliata e soppressa la Chiesa de'Cap-
i4 BA
puccini si perdettero le tavole degli altari, le quali, salvo
una che era di Vincenzo Campi cremonese, le altre tutte
erano di pennello del Bazzani, e tra questi sopra le altre
bella era una Concetta che fu posta all'altare di S. Spirito,
ma fatalmente chiuso pur questo tempio la si smarrì colle
altre.
In S. Francesco, ora arsenale d'artiglieria, era una S. Mar-
garita da Cortona. In S. Croce vecchia nel primo altare
alla destra vi era la bellissima tavola colla Nostra Donna
col bambino e con S. Anna a sommo, e al basso S. An-
selmo nostro patrono, e nell'altare che è presso al maggiore
stava altra tavola rappresentante un Cristo morto sostenuto
dalla Vergine e dalla Maddalena, e dalle altre Marie, così
bella e toccante che solo chi 1' ha veduta può dire il
grave danno della perdita. Così nelF oratorio interno di
questa chiesa v'erano due ovali uno della Vergine col bam-
bino cui S. Anselmo bacia un piede e V altro del transito
di S. Giuseppe con tanta verità d'espressione che di più
non era possibile. Fuori di porto , nella chiesa dell' eremo
di Camaldoli, erano dipinti in due altari laterali S. Bene-
detto e S. Romaldo. In S. Giovanni Evangelista, fatto quar-
tiere militare, sulla porta della chiesa era dipinta a fresco
la Vergine col bambino, S. Giovanni Evangelista e S. Be-
nedetto, ed entro sul primo altare era s. Marco in atto di
benedire alcuni infermi da cui traspariva sì fattamente la
brama e la fiducia per la salute, che nulla più. In S. Mat-
teo, aveva dipinto un quadro di un crocifisso tra S. Mat-
teo e S. Girolamo meditabondi e commossi da tanto spet-
tacolo d' amore. La lunetta a fresco del convento del Soc-
corso; una S. Margarita da Cortona sostenuta da un An-
gelo in S. Spirito; i quadretti dei miracoli di S. Camillo
de' Lellis in S. Tomaso erano opere del Bazzani da far
BA i5
tinomanza a chiunque le potesse imitare. In casa l'abate Fi-
lippi ex-carmelitano, allora aggiunto alla R. biblioteca di
Mantova, era in un piccol quadro una Venere con a lato un
Cupido, e l'uno e l'altro sì morbidi, sì graziosi che non colori
ma carne candida e dilicata pareva che tu scorgessi. I mae-
stri in pittura fratelli Bottani, al lodare piuttosto difficili che
no , e che del nostro Bazzani non mostravano grande sti-
ma, in veggendo questo portento d'arte, e non sapendo a
chi fosse, lo giudicarono del Correggio. Tanto la imma-
ginazione condotta dall'invidia a coprire all'intelletto la ve-
rità sentita dall' intimo dell' animo !
Evvi nella parrocchia di Re vere una Madonna di eccel-
lente disegno, ed entro la Canonica, di prospettiva all'orto,
si conserva un Elia con appresso un Angelo lavorato a fre-
sco morbidamente assai e con diligenza e perfezione di co-
lorito, che finora vinse più l'arte che le ingiurie cui è espo-
sto per le stagioni. Fece a olio in un quadretto lo sposalizio
di Nostra Donna di bellissima e perfetta maniera. Questa
lodevolissima pittura è oggidì appresso Ruggero Conti ama-
tore passionato di belle arti, che la tiene di quel merito
che ella è. In casa dei conti Biondi dipinse quattro grandiosi
quadri in tela con due soprauscii: sono storie di Alessandro
il Macedone, tra cui campeggia quella che ti mostra il Con-
quistatore del Mondo che doma il Bucefalo, in cui l'ardire,
la fermezza e la movenza sono tanto vivamente espresse
che nulla meglio si potrebbe. In questi lavori si vede la
non servile imitazione del Rubens. Sonovi in S. Barbara,
chiesa della reale corte, la Concezione in gloria e sotto
S. Luigi Gonzaga e S. Margarita; in S. Egidio, in mezzo
al coro, un' Annunciata e quattro quadri laterali; in S. Mau-
rizio due storie di S. Pio V, in Ognissanti la tavola in se-
guito all'altare del S. Giovanni Battista e i due freschi nel
i6 BA
coro; in S. Pietro nella cappella presso il Battistero un
Cristo battezzato da S. Giovanni, nell'oratorio della Ma-
donna del Canossa la nascita del bambino Gesù ed il Cristo
morto tenuto in grembo alla madre; tutte opere condotte
maestrevolmente da averne gloria qualunque famosa città
in cui si stimi forza d' ingegno.
Siccome poi dicemmo secondo, le età e lo studio avere
praticato diverse maniere, così l'ultima sua certamente lo
fe' toccare a quel punto che da Dio gli era dato. Imperoc-
ché vi è di lui al Monte di Pietà in Mantova un' ascensione
di Nostra Donna con in basso gli Apostoli che stanno alla sua
tomba, mirando la sindone in cui s'avvolgeva quel sacra-
tissimo corpo, atteggiati e mossi da rivex^ente ed alto stu-
pore che non si potrebbe dire ne fare meglio. Pieni di spi-
rito e maestria sono pure le storie di Ester e di Giuditta ,
il S. Francesco d'Assisi e la Nostra Donna col bambino
adorati da S. Giuseppe e da S. Antonio, e le altre sei storie
tratte dalla Scrittura Santa, ed i freschi che ti pajono dipinti
pur ora alla volta del corolla Fede, la Speranza e la Carità
circondate da moltissimi angeli fra nubi da parerti in cielo,
opere che fanno ornamento distintissimo in S. Carità. In
S. Barnaba vi è un S. Romoaldo che dorme e sogna, e in
quel placido sonno del giusto traluce lo spirito che ve-
glia e vede con gioja i suoi figli salienti al cielo. Opera
di tanto effetto e condotta con tanta facile e spiritosa fan-
tasia, che al dire del Cadioli, c di ogni intelligente, baste-
rebbe sola ad immortalare un artefice.
Ebbe il nostro autore e più l' ebbero le belle arti la sven-
tura che verso gli ultimi anni suoi cadde dall'alto, cosic-
ché divenne storpio e di mal concia salute da non lasciarlo
più atto al pennello. Fu direttore della I. R. Accademia di
belle arti mantovana e morì in patriali 1 7 Agosto del 1 769 in
BE 17
età d' anni 79. Dolse a' concittadini suoi la perdita di lui che
desiderio sommo lasciava di se per ingegno e mitezza di
animo e soavità di costumi, e solo s'ebbe conforto die la
memoria di lui onorata e grande durerebbe specialmente
pegli ultimi suoi capilavori.
i5. Bertani GIAMBATTISTA Architetto j, pittore e sta-
tuario — Nacque il Bertani in Mantova Tanno i5i6 in
tempi fortunatissimi e per gF ingegni che vi fiorivano e
pei mecenati che li rinvigorivano, talché il suo ingegno
fino dai verdi anni suoi trovò d'allargarsi studiando pit-
tura ed architettura in Mantova ed a Roma, sotto quella
universale e gagliarda mente, che ognuno sa chi era, di
Giulio Romano , anche solo bastevole a crear la gloria della
pittura italiana. Fu tanta la riuscita del Bertani, che dopo
la morte di Giulio tra i molti onorati suoi scolari che in
Mantova lasciava fu egli il trascelto da Francesco III Gon-
zaga Duca II a compiere varie opere d'architettura inco-
minciate, ed anche solo disegnate dal suo maestro ed in
seguito a formarne ed a gettarne di sua invenzione e
a dirigerne quelle degli altri, e codesto nella prima gio-
vinezza di appena poco più di quattro lustri, perocché il
decreto del Duca che a ciò lo presceglieva è dato il 1 2 Mag-
gio del 1549, ^^^'^ ^ pochi mesi dopo la morte di
Giulio. I modi, le espressioni, e gli elogi usati da quel ma-
gnifico Duca, acciocché il Bertani inprendesse la prefet-
tura delle fabbriche ducali, sono tali da far onore a qua-
lunque società, in cui la vera nobiltà si riponga nel retto
uso dello ingegno, e nello sforzo a conseguire la virtù e
d'intelletto e di cuore ed in cui si sapesse che il vero sag-
gio che sa quanto resti ad apprendere dopo l'appreso non
millanta se da se stesso per un posto, ma dal voto pubblico
vi si chiama in qualunque luogo si fosse. E per me è tanta
i8 BE
la venerazione per simile decreto che mi penso che ognuno
che ha buon sentimento civile ed urbano , gli riuscirà
gratissimo che alla fine di queste memorie tutto intero
ne lo estenda (5).
E pertanto le opere del Bertani rimasteci illese a tra-
verso le ingiurie de'tempi, e le rabbie delle guerre, chia-
riscono quel principe alto conoscitore del vero potere.
Il tempio della cattedrale di Mantova di magnifico e
simmetrico disegno, come egli è, opera è tutta di Giulio
morto il quale gli succedeva il Bertani a fedelmente ter-
minarla, ne altro v'introdusse di suo che la connessione
del coro che v^ era isolato , e le due colonne , onde è so-
stenuta ciascuna delle due grandi cantorie, differenzian-
dole dalle altre del tempio col riportarle, in luogo di
ventiquattro, come è costume, in venti sole scannellature ,
rilevandone le coste che le dividono a foggia di vergole o
bastoncini , e sull'esempio di uno stupendo pezzo di colonna
antica veduta dal nostro artista in Roma. Anche la gran-
diosa e bizzarra facciata d'ordine jonico del palazzo Col-
loredo a figuroni giganteschi e fantastici, non che molta
parte dell' interno, fu egregiamente condotta dal Bertani
sul disegno dello stesso Giulio.
La regia ducale basilica di S. Barbara sorta dalle fon-
damenta per genio di Guglielmo Gonzaga è d'invenzione
e disegno del Bertani, che la conduceva del i562 al i565
sotto la personale sua direzione. Codesta chiesa è di un
ordine tra il dorico ed il corintio, ed ammirabile è per la
sua maestà, e per l'aria di novità e di buon gusto, per la
giusta proporzione del tutto e delle parti sue, coiTÌspon-
denti al principale scopo di esigervi grandiosi catafalchi,
sicché ne e aperta sul bel mezzo la volta cui soprappose
una grande alzata quadrangolare con tre finestroni per
BE ig
Ogni facciata cui poscia per regolare convenienza fece cor-
rispondere un'altra simile sopra T altare maggiore , e fa
stupire ch'egli abbia potuto reggervi quelle grandi mac-
chine a vólto senza fianchi che le sostengano, ne chiavi
apparenti che le concatenino. Il campanile di questo tem-
pio parimenti è del nostro autore. Egli è uno de'più belli
e de'più solidi che s'abbia Italia quando, con Bettinelli,
non vogliasi dire anche la Francia e la Germania. In esso
è conservato l'ordine e la bellezza del tempio, e si alza
in modo da terminare in 'una cupola sostenuta da colon-
nette di marmo dorico , sulle quali si rivolge in circolo un
piano tutto cinto all'intorno da una balaustra pure di mar-
mo, e comodissima a camminarvi. Peccato, che il soprap-
postovi cupolino non sia quello che lo doveva compire,
mentre la sproporzione di questo ci avverte che un'im-
perita mano ebbe ardire di sformarlo anzi che ristaurai"lo.
Indubbio documento dell'autore del tempio e della torre
sta la seguente inscrizione scolpita in marmo a piedi del
campanile medesimo.
IO. BAPT. BERTANI ARCHITECTVS
EX GVL. DVCIS MANTVAE IH. SENTENTIA
ET TEMPLVM ET TVRREM
EXTRVXIT i565.
Evvi pure di sua invenzione e di suo disegno il peri-
stilio del giardino pensile della R. corte a figura quadrata,
attorno attorno abbellito, e cinto di un portico a doppie
colonne di marmo, d'ordine toscano. È lavoro questo
sì 'franco ed elegante da indicarti quanta gentilezza e mae-
stria si avesse il valente autore che ne lo ideava. Contigua
alla R. ducale segreteria v' ha un piccolo giardinetto che
20 BE
è la grazia stessa 5 poiché le colonne joniclie, onde va
ornato sono di tanta eleganza e fantasia che il nostro ar-
tefice ha segnato pel primo con quale giudizio si potesse
svariare le foggie e delle basi e dei capitelli, senza offen-
dere le leggi d' architettura. Fece nello istesso palazzo
il corti^ interno a colonne joniclie svelte e maestose ,
come pure 1' altro esterno spazioso da servire a tenervi
ricca fiera, contornato da portici a doppie colonne doriche
gentilissime 5 la cui proporzionata distribuzione ti rende
r animo contento ad osservarne? lo insieme. Anche il pic-
colo cortile che sta innanzi la Chiesa di S. Barnaba è
beir opera sua. In contrada della Nave non lungi dal
porto-catena ti si mostra ancora la casa dell'artefice, la
quale distinta è per due colonne laterali alla porta , V una
intera e l'altra segata a mezzo per tutta la lunghezza, così
poste, perchè fosse la prima a modello di misure e pro-
porzioni, e r altra di precetti architettonici. Il che egli
stesso bellamente dichiara in un' opera sua stampata in
Mantova per Venturino Ruffinello , 1 55 8, dedicata al Car-
dinale Ercole Gonzaga, la quale ha per titolo Gli oscuri
e dijjficili passi dell opera jonica di J^itruvio in latino^
in volgare j e alla chiara intelligenza tradotti e con le
sue figure a luoghi suoi Codest' opera ci dà a sapere
quanta forza di mente avesse l'autore, da meritarsi nome
di dotto; poiché e per le utili cose e pel modo chiarissimo
di discorrerle la riesce affatto necessaria a<^li amatori ed
intelligenti d'architettura, contenendo regole ed insegna-
menti di architettura e di prospettiva , ed in ispecie circa
al fare la voluta jonica ed al piantare fabbriche in luoghi
paludosi. Per mala nostra sventura non ne* rimangono
delle sue opere pittoresche che due, ed anche di. quelle
inventate c disegnate da lui, ma noli dipinte che le coloriva
BÈ
21
un Costa Lorenzo mantovano. Ed in queste due è tanta
r esattezza e la precisione e la fantasia e la disposizione
che nel guardarle comprendiamo assai quanto grave è la
perdita delle altre. Queste opci e sono in due grandiosi
quadri in S. Barbara, V uno alla destra die è S. Silvestro
che battezza r imperatore Costantino fra un numeroso cor-
teggio di sacri ministri e di guardie , e V altro dirimpetto
che è S. Adriano in mezzo a' carnefici che lo flagellano.
Il disegno e grande , esatto , e preciso da spiccarti proprio
le figure dalla piana superficie, e i nerboruti soldatoni
vestiti a queir uso antico romano nel primo, e quel ceffo
caratteristico dei manigoldi neir altro, a un tratto l'animo
ti movono , come V azione il vuole.
Da quello stesso, bene a ragione, venerando decreto
che citammo di Francesco IH , siamo informati , come
non solamente sommo architetto fosse il Bertani, ma ec-
cellente pittore e statuario rettissimo , ed in tutte cose
dell' arte sua abilissimo , d' immaginativa pronta e perfetta ,
di facile e veloce esecuzione. E sappiamo pure per quello
medesimo quanta rara modestia si aveva che per farlo
vivere alla posterità non vi voleva meno di que' tempi
ammiratori ed eccitatori senza risparmio degli ingegni ,
altrimenti la sua fama starebbe sepolta, poiché, sebbene
l'animo suo potesse sentirsi di quella virtù che era, alle
sue opere dar luce non voleva, temendo non ne fossero
degne. Per cotali virtù e doti quel magnifico principe lo
distinse e lo amò, e gli fece favore in ogni sua impresa,
e non meno dal successore suo Guglielmo fu tenuto in
tanta grazia da conservargli la prefettura delle fabbriche
ed aumentargli la dilezione e la estimazione da allogargli
sempre le migliori opere della città e provincia largamente
premiandolo insino ad elevarlo al cavalierato di Cristo.
:22 BE
Visse quest' artista anni 60 , morendo li due Aprile
del 16765 e non pertanto degno di rivivere nella memoria
di ognuno che apprezzi ingegno e virtù.
16. Bertazzoli k^GY\.o. Architetto ed ingegner e idraiC"
lieo. — Fioriva questi intorno al terminare del XVI se-
colo, e nulla memoria avremmo di lui, quando, scolpita
di marmo, non avessimo un'iscrizione latina che ci chia-
risse che ei cominciava il ristauramento del Ponte dei
Mulini, così comandato da Vincenzo Gonzaga IV Duca
di Mantova, che gli ordinava quest' opera senza riguardo
a regio dispendio. Non potè finire questo lavoro sendo
sorpreso da morte. Ove si daranno i documenti che pos-
sano interessare si produrrà la inscrizione da cui abbiamo
ricavate queste notizie (6).
1 7. Bertazzloli GIAMBATTISTA. Architetto IdrauUco. —
Quest'è deiristessa famiglia di Angelo, di cui era nipote,
e ci è narrato nella stessa sovrindicata iscrizione che egli
terminò la ristaurazione nel 1608. Del resto non ci è dato
fino a qui saper altro.
18. Bertazzoli Gabriele. Architetto e Macchinista. —
Nacque in Mantova da certo Lorenzo intorno al iSyo, e
crebbe sotto gli auspicii ed il favore di Vincenzo I Gon-
zaga duca IV. Questo magnifico duca rivolto l'animo a
grandiose imprese, che a' sudditi suoi fruttassero perma-
nente ricchezza e salubrità d'aria, considerato quale danno
ne veniva dalla pochezza ed irregolarità di acqua nei laghi,
pensò che Gabriele sarebbe stato di tanto sottile virtù
da cercarne il riparo. Gabriele infatti postosi all' impresa
diede fuori un'opera non solo scritta da quel dotto e pe-
ritissimo che si stimava, ma di un' utilità pratica, di una
profonda cognizione di matematica, che fino allora ninno
aveva toccato. Fu stampata l'opera del 1609 col titolo
BE 23
=2 sopra il nuovo sostegno di Governolo dedicata a
Don Francesco Gonzaga principe di Mantova = prepo-
nendovi una lettera al Duca Vincenzo. Il lavoro fu allo-
gato a lui stesso , e ne la condusse di tale stupendo modo
da acquistarsi gran fama. Le acque allora si mantennero
ne' laghi in maggior copia , e la navigazione rifiorì. Fece
anche una carta topografica della città e de' sobborghi
che la si stampò , ma che ora è divenuta rara assai. Fuori
di porta Pusterla sopra un suo disegno vi era eretto un
convento di S. Francesco di Paola, che ora non è più.
Ingegnosissimo 5 vasto, e bello oltremodo era di lui un
labirinto fuori Y istessa porta poco lungi all' istesso con-
vento.
Conteneva la estesa di due miglia con istrade larghe,
capaci di cavalli e carrozze, cosicché il farvi là passeggio
era una delizia. Non eravi occasione di festa , non di noz-
ze, in cui non si ricorresse alla fantasia, ed allo ingegno
prontissimo del nostro Bertazzola, acciocché ne esprimesse
la gioja comune con archi e trionfi di rara invenzione. Ne
egli era conoscitore soltanto di matematiche, ma le opere
sue lo hanno posto in fama di filosofo. È giunta a noi di
queste la vita di S. Leone ed un'operetta sopra le feste,
i trionfi ed i fuochi artificiali. Lo Schioppio suo contem-
poraneo lo chiama matematico prestante ed ammirabile
macchinista: ed il Borsetti lo fa conoscere, come filo-
sofo, matematico, cronologo, astronomo, idrologo, archi-
tetto , e storico insignissimo. Quello certo si è che furono
tante le sue stupende qualità che V accademia di Mantova
pagavagli un tributo di lode e d' immortale memoria eri-
gendogli una statua di marmo, non temendo di porla
tra que' sommi di Virgilio, di Castiglione e di Pom-
ponazzo.
24 BE
V'ha qualcuno che non lo vorrebbe mantovano, ma
ferrarese, ma questi storici non furono diligenti cercatori
del vero, poiché in un'istessa opera sua il Bertazzoli viene
narrando a sua gloria che ben ducent'anni addietro gli
avi suoi servivano in quella professione medesima la sere-
nissima casa Gonzaga.
Nella chiesa poi di S. Gervaso alla cappella di S. Ste-
fano vi ha l'iscrizione seguente, da cui si sa che del iSgS
codesta cappella era di padronato di suo casato.
D. O. M.
ARAM . HANC . AG . DIVO . PROTOMARTIRI
STEPHANO . A . BERTAZZOLIS . OLIM
CUM IURE PATRONATUS . EXTRUCTAM
AB . EADEMQUE . FAMILIA . DEINCEPS
RESTITUTAM . STEPHANUS . BERTAZZOLUS
EPISCOPO . ANNUENTE . DOTAVIT
ANNO . MDXCV
Codesto artefice gran desiderio di se lasciava a* suoi
concittadini e più a que' umanissimi principi che larghi
gli erano di stima e di favore compiendo V onorata sua
carriera ai 3o di Ottobre 1612 di soli 52 anni. Vita bre-
vissima assai per un uomo dabbene di tanta virtù.
Nell'ala maggiore del sostegno di Governolo è tuttavia
conservata una lapide che c'informa essere stato Gabriele
prefetto delle acque, e conferma alcune notizie che so-
pra discorremmo, e codesto come segue.
BE 25
SERENISSIMI . VINGENTII GONZAGAE . MANTUAE IV .
ETMONTISFERRATI II . DUCIS . ET PRINCIPIS .
AD OMNIA . EXGELSA
NATI . JUSSU . HAEG . QU AE '. AQUARUM . IMPETU . PRISCORUML
BELLORUM . TEMPORUMQUE . INJURIA . DIRUTA • AG . PENE
EVERSA . JACEBANT . GABRIEL . BERTAZZOLUS , LAURENTII
FILIUS . AQUARUM . PRAEFEGTUS AERE . PUBLIGO . MELIORI
FORMA REFIGIENDA . AC . INSTAURANDA . CURAVIT .
ANNO DOMINI CDIDCVIII .
19. Bertazzoli AGOSTINO Architetto Idraulico. — •
Quest' era fratello a Gabriele, e a provare se fosse valente
ed abilissimo per credilo basta il dire che era adoperato
assai da Federico Gonzaga. In S. Gervaso stava codesto
epitaffio.
D. O. M.
ARCHI TEGTORUM . JUSSU
AUGUSTINI . ET . GABRIELIS . FRATRUM .
DE . BERTAZZOLIS . IN . SIGNUM
POSTERUMQUE . ERGO FACTUM .
20. Bertazzoli gianangelo. Architetto Idraulico. —
Conosciamo costui per un carteggio che nel nostro ar-
chivio di governo si custodisce, e fu tenuto m'xrno al iSqo
al i597 ^ duchi di Ferrara e di i Mantova, i 4uali usano
espressioni di somma stima verso Lii. ^:h^ amandolo valo-
roso professore nella scienza delle acque.
21. BoRGANi FRA.i!fCEsco. Pittore ed A rchitetto. — Sul-
l'animo di questo pittore ebbe talmente forza la leggiadra
maniera del Parmigianino e tanto vivamente se la im-
presse, che moltissime delle opere sue anche dai più intel-
4
26
BO
ligenti si mettono in forse a cui sono. Per una lettera di
un segretario del Duca Vincenzo I Gonzaga data li 8
Settenibre 1 6 1 1 sappiamo in quanta fama fosse salitrì ,
e elle lo si faceva lavorare con infinito soddisfacimento
alla galleria di corte^ e che la dilicata e spinosa ristaura-
zione allogavasegli di molti quadri di insigni pittori, in
ispecie del Tiziano, che per mala custodia e per ingiuria
di anni si erano guasti, ed ei li dava a nuova vita. In
codesta città, certo non fra V ultime d'Italia, per capolavori
del genio delle belle arti , il nostro artista lavorò di mol-
tissimi quadri,, ma la passata ferocia e rapacità di guerra
ce ne distrusse e fm^ò d'assai. Parrebbe cosa vana Taccen-»
dere desiderio di quest' opere ora già perdute col farne qui
descrizione, ma le cose di quaggiù a tante foggie si vi-
cendano che potrebbero quelle se non in tutto almeno in
parte essere ritrovate di nuovo , cosicché allora si vedrebbe
che era piuttosto necessità il farlo , perchè trovandole già
descritte si schiverà un falso giudizio, aggiudicandole così
a cui furono. Per il che, anche le opere perdute del Bor-
ganij io qui accennerò. Nella soppressa Chiesa del Carmine
vi era una tavola con entrovi S. Angelo carmelitano,
S. Caterina V. M. e Cristo in gloria. Nella Chiesa di
Santa Maria di Gradaro si ammiravano tre quadri; il mar-
tirio di S. Stefano; un miracolo di S. Francesca romana;
e Cristo nel sepolcro. Una tavola di Nostra Donna d.^
di Reggio con sotto tre ritratti di naturale stava in S. Gio-
vanni del tempio. Nell'oratorio di S. Maria dell'Assunta
aveva dipinto in un'altra tavola l'Assunta alla presenza
degli Apostoli che la contemplano; e parimenti in altro
quadro 1' Annunziata. In Santa Trinità poi che era chiesa
de' frati Agostiniani aveva lavorato a olio un S. Antonio
Abate che guarda al cadavere di S. Paolo I eremita, le
BO 27
cui morte membra erano a vedersi veramente morte. Tre
dipinti di vivissimo effetto erano nella Chiesa medesima :
un S. Tomaso . di Villanova che comparte elemosina; una
Triade e la Nostra Donna in gloria, ed a piedi S. Gu-
glielmo duca d' Aquitania, e la Maddalena ; e per terzo ,
il mistero dell'Immacolata Concezione, e S. Gioachino
e S. Anna, che divinamente inspirati s'abbracciano. Aveva
di sua mano nell'oratorio di S. Croce lavorato un quadro
di una Nostra Donna ai cui lati oravano S. Giovanni Bat-
tista e S. Barbara. Nella Chiesa di S. Agnese eravi ima
Madonna di Reggio, e sopra la porta della sagrestia lavo-
rato a fresco un S. Francesco stimmatizzato, e dirimpetto
S.Bonaventura. Nella Chiesa de'Cappuccini vi fece un'al-
tro S. Francesco ed un quadretto dell'Annunciata che ,
da chi non ne sapeva l'artefice, giudicavasi di pennello del
Parmigianino. Bellissimi e degni in tutto di miglior sorte
in G. Domenico aveva dipinto a olio quattro quadri; l'uno
di S. Raimondo che solca le acque sul proprio mantello;
Faltro su cui era S. Giacinto che parla alla Nosti^a lÌQima;
il terzo S. Antonio iVbate e S. Lorenzo; Y uÌìLao un
S. Antonio Arcivescovo che fa elemosina ad alcuni poj/eri.
Le quali opere tutte, se er^no da lodarsi molto e per gra-
zia, e per verità e per bellezza, tosto lo si conoscerà, guar-
dando a codeste che ci rimangono.
Nella Chiesa di Ognissanti evvi un S. Mauro Abate
che risuscita un fanciullo , in cui come la vita si sparga in
quelle pallide membra veramente par di vedere. Alla Chiesa
di S. Barbara fece la Nostra Donna nelF attitudine di quella
che vien detta di Reggio attorniata da altre sacre imma-
gini e di rimpetto un S. Francesco di Assisi; e sopra la
porta della sagrestia in una tela trasversalmente bislunga
un Dio Padre. In S. Maria Maddalena oggi conversa in
:ì8 BO
Chiesa privata airorfanotroflo delle fanciulle povere , si
conserva all' aitar maggiore una tavola entro cui è un
crocifisso, contemplato dalla Nostra Donna, dalla Mad-
dalena, e da S. Giovanni in vivissime espressioni. Nella
Chiesa cattedrale, all'altare di fronte all'entrata, nella cap^
pclla dell'Incoronata vi ha un tendone su cui il nostro
artefice a olio ha dipinto in aria una Triade e la Nostra
Donna in tutta la maestà divina, ed al basso un S.' Anselmo
ginocchioni che spira fervore e fiducia, in raccomandando
la città di Mantova, che vi è dipinta di prospettiva. Qua
e là attorno, in bella disposizione , vi ha sparsi angioletti
di arie graziosissime. Nella piccola Chiesa di S. Simone
e Giuda, osservando 1' altare a destra, ti ferma l' occhio
un S. Anselmo cui, nell' atto di benedire ìa Chiesa di
S. Paolo de' due Castelli , appare la Nostra Donna. È
lavoro questo di tanta diligenza che meglio non si po-
trebbe; vedciidovi senza stento tutto il difficile dell'arte.
In S. Apollonia fece a olio un'altra Madonna di Reggio,
e vi è ammirato di lui un altro bellissimo quadro del ca-
dere di Gesù sotto il peso della croce. Nella Chiesa di
S. Spirito di bella sua maniera per disegno e colorito è
un S. Francesco moriente e però pieno di celeste gioja
nel prendere il santissimo Viatico. Fuori di Mantova cin-
que miglia, nella Chiesa della Madonna delle grazie, all'al-
tare della seconda cappella fece un bel S. Antonio. Nella
Chiesa di S. Agnese in Mantova dipinse in un quadro
S. Francesco che intercede dalla Nostra Donna la libera-
zione di Mantova dalla peste del i63o; opera per inven-
zione e colorito e per effetto di prospettiva tenuta per cosa
rara assai. Soppressa la Chiesa, tal quadro è ora conser-
vato nella sala agraria di questa reale accademia di Scienze e
belle lettere. Nella sagrestia del Preziosissimo in S. Andrea
BO 29
gelosamente si guarda un confatone grande, sopra il cui
drappo da una faccia evvi S. Andrea e S. Longino che
sostengono il tabernacolo del Preziosissimo Sangue di
Cristo, e dell' altra faccia la Nostra Donna, che in aria di
pietosa protezione raccoglie sotto il manto il popolo man-
tovano 5 lavoro maestrevolmente leggiadro e da averselo
in quel pregio che si tiene. Le pitture di questo valente
artefice furono circa la metà del secolo XVII.
22. BoLOGNiNO ( ANTONIO del). Pittore. — Costui la-
vorava circa il 1 4665 nel quàl anno dipinse pure in Fio-
renza. Il celebre Giovanni Aldobrandini, ai sette di quel-
li anno medesimo mandava lettera al Marchese Lodovico II
Gonzaga, e glielo esaltava ivi quale eccellente pittore
da far gloria alla sua patria (7).
23. BrIZZIANO GIAMBATTISTA dcttO GIAMBATTISTA MAN-
TOVANO. Incisore^ Pittore^ Scultore, — • È conosciuto an-
che sotto nome di Brizza e Bizzi. Giovinetto studiò presso
il Pierin del Vaga, Michelangelo Buonarotti e Raffaello.
Dappoi perfezionossi alla scuola di Giulio Romano , di
cui fu uno de' migliori discepoli. Era sotto la direzione
di codesto valentissimo che insieme al Primaticcio sui di-
segni del maestro al T, nella stanza presso quella di Psi-
clie, lavorava di stucco i doppii fregi di figure di basso
rilievo, nei quali è tutto V ordine de' soldati che sono a
Roma nella colonna trajana, ed ancora che vedansi alcuni
difetti, sono però di bella maniera. Nella Chiesa catte-
drale di Mantova, negli spazii intermedii alle cappelle la-
terali, vi sono nicchie ornate ai lati di bellissime colonnette
corintie, con entro statue di santi e sante lavorate a stucco
sui disegni di Giulio dal nostro artefice con tanta maestria
da pareggiare la esecuzione all' invenzione. In S. Barnaba
fece una statua a stucco parimenti disegno di Giulio di
3o BR
una Nostra Donna Addolorata con in grembo Cristo mor-
to, che è tanto cosa vera da movere a venerazione e
dolore; e la si custodisce con quella gelosa cura di che
la e degna.
I disegni pei panni di arazzo fatti da Giulio al duca
di Ferrara, e poi condotti di cera e di oro da Maestro Ni-
colò e Giambattista Rosso fiamminghi furono intagliati
a stampa dal nostro Giambattista che infinite cose di Giu-
lio intagliò, ma particolarmente tre carte di battaglie, la
Lupa in sul Tevere che allatta Remo e Romolo; quattro
storie di Giove, di Plutone, e di Nettuno che tirano per
sorte Cielo, Terra, e Mare; la Capra Amaltea che nutre
Giove e Scipione; Annibale al Fiume; un chirurgo che
appicca le coppette sopra le spalle a un ammalato; una
Nostra Donna che va in Egitto, e Giuseppe che ha a
mano l'asino per la cavezza, e alcuni angeli che fanno pie-
gare un dattero, perchè Cristo ne colga de' frutti, sono
tutte opere che lo danno per abilissimo intagliatore anzi-
ché no, mostrando in tutte come penetrato si avesse la
fantasia del Pippi- Se fosse poi gagliardo anche da se, e
nell'inventare e nel disegnare e nelle movenze te lo pon-
gono fuori d'ogni dubbiezza queste sue incisioni ed in-
venzioni. Una carta su cui è un capitano di bandiera a
piedi ed un altro a cavallo; altra carta con un Marte ar-
mato sedente sopra un letto, ed una Venere che sta guar-
dando un Cupido allattato da lei, veramente sì rare da
stupirne. L'incendio di Troja inciso in due grandi carte
a giudizio del celebre Giorgio Vasari è sì capriccioso e
ben condotto che per invenzione, per disegno, per grazia
straordinaria non si potrebbe nulla meglio ammirare, non
che desiderare, e le lodi del Vasari per quelli che non erano
di Firenze non danno ombra di esagerato, che ne fu scarsa
BR 3i
anziché largo. Da Vasari medesimo ci è data per molto
bell'opera di Brizziano la pittura' che mostrava la Nostra
Donna ritta col bambino in collo e la mezza luna sotto
piedi.
Le opere sue solevale segnare colle iniziali J. B. M.
(Joannes Baptista mantuanus). Le sue più valenti opere
furono circa ai tempi di Federico Gonzaga Maixhese V e
Duca I di Mantova, e fioriva ancora nel iSSo, ma non
abbiamo notizia del suo passaggio all'altra vita. Rimasero
di lui colmi di sue virtù, due figliuoli de' quali il Vasari
tace il nome , e nondimeno ci fa sapere di averli ve-
duti a divinamente intagliare stampe di rame. Peccato che
non ci abbia data ingiustamente ninna traccia intorno alla
vita ed alle opere loro. La fama fu più giusta con Diana,
altra figlia del nostro artefice, della quale abbiamo queste
notizie*
24. Brizztano diana. Intagliatrice. — Questa celebre
donna è nota più assai sotto nome di Diana mantovana*
Da Giambattista Brizziano suo padre fu allevata nel-
l'arte d'incidere e studiò pur essa il disegno alla scuola
di Giulio Romano, e riuscì valentissima di modo che il
Vasari del 1 566 la vide in Mantova ad intagliare in rame
da farne maraviglia, restando esso stupefatto per le opere
sue che erano bellissime. Era per ancora in tenera età che
agli intagli suoi dava ottima proporzione, delicatezza ed
espressione^ che moltissimi artefici ed intelligenti vaghi erano
di vederla. Intagliò molte opere di Giulio, di Raffaele, di
Giulio Campi, del Primaticcio, di Federico Zuccari da
Urbino, del Salviati e d'ogni più illustre pittore. È opera
sua l'intaglio del convitto di Psiche, del palazzo del T
che dedicava a Claudio Gonzaga. Ai Camaldolesi di
Volterra è lodevolissimo un S. Romualdo da lei inciso.
3a BR
Que' fregi che vedemmo sopra già lavorati di mano ctJ
Giovanni Battista suo padre, insieme al Primaticcio, ella
li incise tanto ragionevolmente che mai. Il Vasari nella
vita di Baccio Bandinelli accenna al disegno che costui do-
veva dipingere nella cappella maggiore di s. Lorenzo di
Fiorenza, nel quale era la storia del martirio di s. Lorenzo; la
quale aveva sì grandemente soddisfatto a pLpa Clemente VII
che egli operò che Marcantonio Bolognese la intagliasse in
rame, e lodarne la riuscita, ma conoscitore, com'era, quando
fosse vissuto da vederne rinnovato l'intaglio di mano della
nostra D'ana^ che fu del i582, certo avrebbe lodata sovra
quella q-^est'opera, siccome bella e rara, poiché chiunque
la vede^:se^, come io la ho sotto gli occhi, non rimarrebbe
di amir :raria. La carta è larga 54 centimetri ed alta 44
ed è da Diana medesima dedicata al cardinale de' IVI edici;
e da qual nobile sentimento fosse stata mossa a ritagliare
quella carta, ce lo narra ella s lessa, scrivendo così nel de-
stro angolo inferiore. AirilL^ e R.^ Monsignore il Cardi-
nale de'Medici. — Sapendo la divozione di casa Medici
verso del Beato Lorenzo non potrà che aggradirle la storia
del suo martirio, fatta già dal cavaliere Baccio Brandini ,
ma essendo ora quasi consumata, ho voluto ritagliarla per
mantenerla e a V. S.IIL^ dedicarla colla servitù di casa mia-
Dicembre i582. — In mezzo poi e quasi in calce vi è
= M /^f^%y^ : ed all'angolo
DIANA MANTUANA
opposto ^^VJS VALETERANA
INCIDEBAT ROM^
MDL .XXXII. (i)
(i) Il Conte Carlo d* Arco animato com'è da saggio amor
patrio ha fatto una bellissima raccolta di stampe celebri di
BU 33
Questa carta qua e là e patita, conoscendosi che la è pas-
sata fra mani ignorantissime, nondimeno toltane la testa mi-
nacciosa di Decio tutto il resto vi è abbastanza intatto per
vederne tutto il pregio, ed io me la ho per un tesoro fra la
mia collezione di carte antiche, poiché la precisione, la faci-
lità, le movenze, le espressioni, i lumi, sono così in ogni
punto spiccati che io non saprei a qual opera incisa di
quel tempo codesta potesse invidiare.
Oltre tanti pregi d'intelletto e d'immaginativa il Va-
sari ci narra che quando ei vide Diana era molto gentile
e graziosa fanciulla. Si maritò ella a Francesco da Volterra
che era eccellente e rinomato architetto, e la storia, come
è di mal costume, della privata eccellenza di tal donna
nuir altro ci trasmise.
25. BozzARiii ANTONIO. IntaTsiotore, — Affatto ignoto
sarebbesi questo artista, quando ne' manoscritti degli ar-
chivi della chiarissima famiglia Castiglioni non si avesse
notato con quanta esattezza e cognizione di arte non lavo-
rasse costui del 1 548 presso di lei , segnalandosi sopra
modo neir intarsiare di noce.
26. Buono (Bernardino del) — Egli è fra quei di-
scepoli di Giulio Romano che si meritarono di essere
da lui posti ai lavori del T, perocché conosciuto lo aveva
per egregio. Morì d'anni 55 ai 1 di novembre del i562.
27. Borghesi Giovanni. Pittore. — Nacque a Viadana
in provincia mantovana. Riuscì pittore di buona maniera
e verso il terminare del secolo XVIII, nel proprio paese
lavorò di molte pitture ed alcune si vedono conservate
incisori mantovani , e tra queste ne ha alcune della nostra
Diana che mentano d'essere conosciute dagli intelligenti del-
l'arte, e portano un' epoca posteriore alla sopra indicata.
34 BC
nell'oratorio di s. Rocco, nelle quali si scorge, quanto va-
leva nei lavori sì a fresco che ad olio.
28. Cadioli giovann[. Pittore ed Architetto. — In
tutti i tempi r uomo porta seco l'attitudine ad elevarsi a
grandi cose, ed il vedersi ciò non sempre effettuarsi, anzi
darsi alcun tempo in cui pai*e universalmente si doi™a,
dipende proprio dall'occasione e da potenza esterna che
manca od avvilisce. Innanzi al comparire del Cadioli, dal-
l'epoca che erano mancati a Mantova quegli eccellentissimi
e virtuosissimi Mecenati che furono i Gonzaga, eccitatori
e conoscitori degli uomini virtuosi , ogni genio si era
volto in tenebre, talché egli zelatore della patria ruppe
il silenzio e chiamò attorno a se i suoi concittadini ricor-
dando r antica gloria e la coscienza di quello che ognuno
può volendo , e le belle arti mantovane per lui allora eb-
bero nuova vita. Nacque Giovanni intorno al 17 10. Fin
da fanciullo si vide crescere in ragionevole curiosità pel
bello, e dilìgentissimo attese agli studi scientifici. Dedi-
cossi alla pittura ed all' architettura, e comechè in grande
eccellenza in queste arti non venisse, tuttavia gagliardo
di buon gusto si fece, e desideroso di eccitarlo in altrui^
guadagnò l'animo de' suoi concittadini che ammirarono
in lui sode virtù sociali, e gli affidarono la direzione delle
fabbriche de' teatri col titolo di architetto de' r. teatri, ri-
portando in ciò lode assai. Erano varii anni che teneva
aperta la sua casa alla gioventù che si sentiva inclinata
alla pittura e di anno per anno cresceva si generale in
essa l'amore alle belle arti, che del 1750 gli cadde in
pensiero d' instituire un' a<5cademia in cui si coltivassero
le tre arti sorelle, Pittura, Architettura, Scultura. Era allora
1 eggitrice di Lombardia l' immortale Maria Teresa, amore
di quelle generazioni , ammirazione di queste , e n' era
CA 35
ministro plenipotenziario l'illustre Conte Beltrami Cri-
stiani. Il Catlioli impegnò questo celebre ministro con suo
memoriale affinchè tale pensiero fosse an|imato e protetto
da queir angusta sovrana, la quale, amante com' era del
progresso di tutte sorte di beni de' suoi popoli, commise
tosto al Cadioli medesimo lo stendere le norme e le co-
stituzioni che regolare dovevano quel nuovo' instituto.
Queste fatte ed esposte in breve ma bene ordinato codice
e vinti ostacoli che non mancano mai di sorgere nelle
nuove imprese, si decretava ai 2 Ottobre 1752 la sovrana
approvazione, ed allo zelo del Cadioli davasi eccitamento
con un cavalierato dello speron d' oro.
Creata e sorta la novella accademia, i membri che la
componevano, scieglievano a loro direttore, siccome n'era
il fondatore , il Cadioli. Ma modestissimo egli com' era
e di pellegrina virtù, contento al bene che alla patria aveva
procacciato, quell'onore acconsentiva al celebre suo col-
lega Francesco Raineri detto lo Schivenoglia , ponendosi
così al secondo posto, quale vice direttore. Atto che gli
accrebbe più gloria di quello mai potesse derivargli ne da
titoli, ne da lodi, non essendovi più rara cosa che lo ze-
lare il bene pel bene, ricusando onori e ricchezze di cui
non se ne giudicasse meritevole. Le cose di tal guisa du-
rarono cinque mesi; imperocché , fatta solenne apertura
dell'accademia ai 16 di Marzo 1752, concorrendovi il
fior de' cittadini, pittori, scultori, architetti, maestri e di-
lettanti ad una voce fu il Cadioli esaltato a direttore di
belle arti, e fugli giuocoforza l'assumerne l' onorevole in-
carico. Si vide anche in questa nuova funzione diligente
e vieppiù zelante operare quanto poteva e sapeva all' in-
cremento di sua accademia, e siccome la munificenza so-
vrana di Maria Teresa nell'approvare l' istituto vi aveva
36
CA
per ancora aggiunto incoraggiamento di mezzi, dotandolo
di un annuo assegnamento, cosi conosciuto tale assegno
insufficiente a prosperare la scuola quanto il bramava,
del 1760 palesava confidentemente i bisogni a quella rara
sovrana, ed essa immantinente a dì 18 Gennajo 1761 ne
decretava un aumento di dote e insieme V assegnazione
di premii in medaglie d'oro e d'argento, d'onde la gio-
ventii ne cavasse nuovo fervore. Ma, siccome non di rado
avviene che le rette e belle intenzioni di uomini virtuosi
deggiano passare per vie oscure e vilissime, così quel de-
creto se ne stette morto sino al 1765, e non ebbe vita
che dall'unanime concorrimento di zelo e del direttore e
del grand'animo del Marchese Tomaso Arrigoni che di
queir anno ebbe nomina di prefetto dell' accademia di
belle arti, e fatte al trono le convenevoli dimostrazioni ,
venne eccitato il Magistrato camerale a prestarsi ad ogni
spesa, ed il Cadioli n'ebbe allogata V opera per sovrana
decisione. Fatti i conii si batterono le medaglie e per la
prima volta ai 16 di Giugno di detto anno furono distri^
buite in premio alla gioventii che ne' soggetti di pittura,
scultura, architettura si distinguevano. Portavano queste
medaglie nel dritto l'epigrafe =: Maria Teresa Augusta,
e nell'esergo = Praemium Accademiae Theresianae Man-
tuae. Nella sala poi dell' accademia di belle arti si colloco
il ritratto dell'augusta sovrana a dimostrazione di giusta
gratitudine e ad incoraggiamento alla gioventù; e fu la-
voro di tutta diligenza, e di bastevole morbidezza del no-
stio Cadioli medesimo.
Quanto sentisse l'amor di patria se n'ha prova ancora
dall'avere egli pel primo fatta la descrizione delle migliori
Pitture, Sculture, ed Architetture della Città di Mantova
in un' operetta intitolata a sua eccellenza il Conte di Fir-
CA 3
mian , protettore pur egli de* belli e volonterosi ingegni,
e ne la stampava del 1 763. Sebbene questo lavoro non riu-
scisse air intutto perfetto, come io potrei provamelo per
le correzioni ed aggiunte importanti che manoscritte mi
lasciò mio padre, pure per la più parte è giudizioso assai,
e non è freddo additatore del bello e del raro, ma inten-
dente com'era, te lo pone maestrevolmente sott' occhio,
e ti fa sentire T animo commosso, quando s' incontra in
lavori guasti o da rabbia di guerra, o da spregio d'i-
gnoranza.
Gli ultimi istar^ti di vita del Cadioli non furono che
espressioni di amor di patria, poiché nel suo testamento,
all'accademia da lui fondata legava tutti i suoi bellissimi
bassi rilievi di gesso ed i libri trattanti di pittura, scultura
ed architettura, che non erano pochi, e tutti degni di ac-
crescere la bella collezione che si aveva di già nell'acca-
demia medesima.
In quanto ad arte desso riuscì miglior paesista che fi-
gurista; e più valeva nei lavori a fresco che ad olio. In-
fatti di quel genere ai monaci di S. Benedetto da Polirono
fece di molte sue pitture a fresco, le quali furono da lui
condotte a quel perfezionamento che gli fu possibile, e
quei monaci ne lo trattarono con molta stima, e liberale
splendidezza, cosichè dilicato d' animo , com' era, fu tanto
mosso da quella liberalità che ivi più che altronde si mo-
strò di fantasia e di pennello felicissimo. In Ognissanti ab-
biamo di lui un S. Mauro che risana uno storpio, ed al-
tresì i tondi e le madaglie del coro, ma codeste furono
opere de' primi suoi studi da non darne alcun giudizio.
E furono queste le sole opere vedute dal Lanzi che gli
diedero occasione a tacere di questo benemerito zelatore
delle belle arti mantovane. Ma considerando noi che unica
38 CA
non è la via per cui si possa salire in fama, così è giusto
che ogni uomo si abbia quella immortalità per la quale
non in vano da qualche lato perfezionossi. Fini il corso
di sua vita di anni a dì io Settembre del 1767, e di
sua morte non vi fu allievo, non accademico, non cittadino
che non se ne dolesse tanto erano schiette e vere le no-
bilissime qualità sue. Ebbe onorata sepoltura nella chiesa
di S. Egidio, ovverà ancora di marmo la seguente in-
scrizione.
D. O. M.
JOANI . CADIOLO . DOMO . MANTUA . EQUITI AURATO
TEATRORUM . ARCHITECTO . PICTORUM ACCADEMI.E
INSTITUTORI . MARIA BONAFILIA . CONIUGI CARISSIMO
MAERENS , P.
VIXIT . AN 5; MENSES . DEP. 5. m PACE
4 . IDUS SEPTEMBR. 1767
29. Camillo Mantovano. Pittore. ^ Quantunque di
costui -altro che pochi cenni si trovino negli autori che
delle cose di pitture parlarono, pure bastano, perchè s'in-
tenda, quanto potesse meritare d'essere vieppiù fatto noto.
Il Vasari, ove descrive le opere fatte da Girolamo Gon-
zaga, in quel tempo che Francesco Maria duca III di
Urbino era ritornato nello stato, narra che il palazzo vec-
chio di questo duca si restaurava per ordine e disegno
del Genza, e si ornava di pitture, di storie e fatti del duca
da Francesco da Forlì da Raffaello del Borgo insieme a
Camillo Mantovano che in far paesi e verdure rarissimo
era. L' avvocato Camillo Volta da Mantova che fu no-
stro concittadino distintissimo, autore della storia di sua
patria, e di alcune notizie storiche mantovane che appo-
CA 39
neva a un diario che si stampava circa il terminare dello
scorso secolo, ove brevemente scrive di varii nostri pit-
tori , discorre di Camillo come buon pittore anche a fre-
sco e ad olio, e ci addita alcuni avanzi di lavori a fresco
negli appartamenti della vecchia corte, ove Camillo avea
dipinto per comando della Marchesa Isabella Gonzaga.
Questo artefice lavorò moltissimo in Venezia ed in
Urbino, e lo stesso Volta dice che fioriva intorno al 1 5 1 4-
3o. Campi felice. Pittore. — Venne da Legnago a Man-
tova certo Agostino Campi , verso il cominciare del se-
colo XVIII, per esercitare l'arte di panatiere, ed aveva
a moglie Anna Varese; da questi ai i3 di novembre 1746
nacque un bambino, cui imposero nome di Felice. E per-
chè Agostino era uomo molto ragionevole da non vio-
lentare le buone inclinazioni de' figliuoli, scorgendo che
questo suo figlio aveva sempre l'animo rivolto al disegnare,
da dieci anni lo pose appresso Bazzoni Giuseppe maestro
che vedemmo di buona maniera , e che aveva in uso di
mandare spesso i suoi allievi a fare studio al palazzo del T
in quelle maraviglie dell'arte, Fatto quivi progresso nel-
l'arte del disegno fu mandato a Venezia, ove dimorò tre
anni, addestrandosi sui grandiosi lavori del Tiziano, di
Paolo Veronese, del Tintoretto e di altri celebri di quella
scuola. Tornato in patria seguitò i suoi studii sotto la di-
sciplina del Bazzani direttore accademico, ed ai 16 giu-
gno 1765 in un'adunanza generale de' maestri dell'arte
die prova di correzione e diligenza in una Giuditta che
ha spiccato la testa ad Oloferne, talché gli si conferì la
medaglia d'oro. Morto il suo maestro Bazzani, seguì la
scuola del pittore cremonese Bottani, che a quello era suc-
cesso a direttore dell' accademia. Dopo avere prodotti e
ad olio ed a fresco di molti buoni lavori l'accademia di-
4o CA
cliiarollo maestro. Del 1785, mentre anche il Bottani non
era più , ed occupava la carica di direttore un suo fratello
Giovanni, il Campi fu posto a vice-direttore, disimpe-*
gnandone le funzioni onorevolmente per diciotto anni.
Passato a miglior vita anche Giovanni, non vi rimase a
tener scuola che il nostro Felice, che per le guerresche
turbolenze di allora non ottenne alcun maggior titolo, nè
mezzo alcuno da far prosperare l'accademia, che anzi le
erano tolte le doti e si volgeva a ruina, e tuttavia con zelo
ammaestrava que' giovani che il bramavano. Ed in vero
se lode molta si acquista chi per isprone d'interesse im-
piega il talento che ha a pubblico bene, infinita se ne debbe
a chi giova altrui con poca o nessuna personale como-
dità. Codeste virtuose cure del 181 1, il governo italiano
ne lo premiava, elevandolo a professore alla cattedra di
disegno allora instituita ne'regii licei con annuo assegna-
mento di italiane lire i5oo . e non fu poco l'onore che
gli venne fatto d'acquistarsi anche in questo nuovo im-
pegno. Lavorò quest'artefice ed in Mantova e f aori, e fece
di moltissime opere in case le primarie famiglie, ed in
molti pubblici luoghi, le quali sono desc:?itte in ma guida
alla città di Mantova, operata dai nostro concittadino Gae-
tano Susani stampata del 18 18, e perciò io qui non ac-
cenno che alle sue migliori, almeno ch'io mi sappia, ed
in tutte sì bene vedrassi bel colorito ed esatta prospettiva
e disegno diligentissimo, ma non si potrà negare che al-
cune volte le sue figure manchino di sveltezza di mem-
bra, e non vi si desideri più gagliardezza ne' moti.
Nella chiesa cattedrale sulla cantoria rimpetto a quella
dell'organo sono di sua mano i due dipinti a fresco del
ritrovamento del preziosissimo sangue di nostro Signore,
e l'adorazione di questo da Papa Alessandro III e da Bea-
CA 4i
trlce. Nella cappella ettagona del SS. Sacramento all'al-
tare di mezzo vi e la chiamata che fa Cristo a Pietro e
Andrea, affinchè, lasciate le reti, pescassero uomini. E ve-
ramente il far questo quadro fu bellissima azione, poiché
altrimenti si sarebbe perduta memoria dclForiginale prege-
volissimo d'invenzione e disegno di Giulio Romano e di co-
lorito del valente suo scolaro Fermo Guisoni mantovano^
quadro che nel predare che si faceva la nostra misera Ita-
lia nel 1 fu dai Francesi traslocato a Parigi. Noi per-
tanto ne dovremo saper grado al Campi , e ne sarà lo-
dato : perchè vi ha nel suo lavoro conservata la verità
del primo, avendo nel Salvatore posta sì leggiadra atti-
tudine che par che fugga, invitando i detti Apostoli a
seguitarlo, ed i suoi panni volanti pajono veramente agi-
tati dal vento. In questa medesima cappella sono pure
di suo pennello i quattro Dottori di nostra chiesa . e la
medaglia di mezzo alla volta che simboleggia la Fede. In
altra cappella di detta chiesa, presso quella ov'è il deposito
della nobilissima famiglia Cavriani, lavorò per codesta fa-
miglia medesima un S. Girolamo, che ha molta espres-
sione ed è di buona maniera.
Nel tempio di S. Andrea gli furono allogati molti qua-
dri a fresco di storie evangeliche che si vedono qua e là
nella gran croce di mezzo condotti lodevolmente; e nella
cantoria rimpetto all'organo, allato all'aitar maggiore, di-
pinse in bell'aria S. Cecilia che siede presso un organo
ed è tela ben lumeggiata. Nella cappella poi del SS. Sa-
cramento , sulle pareti laterali , ha lavorati a fresco due
grandi quadri, l'uno che esprime la parabola evangelica
dei molti chiamati e pochi eletti, l'altro la caduta di
Gerico, le cui figure hanno buona espressione e natura-
lezza di movenza. Dal 1 788 aveva l'imperatore Giuseppe II,
5
42 CA
di onorata ricordanza , comandato che l' appartamento
della regia corte, detto degli arazzi, venisse ridotto a imova
forma, e fosse adorno di que' bellissimi arazzi che furono
tessuti nel borgo di s. Giorgio, sopra disegni del gran
Raffaello, onde quelli si acconciarono alle pareti grandi,
ma i lati delle stanze presso alle finestre rimanevano senza
ornamenti. Per tal difetto si consultò il nostro Campi,
che in vero maestrevolmente vi provvide lavorando su
tela dei dipinti con disegni di Raffaello medesimo, imi-
tando con tanto giudizio e diligenza la tessitura degli
arazzi , che è proprio mirabile cosa. Anche nel palazzo
del T,e nella camera di Cesare, si era tutto mal concio
ed in molti luoghi caduto affatto a rovina il bellissimo
fregio di putti, e Y opera fu a lui affidata, e non mala-
mente, che servendogli di sprone le divine cose che vi
erano prima , pare quivi abbia superato se stesso, tanto
fece graziosi e vivaci que' putti che vi lavorò, che non
t'accorgi che sieno di pennello moderno. Anche in casa
il Marchese Tulio Guerrieri vi ha fatte di belle pitture.
Al Conte Girolamo Murari della Corte, che fu ultimo pre^
fetto della R. Accademia , forte ingegno che pur troppo
da pochi anni non è più, fece di naturale il ritratto che
per morbidezza di carni, per assai buona maniera è opera
bella quanto di tal genere si possa fare. Fu Campi di sta-
tura piuttosto piccola e di compressa taglia; amorevolis-
simo e di costumi illibati assai. Si ebbe due mogli , e
della prima lasciò viventi una femmina ed un maschio
di nome Angelo, il quale coltivatore di buon giudizio
com' è d'architettura, onora la virtù del padre. Dalla se-
conda ebbe altro figliuolo che vive anch' egli onorata-
mente, ma non si è dato all'arte del padre. Visse codesto
artefice anni 71 ed il dì 4 di maggio 181 7 uscì di que-*
CA 43
sta vita, alla famiglia ed ai concittadini suoi lasciando nome
ed esempio di uomo dabbene e di studioso dell'arte sua.
31. Caiipo VECCHIO GIOVANNI. Pittore paesista, — Nella
sua giovinezza studiò in patria i principii del disegno,
ma vólto egli Tanirno ai lavori di paesi, circa al terminare
del secolo passato andò a Roma , ove là seguendo passio-
natamente questo suo gusto si esercitò nelle opere de' più
celebri paesisti, di modo che cominciò a trarre gi^an frutto
delle sue fatiche ed a venire in grande rinomanza. I suoi
paesi emularono il fare del famoso Claudio Gille Lore-
nese, e non ci fu scelta galleria in cui non si trovasse
qualche lavoro di lui. Dilatandosene la fama , la scuola
pittorica di Napoli lo invitò a se, affidandogli la direzione
di quella. Onde, e pel guadagno che grandissimo dai suoi
lavori cavava, e per le ricchezze che avevagli portate in
dote la sua donna che era di Roma, visse sempre splen-
didamente. Di sua famiglia non se ne sa altro, che egli
aveva un fratello nominato Luigi, che viveva sulla Ro-
magna, godendo fama di eccellente architetto.
32. Caravazzi fermo. Pittore. — Questi fu scolaro
del vecchio Lorenzo Costa mantovano. NuHa memoria
avremmo di lui, salvo che del i53o era al servigio di
Federico Gonzaga Marchese V di Mantova , quando nei
registri di vecchi conti della ragioneria di corte non si
trovasse fatta menzione di lui in questo modo. Caravatio
Firmo (de) Pictori prò ej US prò visione S. 180 deanno i53o.>9
33. Castìglioni FRANCESCO. Pittore. — È bella gloria
per un padre che dia ad un figlio maestri tali che glielo
rendano virtuoso, ma è gloria bene infinita, quando un
figlio si allevi e cresca nella virtù per la virtù del mede-
simo padre. A Gian Benedetto Castìglioni genovese, che
fu queir universale pittore che ognuno sa , toccò questo
44 CA
divino conlenlo. Stava Gian Benedetto da molti anni al
servizio della corte ducale di Mantova, e quivi gli nasceva
Fi anccsco che fu l'unico figliuolo che si ebbe. Conosciu-
tolo d' indole docile , e naturato al disegnare , amorevol-
mente lo incamminò per tutti i segreti dell'arte, di modo
che in pochi anni se lo vide valente imitatore dì sua ma-
niera, la quale particolarmente in contraffare figure, paesi,
ed animali di naturale, era sì perfetta, che Francesco non
poteva meglio dimostrare la sua potenza d'ingegno che
elevandosi sino a quella. Infatti nel genere d' animali, in-
sino al tempo di Giambenedetto, e dopo Fi^ancesco, non
è pittore che gli abbia emulati. Gian Benedetto si morì in
Mantova deiranno i665, come se lo ha da un^ inscrizione
di marmo bianco coir effigie di lui a bassorilievo. E sic-
come i lavori di Francesco erano non che simili ma eguali
in naturalezza e varietà e scioltezza di pennello a quelli
del padre, così questi sembrava veramente in lui risorto.
Ferdinando Carlo Gonzaga, con decreto del i68i,lo di-
chiarava suo pittore, ed in ciò fare tributava anche un giu-
sto elogio al padre non che ad un suo zio Salvatore, espri-
mendosi in quel medesimo decreto di questo modo : ^? Fran-
cesco, figlio di Giambenedetto e nipote a Salvatore , dei
quali i virtuosi talenti fanno più nota sulle tele la felicità
de' pennelli che furono a servigio del duca nostro padre
di quello il possa qualunque espressione I Manto-
vani, soliti allora veder sorgere e favorirsi ogni sorta di
genio per la munificenza de' suoi duchi, fecero di moltis-
simi onori a Francesco fino a che visse fra loro. Recatosi
poi egli a lavorare in Genova del 1 716, compì l'inevita-
bile comune sentenza al decreto di morte, non lasciando
ne allora nò suscitando dappoi niun discepolo che meno
amara facesse rammentare quella tanta maravigliosa per-
CA 45
fezione. L' abate Lanzi ci assicura che in Genova i qua-
dri di animali lavorati da Francesco facilmente si giudi-
cano a Giambenedetto, e che però vi vuole assai di finezza
d'arte per raffrontameli, tanta è la somiglianza.
34. Cavalli Alberto. Pittore, — Le poche opere
rimasteci di codesto mantovano pittore si ammirano a
Verona, e dobbiamo saper grado moltissimo al Conte del
Pozzo che nelle sue vite de' pittori veronesi diligente*»
mente ce le descrive , acciocché se le rovine del tempo
distruggessero quelle, la giustizia almeno degli uomini
ne tenesse condegna memoria. Il carattere di questo pit-
tore è gTandioso, e la fantasia ne è sì ricca, che lo fa cre-
dere della scuola di Giulio Romano, e quindi abbia ap-
partenuto a quella rara luce del secolo XVL Gli accen-
nati lavori dunque a Verona sono sulle case che erano
de' Mazzenti nella piazza maggiore, e ne li fece in cinque
sj)artimenti, figurandovi entro in forma gigantesca i mi-
gliori capricci che si possono fare. Presso la cantonata vi
è la Fortuna circondata da molti putti, che gittano al basso
molte corone, borse di danaro, ed altre siffatte cose che
da un'infinità di popolo stranamente mosso si raccolgono.
Così in altra parte vi fece un gigante che tiene legato a
un albero un altro gigante, ed un secondo ne calca sotto
i piedi, mentre allato vi è una donna che è la Invidia con
ìsporta piena di serpi che schizzano fuori veleno. In mezzo
poi dipinse altra donna che simboleggia Verona, che ha
in mano una carta col motto — Caiisenm — . Nello spar-
timento di seguito vi pose una bella ed ingenua donna
colla benda a«^li occhi con attorno fanciulli d'ogni sorta
che ne l'ascoltano, figurando la Virtù che ammaestra ogni
sorta di giovani non guardando il vario loro stato di
fortune. Nella facciata dirimpetto al Corso figurò il teme-
46 co
rario Laocoonte , quando orribilmente V awiticcliiano i
due serpi , e ne gli addentano il capo. Ha il pittore si
bene penetrato il pensiero dell' alto e gentile poeta clic
tale scena cantò, che appena tu guardi a questo spetta-
colo di lui ti rammenti, e ti è forza impallidire e sbigot-
tire parendoti udire il fiscliiar de' serpi, e lo stridere di
Laocoonte clie indarno tenta di sgroppare que' mostri che
ne lo fanno esangue.
35. Ceni (Francesco de'). Pittore, — Non ci e dato
finora di conoscere i suoi lavori, e di sua vita solamente
sappiamo che fu scolaro de' fratelli Costa a Mantova , e
che a dì i6 febbrajo iSyS per ancoi'a viveva.
36. Ceva FILIPPO. Incisore. — Era costui prete con-
ventuale de' Servi di Maria in S. Barnaba e riempiva lo-
devolmente le ore d'ozio nel lavorare d'incisione. I mi-
gliori intagli di lui li fece su due quadri del Brizziano:
il S. Filippo Benizzi, e la nostra Donna dei Dolori. Bri-
ghenti Luigi fu suo discepolo, di cui la miglior opera è
una tavola di S. Luigi Gonzaga, pittura di Carlo Bru-
netti. Morì Ceva sul finire del secolo XVIII ed i suoi
lavori lo fanno annoverare tra gli artisti mediocrL
COURADI O De'cOURADIS BARTOLAMEO, GIROLAxìlO E
FRANCESCO. Pittori, — L' ignoranza, le guerre, le pesti,
gl'incendii, hanno le tante volte seppellite, disperse e di-
strutte le memorie di uomini che per le virtù e per lo
ingegno loro sarebbero stati di emulaz-ione e di guida alla
società. E pare che la malignità di quegli influssi aumen-
tasse in tempi in cui pel genio di uomini generosissimi
non bastava da altro canto agli ingegni per elevarsi che
volontà, ninno estrinseco mezzo mancando loro. Ed ognu-
no sa quanto infatti le scienze e le arti mantovane pro-
gredissero solto la munificentissima dominazione dei Gon-
co 47
^aga, parendo loro clie questa fosse l'unica via a divenii e
grandi, felicitando i sudditi per beni che derivano dal li-
bero esercizio di quelle. Ma la fama di ciò, sebbene sia
riniasa così grande che la non si perderà mai , pure assai
maggiore la ne sarebbe giunta, se nel torno del i495 al
iSio, mentre dominava o piuttosto proteggeva le cose
del mantovano Francesco II Gonzaga Marchese IV, la
guerra e la peste non avessero desolati quegli per altra
parte allora felici stati, distruggendo que' terribili nemici
dell'umano genere molti uomini, e disperdendone molte
glorie. Imperocché allora fioriva in Mantova V illustre
scuola di Andrea Mantegna , e sebbene circa quel tempo
perdesse questo suo grande corifeo, vi erano però tali
suoi creati da paragonarlo; ^d il non avere di codesti
quelle notizie che si meritavano fu difetto di storia che si
tacque sopra le mirande opere loro, non che su i nomi loro.
E che la cosa stia così, non è a porsi in dubbio per quello
che avvenne a mio padre. Poiché egli amantissimo, come |f
era della patria gloria, spendeva le poche ore che a lui
restavano dal legame di impieghi urbani, in far ricerche
nei vecchi archivii di nostra città di documenti che rive-
lassero qualche genio ignoto o rischiarassero qualche sto-
rica controversia. E più volte in ciò fare fu felice, come
vediamo, per la scoperta di quasi tutti codesti pittori, molti
de' quali eccellentissimi. Laonde nel fare indagini di do-
cumenti che accertassero l'epoca di morte di Andrea Man-
tegna nell'ufficio dell'antico registro de' contratti e delle
ipoteche , ove erano preziose pergamene oggi confusa-
mente ammonticchiate nell'archivio de' notai, trovò un
codicillo di mano di certo notajo Giambattista de Zam-
bellis,dato il 24 gcnnajo i5o6 in giorno di sabbato, ove
rilevasi che x^ndrea Mantegna nel suo letto, languente di
48 co
corpo, dettava Tultima volontà , a cui aveva voluti testi-
moni i gli egrcgii pittori Couradi o de' Couradis Bartola-
meo, Girolamo e Francesco. Di questi pittori non è trac-
cia in ninno autore di storie pittoriche , e sebbene mio
padre si dolesse che poco di loro aveva scoperto , non-
dimeno, parmi, gli si debba assai perchè questo poco a
qualcuno meglio fortunato di lui può essere scorta a ri-
trovamento maggiore e di loro opere, e di loro vita, e se
non altro avrà im2>edito che la storia per lo innanzi si
taccia il nome di uomini che mentre vissero, onorarono
il mondo colla vera e perfetta proprietà dell'uomo, colla
perfezione cioè di quelle facoltà che Dio aveva loro do-
nate. Fu dunque per quelle indagini che ora sappiamo
che Francesco e Girolamo erano valenti pittori figli di
Bartolameo parimente pittore. E che proprio tutti e tre
fossero eccellenti, basterà che si sappia che, erano allo sti-
pendio della corte Gonzaga, che erano discepoli di An-
drea Mantegna , e che lavoravano assai al palazzo del T,
insieme anche a Giulio Romano, poiché vissero lunga-
mente dopo Andrea.
38. Conti Sebastiano. Pittore. — Di codesto artefice
non sappiamo altri particolari, se non che del i53o era
allo stipendio dei Gonzaga. Ebbe egli un figlio di nome
Agostino, parimenti egregio pittore, e fu della stessa fa-
miglia Messer Crozio de' Conti, che nel 1 548 in casa la
illustre famiglia Castiglioni, dipingeva due stanze nella ricca
loro villeggiatura di Cusatico.
89. Conti Domenico. Pittore. — Fu discepolo del Baz-
zani, studiando nell'accademia di Mantova. Ebbe la meda-
glia d'argento in premio al concorso di pittura; perocché
nell'unione accademica dei 1 6 giugno i^GS la sua esecuzione
venne giudicata di espressione vivace, e di fantasia pittoresca.
co 49
Nella tornata i5 giugno 1766 il Conti dimostrò grandi
progressi in pittura e plastica , e tanto a maraviglia riu-
scì nel nudo che gli venne decretata la medaglia d'oro.
Anche del 1769 fece in modo ragionevole assai il sog-
getto di concorso accademico ch'era uno Scipione Afri-
cano nel fiore di gioventù, e nella cima della fama per la
ispanica vittoria, in quell'atto generosissimo di rendere la
bella principessa sua prigioniera ad Alluccione, di cui era
già sposa promessa. Nella quale concorrenza egli superò
per ancora ogni altro, vedendosi la bellezza, la modestia
€ la gioja tralucere dalla giovinetta, e lo stupore in volto
al fidanzato per la eroica virtù del magnanimo Scipione,
il quale accompagnava quest'atto con piacevole e buona
grazia, ed elevatezza d'animo da maravigliare. Oltre
che figurò due altri lavori rappresentanti l' istesso pen-
siero in movenze diverse dallo stabilito progetto. La cor-
rezione del disegno, la fedeltà di espressione delle umane
passioni, e fino l'esatto e diligente accordo del tutto in-
sieme delle tre opere , gli guadagnarono lo straordina-
rio premio di due medaglie d'oro. E siccome tutti i di-
segni di concorrenza furono spediti al ministro Conte de
Firmian, grande mecenate degli ingegni, così furono da
lui liberalmente accolti, e scrivevane a quelF accademia la
sua viva compiacenza, e l'assicurava di suo favore inverso
lei e de' suoi alunni^ in particolare al bravissimo Conti.
Il perchè l'accademia deliberò in quell'anno dichiararlo
maestro; ma fosse per naturale modestia od altro virtuoso
fine, ricusò codesto onorifico titolo, e chiese gli si desse
solamente il carico di dirigere alcune fiate gli scolari al
nudo, e i disegnatori de' gessi; dal che di presente ne fu
compiacmto. Questo pittore aveva acquistato il fare vi-
vace del Bazzoni. Ma udite quant' erano le meraviglie in-
So CO
finite dcllartc clic arricchivano Roma, gli nacque desi*
derio di recarvisi. E non \i fu pittura che di eccellenza
avesse pregio eh' egli non istudiasse e disegnasse, talché
perfezionatosi assai , i suoi lavori crebbero in fama da
pervenire al soglio pontificio , e quel santissimo Padre^
lodatili molto, volle fosse posto il Conti a stipendio di sua
corte, e lo distinse sempre con particolari onori fino nel
terminare di sua vita, che fu del 1817. Di sua prima ma-
niera qualclie bel lavoro v'ha nel R. Palazzo : e nella chiesa
di S. Zenone vi erano sei quadri; quattro di storie del
Nuovo Testamento, e due di miracoli di S. Zenone. Del
secondo fare vi è un Gesù Nazareno che ha veramente
aria divina, sendo di sublime espressione vivace, e mor-
bidissimo di carni; la quale felice dipintura, che anche sola
basterebbe alla sua gloria, è nella cappella della nostra
cattedrale di pertinenza della nobilissima casa.Cevriani.
4o. Coo GiAMEATTisTA. Architetto, — Nel 1774? l'eru-
ditissimo nostro Abate Bettinelli in un discorso accade-
mico delle lettere e delle arti mantovane, accennando ai
monumenti di scultura del buon secolo, descrive una la-
pida foggiata a foglio spiegato con pieghe di rilievo, or-
nata di archipenzolo, di squadra e di sesta, ed entrovi in-
tagliata un' inscrizione ad onore di Battista Coo, massimo
architetto, e d'integerrima fede verso il principe, e che
era di tal modo poverissimo che gliela fu posta dalla mo-
glie e dai figli per elemosine che loro dagli amici si con-
tribuirono. Non sapendo il Bettinelli chi si fosse questo
massimo architetto, soggiugne: colui ne lo scoprirà, farà
onore alle arti. Cotale desiderio venne compiuto da mio
padre, quando levava dalla polvere e dalla dimenticanza
queir urbanissimo decreto di Francesco III Gonzaga
che citammo in parlando del Bertani. Donde si ha da
co 5t
quello stesso che Battista Coo era mantovano, e clie me-
ritamente era successo allo spettabile Giulio Romano, di
fama immortale 5 nell'incarico di vicario della curia, e di
prefetto delle fabbriche, e che era dotto assai nell'arte sua,
da valere quant'altro si fosse, ma che insignito appena di
quel magistrato, cólto da grave morbo si morì, mentre
si stava di lui in quell' espettazione di opere che egregie
avrebbe pur fatte. E siccome Giulio Romano cessò di vi-
vere del l546, e quel decreto pel Bertani veniva dato
del 1549., ^^^^ ^ ^ dubitar che Battista Coo si avesse oc-
cupato queir onorifico impiego per soli tre anni. La quale
congettura viene ad essere confermata dal ritrovamento di
una Memoria che era nell'archivio dei duchi, e scritta di
pugno di Francesco HI, in data i.^ novembre i5/\6, e
nella quale era che a Battista de Coo erano state spe-
dite le patenti, atrnichè succedesse a Giulio, e ciò nel modo
che è qui =: Nemini diibìum est spectahilem Julium
Pipum Romanum^ quein proxime mors nohis ahstulit
eum fuisse excellentem pictorem^ summumcjite archi-
tectum^ ut liac aetate^ si primus ei lociis non dehetur^
saltem secundi un facile daretur^ nec in ipso landando
multimi temporis atque lahoris conterendum est^ cum
opera ipsa, per se eum clarum commendatumque red-
dant. Tali ergo tantoque ^iro spoliati ad alium ani-
mum nostrum adplicuimus ^ qui in architectura ilio
minime inferior est ^ ita dignus hahetur Joannes Bap-
tista de Cos?o e te. etc.
A danno della storia codesto documento si è imper-
fetto, mancandovi la formale nomina di lui, e quindi le
prerogative, gli attributi che a tale carica si convenivano.
Peccato che non si abl)ia maggiore luce intorno a que-
st'uomo, la cui virtuosa vita certo sarà stata turbata da
52 co
grandi sventure^ mentre non si può agevolmente inten-
dere che fedelissimo, com'era al suo principe, ed in quel
pregio tenuto che lo si vede, abbia dovuto poi perire tanto
povero che al sotterrarlo abbisognassero i soccorsi degli
amici. La inscrizione pertanto che viene dal Bettinelli ci-
tata, e che era nella chiesa di S. Agnese, la ho trovata in
quella raccolta manoscritta di tutte le inscrizioni del Man-
tovano che fu fatta, come vedemmo, e da mio padre e dai
due suoi fratelli Girolamo e Luigi, e però parmi conve-
nevole cosa qui riferirla:
BAPT . eoo . ARCHITECTO . MAX .
INTEO . IN . PRINCIPE . FIDE .
INSIGNI . PAUPERTATE .
INGENTI . CIVIUM . DOLORE • ELATO
UXOR . ET . FI . MOESTISSIMI
OPT . PATRI . CONJUGIQUE
STIPE . AMICORUM . CONLUTA
POSUER .
4i Corsini quintilio. Architetto, — Di codesto man-
tovano architetto altro non sappiamo che fu prefetto
alle fabbriche ducali, e che mancò alla vita presente del
17 maggio, l'anno iQ2^^\e\\mào sepolto nella chiesa ora
distrutta di S. Giorgio, fuori la porta di questo nome. Il
che tutto si ha dalla seguente inscrizione parimenti con-
servata nella raccolta a cui sopra si è accennato.
D . O • M .
QUINTILII . CORSINI . PRAEFEGTI
DUO . FABRICAR . HIC . COLLOCATUxM
CADAVER .
OBIIT . DIE . XVII . MAI . MDCXXIIIL
co 53
4^- Costa Girolamo. Pittore, — Questi fu uno dei
migliori creati di Girolamino da Carpi, e grandi progressi
fece sui disegni di codesto eccellente pittore ferrarese.
Visse intorno alla metà del secolo XVI , ed i suoi lavori
furono specialmente nella sua patria , ma a sommo danno
delle belle arti mantovane non se ne ha più alcuno, sendo
dalle rovine de' tempi e dalle guerre stati guasti e distrutti.
43. Costa Lorenzo. Pittore. — Egli è fratello di Gi-
rolamo e godette il favore di Federico Gonzaga Marchese
di Mantova, di modo che fu mandato a Roma raccoman-
dato a queirillustre letterato e gran protettore de' letterati
che fu Baldassare Castiglioni, donde sopra quelle mara-
viglie dell'arte colà da tutto il mondo raccolte ne traesse
la perfezione. Corrispose infatti all'aspettazione che se ne
aveva, poiché, giovine com'era, il suo pennello presto salì
in fama per tutta Roma, e sappiamo dal Vasari che del i56o
fu uno de'scelti da Taddeo Zuccaro a dipingere nel pa-
lazzetto nel bosco di Belvedere del Cardinale Emulio,
ove coi disegni di Federico Zuccaro, fratello di Taddeo,
vi fece con Orazio Sammacchini bolognese la Trasfigura-
zione, e le nozze di Cana Galilea ed il Centurione ingi-
nocchiato. Desso poi ripatriò e colse quella gloria che al
ben operare tien dietro, e benché tornasse a Mantova nel
tempo in cui il gran Giulio Romano vi si stabilì, pure non
fu meno cliiaro , poiché anzi perfezionato alla scuola di
quello , gareggiò col maestro ad illustrare la patria con
infinite stupende opere. Anche di queste pochissime con
dolore nostro ce ne rimangono. Quelle che abbiamo non-
dimeno fanno fede quanto il nostro artefice sia degno che
le opere sue non sieno in ninna guisa taciute, e che ve-
ramente a lui si dovesse V elogio che gli si dà da Paola
Giovio ne' suoi elogi d' uomini illustri scrivendo Man-
54 co
tuanus Costa sjiaves ìiominum effigies decentes ^ coni'-
positosque gestus blandis coloribus pingit ita^ ut wsti-
tae armataeque imagines a nemine jucundius eaprimi
posse judicentur ^9.
In parlando del Bertani abbiamo già veduto di quanta
bellezza sieno i due grandi quadri che sono nella Chiesa
di S. Barbara; il martirio cioè di S. Adriano^ ed il Bat-
tesimo di Costantino imperatore, che qui il pittore gli fa
dare da S. Silvestro, standosi a questa diceria; i quali due
quadri furono d'invenzione, come bassi detto del Bertani
medesimo, e di esecuzione di Lorenzo, essendo ciò ricor-
dato dall'iscrizione che là vi si legge. Io Babt. Bertanus
ArchitecL im^ent. Laurentius Costa fecit. In corte nella
camera de'Segni vi ha maravigliosamente dipinti i segni
del Zodiaco in quelle forme che dagli astronomi sono
imaginate, e sparse di quelle stelle che vi appartengono.
Ed è pure bellissima opera sua tutto il fregio in tela che
attorno attorno vi è colorito. Sopra poi la porta maggiore
d'ingresso alla Chiesa di S. Barnaba si vede di sua mano
vm grandissimo quadro bislungo che è la moltiplicazione
de'pani e de'pesci, che fa Cristo nel deserto alla presenza
di innumerabile turba, lavoro di sorprendente effetto. Nella
Chiesa medesima avvi un S. Filippo Benizzi di l>el colorito
e di ottimo panneggiamento. Il martirio di S. Biagio, che
si conserva in S. Carità, non ti è possibile a lungo fis-
sarlo senza che non ti senta cercare d' orrore tutte le fib-^
bre. Fece ancora il Martirio di S. Sebastiano, e lo si tiene
in moltissimo pregio nella Chiesa di S. Sebastiano. In
casa il signor Quero, presso il magazzino militare dei
grani, avvi di lui un ritratto di un uomo vestito alla spa-
gnuola che è morbidissimo. Le parti laterali della Cap-
pella della Compagnia del Preziosissimo in S. Andrea
co
erano dipinte dal valente pennello di Lorenzo , ma T in-
curia degli uomini le ha lasciate perire , onde non se
ne vedono che pochi tratti. Maggiori particolari di que-
sto insigne pittore non abbiamo per ancora scoperto ,
e solamente è certo ch'egli morì in Revere, grossa terra
mantovana sulla riviera destra del Po, rimpetto ad Osti-
glia 5 trovandosi nella Chiesa di S, Mostiola cjuest' in-
scrizione
LAyRENTIO . COSTA
ET . CLARAE . UXORI
me . VIATOR . REQUIEM
44- Costa Ippolito. Pittore. — Egli è un altro fra-
tello de'suddetti, e dopo Lorenzo sostenne V onore di sua
famiglia e della patria. La sua maniera se V aveva fatta
grandiosa sotto la disciplina del gran Giulio Romano. Fu
uno de' pittori stipendiati alla Corte dei Gonzaga, e nel-
l'archivio di Governo si ha che egli dal i.^ novembre
i529 sino al i54o ebbe l'annuo assegno di S. 228 , 4^
che a que' tempi non era de' minimi. Anche i lavori di
codesto artefice sciauratamente per la più parte corsero
ristessa sorte di quelli di Lorenzo; ma, sebbene Mantova
ora non possegga che tre soli suoi quadri, bastano cer-
tamente e a lode sua e a gloria nostra. Imperocché nel
nostro Duomo vi è un quadro di S. Agata la quale ha
legate ambe le mani ed è posta in mezzo a due terri-
bili soldati che sì crudelmente le tagliano e levano con
tanaglie le mammelle che a vedersi conviene che tu fre-
ma, tanto ogni figura esprime quello che l'artefice vo-
leva. Nella Chiesa di S. Gervaso è un quadro di un Cri-
sto deposto di croce presso la Vergine madre e Nicodemo
lagrimosi e dolenti, che è bellissimo a vedere. E per ul-
56
CO
timo nella Chiesa intitolata a S. Martino vi è un quadro
con entro codesto santo vestito alla militare, in atto di
tagliare colla spada un lembo di sua veste, die caritater
volmcntc dà a un povero ignudo che gli sta presso ginoc-
chioni; il tutto dihgentementc e maestrevolmente fatto.
45. Costa luigi. Pittore, — Merita pure di essere ri-
cordato anche questo Costa fratello dei sopraccennati, il
quale fu ancor egli della scuola di Giulio Romano, e
quantunque non riuscisse eccellente, come lo erano quelli,
non pertanto dipinse abbastanza ragionevolmente, ed il
Cadioli loda assai un quadro che è in S. Barnaba, il quale
figura il Divino Maestro che dà le chiavi a S. Pietro. Ed
in verità il Cristo è pieno di maestà divina e di graziosa
movenza quanta si possa mai desiderare.
46. Costa fermo. Pittore. — Si sa che questi dipinse
un quadro grande a suor Giulia Castiglioni monaca in
S. Giovanni; ed un altro quadretto dipingeva nel dicem-
bre dell'anno i564; ma non si conoscono quali soggetti
vi eseguisse. Innanzi a quest'epoca, cioè ai 23 settembre
1 545, egli lavorava nella contrada Pusterla, trovando ciò
mentovato nei libri mortuarii di questa città in occasione
che in quel dì gli moriva un figlio suo dilettissimo.
Non furono poche le volte che i fratelli Costa concordi
lavoravano a una stessa opera, onde e per la valentia di
ciascuno e per la uniformità di scuola sonovi molti qua-
dri-che perfino dagli stessi intendenti non si saprebbe
a qual mano di loro assegnare, e però si ritengono lavori
in comune di questi illustri fratelli. Sono di questa cla^e
tutti i quadri esistenti in S. Sebastiano , de' quali oltre-
modo belli, ad onta che sieno un po' mal conci, si osser-
vano e la tavola del martirio di S. Sebastiano e la Storia
della moltiplicazione de'sette pani, e de'cinque pesci in tela
co 57
grande bislunga. In S. Andrea poi, sopra la porta d'ingresso,
ad una Cappella vi è la liberazione de'Santi Padri che fe'
Cristo, allorché scese nel Limbo trionfatore della schia-
vitù : opera di molta verità e di viva espressione. In S.Leo-
nardo vi è Longino, nel momento che egli dà la niag-^
gior prova della crudeltà sua contro TUomo-Dio, im-
mergendogli la lancia nel costato , e ne cava Y ultimo
sangue e Tultim' acqua che lo redimono, stenebrandogli
V intelletto e movendogli il cuore in modo da farlo forte
seguace e propagatore della divina dottrina; le quali co^e
tutte guardando a quel quadro spontanee si affacciano
allo intelligente osservatore. Nel coro di S. Barnaba si
conserva la tavola di mezzo che è il martirio di codesto
medesimo santo a cui è intitolata la chiesa. Al primo al-
tare a sinistra in S. Egidio avvi la B. Osanna e S. Do-
menico. Nel coro parimente di S, Spirito si ammira la di-
scesa dello Spirito Santo sopra gli apostoli, i quali, nel
volto e nella movenza di tutta la persona, fanno palese
la inspirazione celeste , e la mutazione del debole loro
spirito nel fortissimo che doveva cambiare al mondo la
faccia, umiliando i superbi potenti, e gli umili schiavi esal-
tando. Nella chiesa poi delle grazie, fuori di Pradella, si
vede di loro stile e fatturst magistralmente dipinto il mar^
tirio di S. Lorenzo.
Valgano questi pochi cenni a movere maggiori inda-
gini sopra codesta illustre famiglia , nella quale tutta si
conosce che vi era genio e grande stimolo alla virtii. Con-
viene poi che tergesse posto distinto negli ordini civili dei
cittadini , poiché una per ancora misteriosa inscrizione che
era in S. Andrea, ci mette al fatto che era tanto potente
d^ non temere in que' ferrei tempi la indignazione di un
6
58 CR
conte 5 appalesando questo pubblicamente feroce omicida
di uno del loro casato. L' inscrizione aveva
CAROLO . NEPOTI . DULCISS .
. INFIDO . COMITE . TRUCULENTER . EVECTO
VESCONTES . CANO.cns MANT . ET . FRATRES . COSTA
MOEST . P . VIXIT AN . XIIII . OBIIT
XVIII MARTII MDXIII
Superiormente a questa inscrizione ve n'era un'altra e
diceva:
CAROLUS . COSTA
HIC . INSPERATA . REQUIESCO . CAROLUS . URNA
CRUDELI . RAPUIT . QUEM . MODO . PARCA . MANU
HAC . QUICUMQUE . VIA . TRANSIS . MIHI . CREDE . VIATOR
HEU . NOTA . EST . NULLI . MORTIS . ACERBA . DIES .
47. Crivelli taddeo. Miniatore. — Appena abbiamo
potuto sapere che desso fu compagno di Giovanni de
Piussi e che del i455 miniò superbamente uria Bibbia a
Borso da Este.
48. Croteo. Pittore. — Non ci fu dato di questo pit-
tore scoprire il nome, e ci è solo di lui conservata me-
moria per dipinti di assai buon gusto che ai i4 luglio
del 1548 faceva in uno stanzino a Casatico in casa la no-
bilissima famiglia dei Marchesi Castiglioni.
49. Cavalli Andrea. Fonditore. — Questi è da Sab-
bioneta, terra della provincia mantovana, e fioriva sotto
il valoroso duca Vespasiano Gonzaga, principe che tenne
in pregio assai le belle arti, e che ne amava i cultori. Si
può dire che il suo palazzo era un museo, un'accademia,
tanti erano i capolavori ivi da lui raccolti; tanti erano i
PA 59
valenti soggetti che vi lavoravano. Il Cavalli fu gran-
demente onorato da Vespasiano, che gli diede la direzione
di sua Zecca. Fece grandi lavori a fusione e gli riusci-
rono di grande finezza. Il che veramente che sia, non si
ha per giudicarlo che a vedere uno zoccolo ed un capi-
tello di bronzo che ornano la colonna, che è pur oggi in
mezzo alla piazza di Sabbioneta. Su di quel zoccolo si
legge: Andreas Caballiùs fecit MDLXXXIIII,
50. Dall'Acqua Bartolomeo. Pittore. — Viveva ai
tempi del Cadioli , ed anzi quando questi fondò V accade-
mia pittorica di Mantova, all'aprimento solenne di essa,
nel marzo 1753, fu nominato professore figurista accade-
mico. Desso lavorava anche bene di prospettiva. Sebbene
sia vissuto in tempi a noi vicini, la massima parte di sue
pitture corsero la cattiva sorte di essere presto distrutte;
perocché aveva egU lavorato in luoghi a cui ben presto
toccò provare le funeste conseguenze della ferocia della
guerra. E così non abbiamo più una bellissima Gloria di
Angioletti che aveva dipinto entro una tavola all'aitar mag-
giore della profanata Chiesa di S. Croce nuova, presso casa
Guerrieri, e una prospettiva ch'aveva lavorato al soppresso
convento della Chiesa di S. Barnaba. Le pitture che di
lui ci rimangono nel dormitorio di detto convento sono
di buona maniera. Morì quest' artefice sul finire del se-
colo XVIII.
51. Di Bagno federico. Dalle memorie ch'esistono nel
nostro Archivio di Governo si ha che era buon pittore,
e dipingeva intorno al i56i. Ne' registri per altro dei
morti si trova che fu tolto alla gloria pittorica assai im-
maturamente , poiché ai 9 giugno di quell' anno si morì
in età di anni 44- È incerto se codesto pittore si appar-
tenesse alla nostra antica famiglia de' Maichesi di Bagno;
6o DO
certo , se lo fosse , n' avrebJje gloria da riporre ne' suoi
fasti. Migliori indagini , speriamo , ne lo chiariranno.
52. Dolce Girolamo. Scultore. — ^ La scoperta di que-
st' artefice la dobbiamo al nostro concittadino Gaetano
Susani, che ce ne parla nel suo nuovo Prospetto della
città di Mantova (i). Nella Chiesa di S. Teresa lavorò di
legno ai lati del tabernacolo dell'aitar maggiore due an-
geli in assai buone e facili movenze, e con finezza di di-
segno. Anche la statua di S. Antonio da Padova, che è al
primo altare a destra di chi entra in S. Andrea, si crede
suo lavoro.
53. Donnino. Pittore. — Non è a confondere questo
pittore con altro Donnino di cui parla nelF opera sua l'a-
bate Lanzi, e che era fiorentino ed ajutò al Buonarotti.
Questi è mantovano ed attese alla pittura , in cui riuscì
felicemente. Salì infatti in tanto grido che da que' prin-
cipi d'allora fu fatto cavaliere. Fu assai vago dei viaggi,
ed in questi passò sempre sotto nome di Cavalier Don-
nino. Sparse qua e là per la Italia alcuni quadri di buona
maniera che dagli intendenti vengono stimati molto. Il no-
stro avv. Volta nel suo ristretto di notizie pittoriche as-
sicura che lavorò molto per la Spagna, donde riportò
molta fama. Fiorì intorno al i63o.
54. Donzelli marc' Antonio. Pittore. — A Casatico, in
quella bella villeggiatura de'Castiglioni, del 1698, con mas-
sima intelHgenza restaurò un ritratto di naturale del conte
Camillo Castiglioni , eh' era dipinto da uno de' fratelli
Costa sull'asse.
55. Dosso. Pittore. — Fino a qui di codesto Dosso
non si è potuto conoscere ne il nome, ne altro parti-
(i) Mantova , da Francesco Agazzi i8i8.
FA (Il
colare, se non che Francesco II, Marchese IV, lo teneva
in corte alle, spese. Il che basta a sua lode. Di questo no-
stro pittore nel libro delle spese di corte del i5i2 si
ha questa memoria =: « Dosso Pictori Due. triginta
a s, g3 prò ejus mercede pinxisse quadrum unum ma-
gnum cum undecim figuris humanìs posìtum in ca-
mera superioris solis in Palatio novo apud S. Seba-
stianum ^ vigore mandati sub 12. Aprilis i5i2 = 5»
Che fosse eccellente questo quadro non è a porsi in dub-
bio, dacché il luogo in cui fu posto ce lo chiarisce. Ed
il palazzo eretto dalle fondamenta per contenere gl'immor-
tali trionfi del Mantegna, non si può pensare che di opere
si adornasse indegne di starsene a quel paragone. Forse
questo quadro fu tra le rapine dell' orrendo sacco di Man-
tova nel i63o, e ci duole che di quelle undici figure non
se ne indichi il soggetto, poiché allora potremmo forse
confidare di rinvenire il quadro medesimo.
56. Fabbri pietro. Pittore. — Dal Cavaliere Cadioli
abbiamo che questo Fabbri era certamente mantovano.
Desso dipinse in patria e fuori; ed il suo capolavoro, al
dire di quello stesso, è una gran tela che è nel coro di
S. Maria della Carità, entro la quale fece la Purificazione
di Maria Vergine. La sua maniera pare lo dica del se-
colo XVIII, ma certa cognizione di lui non teniamo.
Il Bottani pittore cremonese , che fu ultimo direttore di
nostra accademia, giudicava lavori di questo artista due
quadri che sono oggi nella Chiesa di S. Caterina: L'uno
è S. Biagio che benedice un bambino in braccio alla ma-
dre; l'altro, S. Caterina e la Madonna.
57. Facchetti PIETRO. Pittore ritrattista, — Questi
nacque in Mantova l'anno iSSg e sembra da poveri ge-
nitori. Studiò pittura nella scuola dei Costa in patria, ma
62
FE
dal suo genio non fu portato che a far ritratti. Era an-
cora nella sua giovinezza , quando si condusse a Roma in
quel tempo che aveva la maggiore fama di celebre ritrat-
tista Scipione da Gaeta. I primi ritratti che egli là dipinse
furono cagione di farlo salire in tanta stima da offu-
scare la gloria del Gaeta medesimo. Non vi fu principe
o gentiluomo o dama romana che non si facesse ritrarre
di naturale dal Pacchetti. E tanti furono gli onori e tante
le ricchezze che gli procacciò la sua virtù, che da povero
che era potè alla sua morte lasciare ricche sostanze a' suoi
eredi, dopo avere egli vissuto assai comodamente. In casa
gli Spannocchi a Siena si tengono ancora di quel pregio
che sono alcuni quadri di questo nostro artista. E si co-
nosce, come egli e nel disegno e nelle tinte avesse tro-
vato r arte di dare a' suoi ritratti tale bellezza e bontà
quanta ne si vede. Imperocché l'azzurro oltre marino, la
lacca, i giallosanti gli univa in tale vaghezza e vivacità
che ninno innanzi di lui aveva saputo fare. Visse egli di
continuo di virtù sì amabili e di costumi così illibati che
non v'era uomo che lo conoscesse il quale non gH si affe-
zionasse. Finì l'onorata sua vita agli anni 78 nel giorno
27 di febbrajo del 161 3, lasciando prova che la nobiltà
vera sta nel sapersi elevare dal fango delle passioni , e nel
vincere a forza di volere ogni ostacolo che la povertà pone
allo ingegno. Il Baglioni distintissimo elogi fa di questo
nostro artefice, al quale non teme di assegnare una grande
celebrità.
58. Febus (de). Pittore, — Questo pittore fu discepolo
di Lorenzo Costa il vecchio. Egli viveva e lavorava in
Mantova del i528, ma di lui non sonosi potute racco-
glier maggiori notizie.
59. Ferri simone. Pittore. — Fiorì alla scuola di An-
FR G3
drea Mantegna, e del 1017 dimorava in Pietole, terra na-
tale di Virgilio. Ivi era tenuto a stipendio da Francesco TV
Gonzaga , affinchè dipingesse il palazzo di quella villa,
e conviene che non fosse da meno degli altri creati di
Mantegna, poiché quel principe di quando in quando lo
richiamava ni città, perchè gli dipingesse o quadri o stanze^
come il richiedeva V occasione.
60. Fra giacinto da gazolo. Intagliatore in legno. —
Memorie manoscritte esistenti nel nostro archivio di Go-
verno non lasciano dubbio sulla condizione, e sulla virtù
di codesto frate ch'era bravo cappuccino. E però fu dei
pochi fra' suoi che si occupasse nelle conventuali ore di
ozio, se non ad aiutare ai civili costumi, almeno al diletto
ed alla gloria che producono le arti belle, poiché eccel-
lente era divenuto nello intagliare in legno da lasciare ad-
dietro molti anche degli stessi artieri suoi contemporanei.
Visse nel secolo XII , ma è ignoto ove e da chi appren-
desse quest' arte , e quali lavori abbia fatto , e quando
morisse.
61. Francesco mantovano. Pittore. — L'abate Lanzi
ricorda questo pittore, siccome valente a ritrarre di na-
turale frutti e fiori. La sua maniera pare che sia quella
dell'epoca terza della scuola veneta del secolo XVII. A
Rovigo, ove fece di molti lavori, sonovi molte sue pit-
ture di quel genere ed accreditate assai.
62. Gatti Giacomo. Pittore. — Studiò il disegno al-
l' accademia di Mantova, quando n' era direttore il cava-
liere Cadioli. Piiuscì sufficientemente ragionevole pittore
di paesi e di ornati, ma negli altri rami di pittura fu al-
quanto d' infelice stile. Lavorò di molto in casa i Mar-
chesi Castialioni in Mantova e nella loro villa a Casatico.
Morì in patria sul finire del 18 17 assai vecchio/ Sino a
64 GH
qui nluno di sua famiglia lia seguito V esempio di questo
artefice , poiché sono dediti alla negoziatura che loro dà
molti traffici entro e fuori di patria.
63. Ghigi TEODORO. — La famiglia Chigi, detta ancora
dei Ghisii in Mantova, era salita in molto onore per gli
uomini virtuosi che l' avevano distinta, e fu numerosa di
varii rami , alcuni de' quali insigniti di nobiltà. Da uno
di questi, intorno al i5oo sorse un forte ingegno, quale
fu Teodoro. Universale fama di celebrità risuonava in
queir epoca per la grande scuola di Giulio Romano ed il
nostro Teodoro vi divenne uno de'più valenti discepoli, di
modo che il suo stile fu fiero e sicuro come quello del
suo maestro da far malagevole cosa anche per gli istessi
intendenti il distinguerne le opere. Ondecliè, accaduta la
morte di Giulio del 1 546, il nostro artefice condusse a
perfezione moltissimi lavori di quello rimasi imperfetti, e
nel palazzo ducale e nel T, senza che rilevare si possa al-
cuna differenza di pennello. Ove si e discorso di Andrea-
sino vedemmo , come di compagnia a questo medesimo
dipingesse a fresco con mirabile naturalezza le pareti la-
terali al presbiterio della nostra cattedrale, facendovi in
una il concilio tenuto in Mantova del 1 064 da Alessan-
dro II, il quale ivi si vede seduto in trono, in abito pon-
tificale, in mezzo a' cardinali ed a moltitudine di spetta-
tori, e sta in atto di ricevere da Cadolo le mal pretese in-
segne pontificie : e dentro V altro poi il concilio adunato
parimenti in Mantova circa il 1459 da Pio II, il quale
pur troppo mal dirigendo la da lui sentita necessità d'u-
nione evangelica, fa allocuzione ai principi dltalia, o piut-
tosto ai cattolici tutti, affinchè la si vincesse perla ricu-
pera di terra santa. Di quest' ultimo fatto nel peristilio
alla gran porta d'ingresso alla chiesa de' Minori Osservanti
GH 65
di S. Francesco, ora dal diritto di guerra mutata in arse-
nale militare, vi era una lapida di marmo, che ne conser-
vava la memoria , e vi si leggeva
MCCCCLIX . DIE . XXVI . MAI . PAPA . PIUS
VENIT . MANTUAM.
DIE . XIX . JANNUARII . MCGCCLX . INDE
RECESSIT .
ANDREAS . LAPICIDA . ET . JOANNES . EJUS
FILIUS . SCULPSERUNT.
Nel soppresso ed atterrato oratorio di S. Antonio Abate
esisteva sopra l'altare primo a mano destra un bel quadro
entro cui era dipinta la Trinità a sommo, ed i Santi Se-
bastiano e Rocco al basso, ed era ottimo lavoro del no-
stro Teodoro, e male si appose il Cadioli , quando ne lo
dà per opera di Luigi Costa, poiché a conferma di quanto
noi esponiamo stava in un angolo inferiore di quel qua-
dro la seguente iscrizione = Theodorus f,j il che abba-
stanza chiarisce la cosa. Anche nella Chiesa conventuale
delle monache di S. Paola, pur questa fatta ora caserma,
vi era una tavola bellissima , su cui era Cristo morto
e portato al sepolcro, degnissimo lavoro a vedersi.
Scampato della barbarie dei tempi delle passate immense
guerre è in Santa Barbara un quadro, in cui è dipinto Cri-
sto battezzato per man del Battista, così fattamente con-
dotto con grazia da questo nostro artefice che fa vedere
come valente fosse e per disegno e per invenzione. Non
si conosce in qual anno precisamente Teodoro finisse i
suoi giorni, ma del 1799, prima che venisse rovinata dalle
66 GH
bombe nemiche la Chiesa eli S. Marco conservavasl an-
cora in essa la inscrizione seguente:
HOC . SEPULCRUIVI . EST . THEODOIU
ET . AEREDIBUS . DE . GHISIIS
ANNO . lòG;.
In molti de' suoi lavori questo artefice apponeva, come
era uso d'allora, il solo nome di questa guisa =: Theo-
dorus mantuanus f. Questa celebre famiglia in Man-
tova ora non se la ricorda che per xma contrada, che da
essa prese la denominazione del Ghisio. L'abate Lanzi a
ragione chiama questo pittore, grande disegnatore manto-
vano, e vuole che sia corretto. L'Orlandi lo dice romano,
forse per errore di stampa , poiché quando accenna a
Giorgio Ghisi suo parente , non lascia di chiamar questo
mantovano.
64. Ghisi GIORGIO. Intagliatore. — Alla famiglia del
sopraccennato Teodoro appartiene codesto Giorgio, e non
meno di quello v'aggiunse rinomanza. Il Lanzi appena
ne fa alcun cenno; ma più giustamente ne parla 1' abate
Tiraboschi che ci fa sapere, come fosse distintissimo tra
gli allievi del celebre Marcantonio Raimondi intagliatore
bolognese. Il nostro storico Leopoldo Camillo Volta ci
assicura che visse dal iSooal i54o, amato e stimato da
tutti i suoi contemporanei colleghi , per l'eccellenza di suo
bulino pieno di grazia e di delicatezza. Fu infaticabile in-
tagliatore dei capolavori dei più celebri pittori quali erano
Raffaello, Giulio Romano, il Primaticcio, Pierin del Vaga,
Buonarotti, Giulio Campi, il Bronzino. Del Campi in-
cise in rame la Sacra Famiglia che è in S. Paolo a Milano,
e la è pregiabile pel vero gusto correggesco di cui tutta
GH 67
e informata. Anche il Vasari vide di lui F intaglio di una
natività di Gesù Cristo del Bronzino, e dice che fu molto
bella, e per cosa buona dà per ancora l'intaglio del Giu-
dizio universale di Michelangelo Buonarotti da lui pure
veduto. Il lavoro però che gli assicurò la fama, e gli valse
applauso universale de' piii rinomati maestri di quel tempo
fu la stupenda incisione dell'Ercole Farnese. Molte opere
di Teodoro Ghisi le incise questo valente. Io poi ne tengo
una fra la mia raccolta di antiche incisioni che conferma
la celebrità di questo nostro artista, ed è l'incisione del
gran quadro del martirio di S. Barbara del famoso Do-
menico Riccio, detto Brusaforci, contraffatta con tanta de-
licatezza e penetrazione di cai^attere e facilità di movenza
che veramente è cosa mirabile. Quest' incisore usava se-
gnare le sue opere di questa cifra G. NF ?5 GeorgiusMan"
tuanus fecit; ovvero G. F. Georgius fecit. Gl'intelligenti
fanno grande ricerca anche a'giorni nostri di queste bel-
lissime stampe, e Monsignore Manifesti, canonico di S. Bar-
bara, ne possedeva alcune avendole in quel pregio che si
meritano (i).
65. Ghisoni, o guisoni fermo. Pittore, — AUorachè
del i54o , dopo la morte di Federico Gonzaga, Giorgio
Vasari andò a Mantova a conoscere di persona Giulio Ro-
mano, e vederne i portenti dell'arte , Ghisoni Fermo era
già francato dalla scuola di quell' universale pittore , e
meritamente si godeva fama di eccellente maestro, facen-
dosi molto onore. L'istesso Giulio lo predilesse a molti
(j) Pochi giorni fa ho acquistato una Risurrezione di Cristo,
che per le strane e insieme natuvaU movenze di sbigottimento
negli abbagliati e scossi soldati intorno al sepolcro , e per
unità di pen-^iero , è cosa bellissima.
68 GH
altri suoi creati, stimandolo e per la esattezza del dise-
gno , e per la forza del colorito , onde die spesse volte
servissi dell'opera sua. Furono molte le pitture di questo
bravo artista , e molte ancora rimangono a testimonianza
del suo valore, ad onta che non poche siano state preda
del terribile e sanguinoso diritto di conquista , all' epoca
dell'ultima guerra de'Francesi , quando spogliarono la in-
felicissima nostra Italia. Di queste ultime fu il bellissimo
quadro della chiamata che fe Cristo a Pietro e Andrea^ e
del pregio del quale discorremmo all' articolo di Felice
Campi per la bella e dihgente copia che questi ne fece.
In S. Croce vecchia, chiesa parimenti profanata in quei
calamitosi tempi , ammiravasi di lui un grande qua-
dro , ch'ebbe il medesimo fine, sul quale erano gli
sponsali di Maria Vergine con S. Giuseppe. Nel Duomo
di Mantova, in una delle quattro cappelle a sinistra di chi
entra, avvi un quadro di S. Lucia di un'espressione ve-
ramente patetica. Nella sagrestia della Chiesa medesima,
rimpetto ad una S. Tecla, si vede di questo pennello un
S. Giovanni Evangelista, tutto in mistica estasi, e pare
si legga in quella profetica fronte la viva contemplazione
di quello che è, e che era, e che sarà per venire. In
S. Andrea, in una cappella a sinistra, è un bellissimo Cro-
cifisso più grande del naturale, che dimostra, come que-
sto pittore fosse abilissimo nello studio del nudo. In una
stanza della vecchia corte di Mantova in cui era il bel-
lissimo antiquario e studio di Cesare Gonzaga, pieno di
statue e di teste antiche di marmo, oggi perdute, vi fece
di commissione di esso signore la genealogia di casa Gon-
zaga, in cui si è portato benissimo in ogni cosa, e spe-
cialmente nell'aria delle teste. Nella gran sala di Troja
della R. Corte , e nel palazzo del T, glorie di Mantova ,
Gì 69
ed ammirazione degli stranieri , Gliisoni dipinse assai a
fresco , e molti suoi lavori vengonvi lodati e scam-
biati per quelli di Giulio. Questo pittore diede a Va-
sari il ritratto di Lorenzo Costa. Visse egli fin dopo
il i566 5 ma non si sa quando passasse alla vita im-
mortale.
66. GiAccAROLo GIAMBATTISTA. Pintore. — Auclie que-
sto pittore fu discepolo di Giulio Romano , ma dei meno
celebri. L'Abate Lanzi, suir autorità di Camillo Volta,
parla di una tavola dipinta da questo artista, la quale era
in S. Cristoforo, e che ora non è più. Nella Chiesa di
S. Barbara, nel terzo altare a destra, vi è una S. Marga-
rita lavoro di Giaccarolo, di sufficiente pregio. Del re-
sto non abbiamo migliori memorie che ce lo possano far
conoscere da darne una più estesa relazione, ne un più
sicuro giudizio.
67. GiAMBELLio JANiBELLi FEDERICO. Architetto ed Inge-
gnere.— Molti storici parlano di questo nostro Mantovano,
ma sopra gli altri il Tiraboschi, nella sua storia della lettera-
tura italiana, ce lo chiarisce per quell'eccellente che fu.
Imperocché, circa la metà del secolo XV, per la sua fama
fu accolto ed adoperato in cose importantissime di guerra
da Elisabetta d'Inghilterra , quando essa parteggiava per
gli Olandesi contro la potenza di Spagna ai tempi di Fi-
lippo II. Ove poi Federico fece vedere una terribile men-
te , feconda di straordinarie ed infernali invenzioni , si fu
del i585, allorachè contro gli Spagnuoli che assediavano
Anversa, mise in opera macchine d'inaudita forza, ed atte
a fare un'orrenda strage di uomini che ninno innanzi di
lui avesse potuto fare, anzi immaginare. La più spaven-
tevole e formidabile macchina pertanto che da lui fosse
trovata e ne gli procurasse stabile fama fu quella che il
70 Gì
Bentivoglio descrive nella sua storia di Fiandra. Ed era
una nave in pochi mesi da lui costrutta, die portava una
grandissima quantità di artiglierie e delle più smisurate
che fossero , tutte le quali ad un tratto dovevano scoppiare
con tanta furia da rovinare ed atterrare il famoso ponte
fatto sulla Schelda dal grande Alessandro Farnese, E in
vero ci assicura il medesimo Bentivoglio che se Alessandro
non avesse avuta tanta previdenza da illudere il nemico
col far aprire per mezzo il ponte , non avrebbe mancato
di un pienissimo effetto; poiché lanciata la nave in mezzo
al fiume in quelFistante in cui Y artefice Y aveva calcolato,
scaricò con tanto romore e fracasso che , come scossa da
terremoto, tremò la terra alla distanza di più leghe , e
si atterrirono le circonvicine genti, e sebbene per causa
della fattavi apertura passasse la nave tra il ponte , lascian-
dolo quasi illeso, nondimeno non fu minore di quel che
doveva fare la orrenda strage nella soldatesca di Ales-
sandro per le infinite scoppiate macchine incendiarie, che
parve escissero da un Vesuvio nella maggiore eruzione che
dare si possa.
68. GiANGiAcoMo da Mantova. Pittore, Ci è noto que-
st'artifice per le belle pitture che fece del iS'yG nel Ca-
stello di Casatico della illustre famiglia Castiglioni. Ivi la
torre ed uno stanzino del palazzo mostrano di quant'ot-
timo gusto fossero codesti signori, grandi mecenati delle
arti, nella scelta di questo artista che vi lavorò con tanta
maestria da non lasciar dubbio, come fosse egli assai pra-
tico in tutte le maniere di pitture. Il suo stile è giuliesco.
69. Giovanni mantovano. Pittore, — Vespasiano Gon-
zaga, Duca di Sabbioneta, che visse dal 1 53 1 al 1 Sg i , nel suo
testamento fa menzione molto onorevole di questo artista
poiché egli afferma, che si era guadagnata la stima sua
GR 71
dipingendo egregiamente nel palazzo ducale di Sabbio-
neta. 11 tempo e Fincuria degli uomini hanno fatte pe?
rire tutte quelle opere , ne per ora sappiamo in quali al-
tri luoghi abbia Giovanni lavorato.
Il tratto di questo Duca, che mentre detta i suoi ultimi
voleri si ricorda di un virtuoso con sentimento di emo-
zione, non può dagli uomini nati a gentilezza che sen-
tirsi con vera gioja ; e fa sorgere un desiderio che la sto-
ria dei Gonzaga sia svolta con più lume di verità di quello
sin d'ora se lo abbia fatto. Ed è certo che a loro si al-
zerebbe un vero monumento di gloria e di gratitudine, e
all'umanità un esempio, una prova che quei gentili animi,
anche in tempi in cui la più parte di que' piccoli potenti
non conoscevano altra legge fuori della forza , già in-
tendevano che i progressi ed i pregi dello ingegno e del
cuore sono sempre la vera delizia dell'anima, la vera con-
seguenza della legge di amore che far deve la gloria im-
mortale dell' umanità , e che la fama che sorge dall' am-
bizione politica del furore delle guerre è fama passaggiera
volgare, che viene sepolta nel disprezzo de'secoli, che la
giudicano senza paura di condanna e di oppressione.
70. Grassi Giulio cesare. Pittore. — Del 1676 questo
pittore era a servigio del Duca Ferdinando Gonzaga, e
dipingeva nella camera degli staffieri presso al salone del-
l' appartamento di quel principe. Negli Atti Camillini
ed Orti, notai delle Commissioni ducali si fa cenno di
questo artista, come anche se lo trova nelle filze de'conti
degli anni 1609 al i685.
71. Grotti (Girolamo de'). Pittore, — Fu allievo della
scuola del Mantegna e distinguevasi tanto sopra gli altri
che non veniva conosciuto che col predicato di magìster.
Fu amantissimo degli uomini letterati, e ne aveva tanta
72 GU
simpatia che non si dava se non con loro. Nei libri necro^
logici eli questa città gli fu conservato il titolo di magister,
e si ha che morì nel giorno i8 Febbrajo dell'anno i520.
72. GuTONE GIULIO. Pittore. — Dal carteggio episto-
lare dei principi Gonzaga negli anni i586 e 1587
che Gutone era spedito ed elevato pittore, e che in que*-
gli anni lavorava \n Goito col Borgani e con Pompeo Pe-^
demonte. Quel carteggio è nell'archivio segreto di Man-
tova, e mio padre lamenta gli ostacoli che doveva vincere
a penetrare colle sue ricerche fino là dentro, ed anzi a
male in cuore dice di aver desistito da molte indagini che
gli avrebbero fruttato maggiori schiarimenti , e tuttavia egli
si tenne pago di avere tentato quello si poteva da lui,
affinchè si rendesse giustizia a tanti uomini che a' loro
tempi erano stimati nobilissimi , e che ponno ^' nostri
giorni fare sprone alla inerzia di molti.
78. Jacopo. Miniatore. — Nacque Jacopo nel i5i5 e
fiorì alla scuola di Giulio, al quale fu carissimo, e con lui
perciò lavorò molto al T e altronde. Nell'ancora fiorente
età di anni 45 fu tolto alle arti ed alla patria nel giorno
^4 Gennajo i56o, dimorando nella contrada de' Mastini.
Noi abbiamo trovato nei libri cronologici di Mantova se-
gnata la morte di costui col solo motto Jacopo Pictor
il che indica abbastanza a chi è addentro agli usi di quei
tempi , la notorietà e celebrità a cui desso era giunto appQ
i suoi contemporanei j ma fatalmente per noi quell'uso
c' impedisce di sapere maggiori notizie di lui , ignoranr
donc il casato.
74. Leonbruno LORENZO. Pittore. — In questi cenni
di vite pittoriche già avemmo occasione di conoscere il
genio proteggitore le belle arti dei Gonzaga, ondechè Manr
tova certamente dopo la gloria del canlor dell'Eneide ha
LE 73
preso quel posto che lia per Io immenso amore di quei
principi a promovere ogni sorta eli progesso intellettuale
e sociale ne* loro sudditi, e mentre che la maggior parte
de' signorotti d'Italia la tenevano in barbarie ed ignoranza,
desolata e piena d'armi e di eserciti , essi scrivevano a un.
Petrarca, perchè ne venisse a precettore della gioventù;
largheggiavano comodi e onori a un Vittorino da Feltra
che v'insegnava le belle lettere greche e latine, e informa-
va un loro figlio all' onore di quelle, e creavalo all'amore
de' popoli, ponendo ad esso in cuore Todio all'oppreS'-
sione; chiamavano un Andrea Mantegna ed un Leonbatr-
lista Alberti a fondatori e restauratori di scuole di pittura
ed architettura da far onore non che a Mantova, ad
Italia tutta; da Roma si faceva venire un GiuHo I^omana,
che da quel fecondissimo genio che era riedificò ed abbele
tutta Mantova, anzi la converse in istupenda galleria, in-
tanto che la civìQ era fatta convegno ed asilo ai grandi
uomini di que' felici tempi, onde sembrava più accade-
mia che principesca reggia. Per tali magnifici e poderosi
auspicii sorsero infiniti e preclari ingegni e nelle arti e
nelle scienze, e que' secoli fanno prova che perfino l'in-
gegno umano, dono di Provvidenza, è sottoposto a legge
di necessità sociale, poiché ove è spinta di Mecenati e
di esempio ivi è sviluppo di genii. Ma sventuratamente
per la gloria mantovana e d'Italia le pestilenze che mie-
terono e sbigottirono tante vite, le guerre che confusero
ogni ordine ed insultarono ad ogni senso di umanità,
r egoismo che n'erano surto, furono principale causa che
tanti illustri nostri fratelli che sudarono all' incivili-
mento si giacquero inonorati, e spenti dall' obblivione^
Sta però sempre alle età venienti il dovere di essere giù*
sti e pietosi inverso i loro padri.
7
74 LE
E fu questo religioso sentimento che scaldava il petto
a mio padre, allorché traeva da immeritata dimenticanza
il nome di tanti nostri concittadini, che pur sono degni
di accrescere la corona che merita in pittura V Italia a
preferenza di tutte le altre nazioni. Vedemmo lui più volte
esultante con lagrime di gioja per essere stato nelle sue
fatiche benedetto. Ma quando levò dalla polvere vecchie
pergamene e lesse un nome che a parer suo doveva reg-
gere a petto della gloria di un Mantcgna e di un Giulio,
la sua vita sentì cercarsi da nuova vigoria, e non vi fu
amico suo a cui noi ripetesse. Molti vi fecero plauso e si
imirono con lui alla paziente impresa, e fu allora che di
consenso suo il chiarissimo professore Prandi (a) die fuori
le notizie storiche spettanti la vita e le opere di Leonbruno,
e ne stampò i preziosi documenti che gli valsero a cele-
brarlo. Io perciò nello stendere la vita di questo ignorato
valente artista, mi varrò per la più parte di sue parole,
ove noi dissentano i particolari documenti che in seguito
furono trovati presso mio padre medesimo.
?5 Da messer Giovanni Leonbruno e dalla moglie di
lui Elisabetta Moroni nacque in Mantova Lorenzo Tanno
1489. Nulla si sa della prima educazione di Leonbruno;
è forza tuttavia crederla sollecita e diligente, dappoiché
nel libro degli stipendiati del principe (è) all'anno i5n
{a) Mantova, dalia tipografia virgiliana di L. Caranenli 1825.
{b) Questo principe era il marchese Francesco IV, grande
amatore e generoso proleggitore dei cultori delle belle arti,
e troviamo che del i5ii aveva ordinato a Leonbruno, e que-
sti già eseguito , l' indorare due camere a volta nel palazzo
nuovo a S. Sebastiano, e n'ebbe in pagamento, dietro coUau-
dazione di Lorenzo Costa ducati 172 , fattagli add\ 29 apri-
le i5i2, come si ha dui documento che riporteremo in fine
LE 75
Io troviamo nominato pittore e incaricato d'incombenze
gelose che ne lo fanno supporre bastantemente istrutto (a).
di queste memorie (8) : e che si vede soUoscritto da Lorenzt>
Costa medesima.
E giacche cade in acconcio di parlare di questo docu-
mento j conviene che si avverta che il padre Luigi Pungi-
leone, a cui tanto deggiono ìe belle arti per la ilkistrazione della
vita del Correggio, a pag. 45 voi. Il delle Memorie di Antonio
Allegri, stampate in Parma nel 181 7, errò nel riportare questa
documento, poiché egli vi aggiunse per relatìone dei M. Lo^
renzo Cosia^ parole che non sono nelForiginale, ed errò pure
ponendo la data dei 29 agosto. E che veramente l'errore sia
da parte di questo per altro dottissimo scrittore, ne lo assi-
cura il documento medesimo che da mio padre si spedi con
molti altri a codesto, e che io tengo ora presso di me.
(a) Che sia cosi è posto fuori di dubbio per documenti da
mio padre ritrovati da quelT istesso archivio, conoscendosi
per quelli che dopo il 29 Aprile i5i2 Leonbruno fece di
molti altri lavori. Infatti ygli 8 di Maggio dal tesoriere gli
furono pagati ducali 3o per un quadro largo piedi 1 1, alto 8,
rappresentante nove muse atteggiate al canto^ Apollo che suona
ed il Marchese Francesco IV in atto di ascoltare. Questo
quadro fu fatto per commissione di Lorenzo Costa, evenne
posto nella camera presso a quella chiamata del Papa nei
medesimo palazzo di S. Sebastiano. Indi si legge ne' libri dei
conti che ricevette ducati 79 per avere dipinto e indorato
un oratorio nel medesimo palazzo; altri ducati 96 per tre
altri quadri dipinti in quelForatorio, nei quali assai bella era
la Nostra Donna: ducati 8 per avere pure dipinto sopra la
porta di esso oratorio una Madonna: ducati 27 pei lavori
entro un camerino fatto da certo Riapo Armete con foglia-
mi: poi altri ducati 24. 18 per le pitture della stanza sotto
la loggia del suddetto palazzo.
Anche nel riportare questi documenti il Pungileone non
stette a quelH mandatigli da mio padre, edalla stessa pagina
76 LE
Se vi lia maraviglia per la molta rapidità di Leonbruno
nell* acquistare nominanza dipittore, si ricordi che in quel
tempo era in Mantova fioritissima la scuola pittorica man-
tegnesca da cui i precetti erano illustrati con rari dipinti
che servirono lungamente , mentre stettero fra noi, a pub-
blica istruzione degli studiosi artisti. Ai quali ajuti accop-
piando Leonbruno quelli che potè ritrarre dal chiaro di-
pintore ferrarese Lorenzo Costa chiamato da Federico a
capo della ricordata scuola pittorica dopo la morte del
Mantegna, gli fu agevole il salire speditamente in fama
di non volgare artefice. Senza che la esperienza ne inse-
gna che non ha bisogno di grandi soccorsi chi nacque ad
essere classico pittore. Oltreché il nostro artista non aveva
avuto a superare Y ostacolo delF indigenza , poiché anzi ap-
partenne a famiglia agiata pe' fondi stabili che godeva ai
Due Castelli, paese non molto discosto da Mantova. Di
che ne fa certi la francagione dei tributi accordatagli dagli
uomini del Comune di detto paese , avvalorata in appresso
da favorevole sovrano rescritto. In esso lo appella il prin-
cipe ^9 suo pittore egregio; dichiara ^? di amarlo assai per
le sue virtù, ingiugnendo a tutte le autorità la rigorosa
osservanza della richiesta immunità (a).
45 del medesimo Voi. II lo si corregga ove asserisce che il
quadro delle nove Muse, e di Apollo e Francesco Gonzaga
era del Costa , dal documento originale chiaramente apparen-
do, che l'autore ne dimenticò le ultime parole, che rivelano
essere stato il quadro fatto per commissione di Messer Lo*
renzo Costa dal nostro Leonbruno (9) (Vedi i documenti).
{a) Dal Prandi si è lasciato il principio di questo decreto,
che ha così ZZ Pro Magistro Laurentio Pletore egregio Mar-
chionali approbatio conventionis per eum factae de anno i5 18
Conoscendo Federico 1' ottima disposizione di Leon-
bruno a divenire eccellente pittore, pensossi nel marzo
del i52i d'inviarlo a Roma a studiarvi quanto vi ha di
maraviglioso nelle arti del disegno. Ma ciò che vieppiù
moveva Federigo ad inviarlo colà era il tenere egli allora
presso al Papa, in qualità di suo ambasciatore, il conte
Baldassare Castiglione, cavaliere che lungi dallo starsi ozio-
samente assiso all'ombra degli allori mietuti dagli ante-
nati, convinto appieno che le sole virtù personali meri-
tano la pubblica ragionevole estimazione, coltivava gli
studii non meno gravi che ameni, e ne proteggeva i cul-
tori stessi. Munitolo perciò dì sua commendatizia {a) partì
per Roma, ove giunse il dì 22 marzo dell'anno medesi-
mo. Scorso appena un mese (che più lunga assenza non
consenti vagli il principe) ritornò Leonbruno a Mantova,
recando seco un' altra lettera dal Castiglione diretta pure
al Marchese, nella quale gli dà conto in poche linee di
ciò che in sì breve tempo aveva potuto operare a prò del
suo raccomandato.
Restituito Leonbruno alla patria lo veggiamo nominato
nel libro degli stipendiati del principe col titolo di pit-
€um hominibus Castrorum circa immunitatem ejus posscssio-
nis in dicto loco existentis. ^
ExposLiit nobis eie. come in seguilo è posto dal nostro
autore.
{a) La lettera è riportata con molti altri documenti infine
dell' operetta medesima del P. Prandi, ma non dice che questa^
insieme a molte altre lettere del Castiglione, è custodita in
una raccolta MS. , dall'illustre famiglia discendente da quel
sommo. Sarebbe un vero beneficio alle belle lettere ed alla
storia , se quella raccolta fosse fatta di pubblico diritto , e
facciamo un voto perchè codesta famiglia voglia secondare sì
giusti desiderii a comune vantaggio.
7» LE
tore di borte. Nei registri poi delle fabbriche principesclie
accennansi molte opere da lui a quell'epoca pennelleggiate
nel castello di Mantova (a) , nel palazzo di S. Sebastiano
e in quello di Marmirolo , vedute ed approvate dal sun-
nominato Lorenzo Costa. Vero è che di sì pregiati lavori
non rimane sventuratamente alcun vestigio; possiamo tut-
tavia ragionevolmente supporre che manifestassero il no-
tabile progresso fatto da Leonbruno nel suo soggiorno in
Koma, se piacquero allo squisito gusto del dotto principe,
in guisa che nel settembre del i523 gli fece spontanea-
mente dono di un considerevole tratto di terreno limi-
trofo air abitazione paterna di esso Leonbruno ; dono che
il principe risguardava tenue a petto al merito dell'arti-
sta, riservandosi perciò a beneficarlo più largamente,
come prima gliene sì fosse offerta opportunità. Nel proe-
mio alla carta di donazione si esprime il Marchese nel
modo più onorifico ed affettuoso che immaginar si possa
verso Leonbruno, dicendo che aveva pensato da lungo
tempo, come poterlo beneficare, conoscendolo uomo di
virtù consumatissima ed eccellente nella pittura. Parlando
poi delle opere eseguite nelle cappelle e nelle camere del
suo castello , e di quelle ancora che andava di mano in
mano pingendo, le dice preclare e degne di ammirazione.
Fedele il marchese alle sue promesse, presentandoglisi
nel i526 l'opportunità dì beneficare nuovamente Leon-
bruno, gli dona nelle più ampie forme in comune con
certo nobile Brughinio suo ciambellano 200 biolche di
terra, situate nel territorio di Reggiolo, e in questa nuova
carta di donazione manifei^ta pure il principe sulle prime
{a) Il castello di Mantova fu fabbricalo nel i^gS per or-
dine di Francesco Gonzaga,
« r affetto clie ha sempre nutrito e die va di giorno in
giorno vieppiù nutrendo verso Leonbruno, pittore a lui
cat-issimo, sì per l'egregia sua arte, e sì ancora per le in-
numerevoli prove dategli di sue virtù. 5?
Fin qui vedemmo che la fortuna arrise a Leonbruno,
ma d'improvviso cangiando, come suole d'aspetto, lo fece
sebben tardi accorto a diffidare in appresso de' suoi fa-
vori. Di tale cangiamento non ne lascia dubbio una let-
tera ch'egli scrisse di Milano nell'ottobre del i53i a Sta-
dio Gadio segretario in Casal Monferrato del Marchese
Federico, già creato duca di Mantova. Gli narra in essa
primieramente di avere inteso dal conte Nicola Maffei che
il duca suo signore pensava incaricarlo a delineare la pianta
della città di Casale ; e poiché aveva già eseguita que-
st'operazione e delineati eziandio i Castelli di Milano e
di Cremona, prima di averne ricevuto il sovrano comando,
10 prega di far noto tutto ciò al duca. Appresso ricorda
11 modello da lui costrutto delle fortificazioni di Porto ed
aggiugne che, avendo incominciato a fabbricarle in muro ,
pensava a corredarle di tutti i segreti da lui veduti al-
trove, anzi da lui immaginati prima di vederli. Da ciò si
scorge che la prima pianta delle fortificazioni di Porto do-
vevasi a Leonbruno, e che egli era perciò versato anche
nell'architettura militare. Se non che penetrando egli che
ad altri volevasi affidata la cura di metter fine a quell'opera,
n'ebbe grave dolore, che in risentiti termini espresse al me-
desimo Stazio Gadio.
Dell' ultimo paragrafo della più volte citata lettera di
Leonbruno raccogliesi che quando la scrisse non era più
al servizio del Duca di Mantova ; poiché sperava di pas-
sare al soldo di quello di Milano, Francesco Maria Sforza.
Generoso nondimeno il Duca volle che gli fosse corrispo-
8o LE
sto il meelesimo stipendio a titolo, come si crede, di pen-
spione vitalizia pei prestati servigi.
Dopo il 1 537 non si rinviene più notizia alcuna diLeon-
bruno, dacché non si riscontra più tra gli stipendiati di
corte, ed ignorasi del tutto, se si fosse acconciato, come
speravi, ai servigi del Duca di Milano. Quali si fossero le
verosimili cagioni che strinsero Leonbruno lungi della sua
patria, non è malagevole il conghietturarìo da certi av-
venimenti che la storia di quel secolo rammenta.
Il nostro Prandi quivi conghiettura che tali funesti can-
giamenti avvenissero a questo sfoitunato artista pel ca-
rattere fiero di Giulio, che non soffriva rivali, di modo
che gli avrà a poco a poco accesa una sorda guerra, scer-
nendo con occhio linceo i più piccoli difetti nelle sue
•pitture , valendosene a render vana la eloquenza delle
opere di un tanto rivale, e ciò senza paura dell' indigna-
«iione del Marchese , poiché era sicuro della protezione del
i?iastiglione a cui il Marchese medesimo tutto deferiva , e
tanto più in quell'epoca che pare, egli aspirasse all'ono-
rifico titolo di Duca, e perciò volendolo obbligare colla più
nobile delicatezza ad essergli utile presso Carlo V a cui
esso Castiglione per comandamento del Papa doveva an-
dare, la miglior via si era di colmare di carezze e di ge-
nerose donazioni quel Giulio che il Conte amava con tutto
l' animo. In tal caso ognuno s indovini se l' aura spirasse
favorevole al Leonbruno.
Al nostro autore tale supposto riesce verisimile molto
per l'aneddoto avvenuto allora a Gian Francesco Penni del
Fattorino, il quale fatto erede con Giulio delle sostanze
dell' estitìto Raffaello, e per gl'insegnamenti avuti da quel-
l'uomo sommo, divenuto anch'egli eccellente pittore, im-
maginò di portarsi a Mantova, sperando di essere compa-
LE Si
gno a Giulio nei lavori che doveva questo intraprendere.
Ma andò errato nel suo pensiero, poiché ne fu accolto con
tanta freddezza che si avvisò di partire sollecitamente per
Napoli,
Se a Giulio era sì molesta la presenza del Penni suo
condiscepolo ed amico , più pesante di molto doveva
riuscirgli quella di Leonbruno, stipendiato pittore di corte
ed amato dal duca con singolare affetto. Ognuno sa il ge-
nio dei pittori degli andati tempi, intento alla critica mor-
dace nel far giudizio degli altrui dipinti, quand'anche non
vi avessero motivi di particolari rivalità. E fra molti esempi
bastici il Domenichino, che spiaceva al maggior numero
de' pittori che vivevano in Roma, quando vi faceva le mi-
gliori opere.
Lamenta quindi il Prandi che Leonl3runo non abbia
imitato l'esempio del Guido Reni posposto in una com-
missione importante ad Andrea Roncalli , e non abbia se-
guito tranquillamente nell' incominciata carriera, affinchè
divenuto anch' egli, come il voleva la moda, esperto dipin-
tore di macchinose opere a fresco, come lo era in quelle
ad olio, avrebbe la lotta fra loro due giovalo non poco
ai progressi dell'arte, e si avrebbe forse fatto accojto lo
stesso Giulio di alcune mende che venivangU apposte, ed
in ispecie di annerire di soverchio le tinte, difetto notato
dagli stessi più caldi ammiratori suoi.
Ma, soggiunse l'autore, chi poteva pretendere tanta mo-
derazione nell'amareggiato Leonbruno, non molto inchi-
nevole alla pazienza, come apparisce e dalla lettera diretta
allo Stazio, e dalla sua fisonomia non equivocamente
espressa nel ritratto che pinse da se stesso in uno de' qua-
dri che andremo a descrivere?
Dà poi Prandi la lode che si conveniva a mio padre
82 LE
ed. al signor Sigismondo Bellati, pittore dilettante fornito
di squisite cognizioni pittoriche, al primo, come scopri-
tore diligentissimo di patrie ignote glorie, e all'altro per
avere con indicibile pena e sottile intelligenza ritornato per
istudiate e talvolta non prima tentate vie al nativo splen-
dore più di un maraviglioso dipìnto di Leonbruno.
Ora basterà che descriviamo tre quadri vandalicamente
ritoccati e ridipinti , e da Belluti resi alla primitiva straor-
dinaria bellezza.
Il primo quadro è un S. Girolamo che conservavasi
presso le soppresse monache di S. Orsola (a), e consiste
in una tavola di legno di pioppo alta 78 centimetri, e
larga 69. Il dipinto è ad olio, V imprimitura a gesso.
Vi si rappresenta il Santo in mezza figura di fianco
verso chi guarda, situato in una grotta di Betlem e in
atto di orare innanzi al Crocifisso che tiene nella sinistra
mano , stringendo colla destra un sasso appoggiato all' i-
gnudo braccio sinistro in modo che i due avambracci si
incrocicchiano , e il gomito del destro appoggia sopra la
sacra bibbia, che vedesi aperta e sostenuta da sterpi che
gli escono dinanzi da un grosso masso, ed è scritta a
caratteri ebraici, e dove incomincia la Genesi; di un'esat-
tezza e perfezione da non parerti vero. Veste T immagine
un manto rosso ed una specie di tunica di colore piombo-
scuro, ed addossatagli in modo che rimangono a nudo
le braccia e parte del dorso. Per tale vestimento si appa-
lesa la somma intelligenza dell' artista nel dipingere il
nudo, e nella scelta del migliore stile nel trattare lepie-
(a) Il quadro fu acquistato dal bravo Bellati. Di questo pit-
tore se ne è fatta perdita il 2 aprile 1 832 ed in verone duole
a qualunque cittadino che senta amore di belle arti.
LE 83
glie delle vesti. È T opera dipinta con molto colore, ma
con molta finezza insieme e scioltezza di pennello. Avendo
il pittore presa la luce dall'alto, n' el3be un bellissimo
partito di chiaroscuro che dà all' immagine un rilievo per
cui sembra uscire del quadro, e presentarsi una persona
piuttosto viva che dij)inta. Stupenda è la testa del Santo
tolta dalla bella natura , e non da qualche statua antica.
La barba è vera , morbida e direbbesi trattabile. Tiene
r immagine la bocca semiaperta , e ti sembra parlare al
Crocifisso, cui volge gli occhi colla più divota tenerezza.
A lato del Santo evvi un leone così dipìnto che non pren-
de campo sull'oggetto principale. Non è caduto l'artista
nell'anacronismo di dare al suo eroe il cappello cardina-
lizio (a) , siccome fecero altri pittori , perciocché questa
dignità ecclesiastica non eravì al tempo di S. Girolamo.
Dove singolarmente campeggia l'alto sapere di Leon-
bruno è nella parte più difficile della pittura, quella cioè
deir espressione. L' ha egli evidentemente tmtta dalla vita
di S. Girolamo che è tra quelle che furono scritte nel
buon secolo della lingua italiana. Pare anzi che t'abbia vo-
luto tradurre col suo pennello il capitolo nella vita slessa
così intitolato : Orazione che disse il Santo mostrando
il grande suo desiderio di essere con Cristo.
Chiunque sia altamente penetrato dalle massime della
religione cristiana e legga i sentimenti racchiusi in codesta
orazione, e si volga di poi a contemplare il dipinto, scor-
(a) Quando il Bellati acquistò il quadro, vi si vedeva il cap-
pello cardinalizio, e gli sterpi erano stati ridipinti a foggia di
teschio, ma questi ritocchi dell' invidia e del fanatismo sono
caduti j come fittizii che erano per la somma cura e fina in-
telligenza del Bellati medesimo^ e del pittore Giuseppe Pel-
lizza mautOYano, allievo di nostra accademia.
84 LE
gerà tosto, e negli occhi e nella fronte del Santo espresso
al vivo il desiderio che abbian fine i giorni suoi per
unirsi a Gesù.
Ha il pittore leggermente tinto di sangue i bulbi e le
palpebre , e v' ha dato quel rigonfiamento che nasce in
uomo mosso da violenta passione e da infinito dolore
de' passati errori da impedirne le lagrime, e non pertanto
da esprimerne la potente carità nella quale, a detta del Van-
gelo, si concentrano i pregi dell' uom penitente. E si vede
questo S. Girolamo vecchio bensì, ma non decrepito, e
lungi dall' esser fiaccato per malattia. Ha piena vigoria e
robustezza sì che il desiderio di morire non può supporsi
che sorga in lui, se non che proprio dalla sola carità.
Porremo fine alla descizione di questo lavoro piuttosto
inspirato che umano, col riflettere che lo stesso Leonbruno
parve più pago di esso che degli altri, avvegnaché in
questo appose il suo nome a caratteri grandi ed in
luogo manifesto, cioè alla parte esterna sinistra del termi-
nare dei fogli della bibbia, come segue = Leonhrunus
Mantuaniis.
Il secondo quadro ha per oggetto il favoloso fatto di
Apollo sfidato al suono da Pane , e la punizione di Mida
pel suo pessimo gusto : argomento che pare scelto da
Leonbruno per le amare sue vicende a vendetta de' cen-
sori di sue pregiabiU opere (a).
[d) Non e molto tempo che Y esperto artista mantovano
signor Pietro Dovati col suo ingegno ha saputo salvare dalla
ruina cinque bellissimi dipinti nuovamente scoperti per lavoro
di Giulio Romano, e fra questi vi è pure lo stesso argomento
di questa favola ; ma a noi pare che si dilunghi assai dall'in-
spirata dolcezza e maestà celeste con cui lo ha trattato il no-
stro Leonbruno. Meglio di me il decida qualche valente nei-
LE 85
È questo dipinto ad olio sovra tavola di legno di pioppo,
alta metri uno e g5 centimetri , e larga metri i , 3 1 . La
imprimitura è a gesso; le figure sono grandi al naturale.
Queto e tranquillo è il tono generale della tinta, come
il richiede un bosco del monte Tmolo, dove si rappre-
senta Fazione. A mantenere dignità ne' dipinti vuoisi cer-
care la semplicità, come ne' drammi. Attenendosi Leon-
bruno a questa regola dipinse nel suo quadro, sebbene
grande, le sole quattro figm^e necessarie a rappresentare
la favola. Apollo cioè Pane, Tmolo e Mida.
Un'altra avvedutezza ebbe eziandio Leonbruno, e fu
di scegliere il punto più essenziale della favola, affinchè
per esso venga tutta ad intendersi facilmente; a spiegarsi
cioè la favola per il quadro, e non il quadro per la fa-
vola.
Pane , lo sfidatore , in figura di Satiro, ottimamente
disegnato colle gambe, coscia e corna caprine, e con mento
pure di pelle caprina, con barba e capelli ispidi, occupa
il centro del quadro, e siede sovra un largo masso, fa-
cendovi pure della sua destra sostegno al fianco. Egli ha
già sonato e appoggia la sua zampogna sulla sinistra co-
scia. Dair increspata fronte , dalle inarcate ciglia , dallo
sguardo, dal modo di volgere il capo, si scorge F atten-
zione sua divisa, parte in ascoltare Apollo, e paite nel
dar retta a Tmolo che ha pronunciato sentenza a favor
del rivale. Doppia attenzione, malagevole bensì ad espri-
1* arte confrontando que* due lavori. La descrizione di questi
dipinti fu stampala in Mantova nel i832, essendovi unite cin-
que incisioni a contorno disegnate leggiadramente dai Conte
Carlo d'Arco che onora la patria coltivando con amore le belle
arti.
86 LE
mersi^ ma che fu maestrevolmente impressa dal pittore.
Nella fisonomia di Pane leggesi la maraviglia, la sorpresa
e il pentimenta per F imprudente disfida.
Bella oltre ogni credere è la figura del re di Lidia, as-
sisa al di sotto di Pane sovra ampio sasso , su cui appog-
gia la sinistra mano. Veste una tunica di color cilestro
carica ed un balteo a ciarpa bianca collocata sopra la tu-
nica, dall'omero destro gli discende al sinistro, aggrup-
pandovisi con eleganza. Ha una specie di manto che sente
il colore di arancio, e scende sino a terra con bellissimo
partito di pieghe. Sotto quella mano che posa sul sasso
leggesi in iscorto il nome di Leonbruno. Quantunque sia
questa figura dipinta in ombra ed in istudiatissima posi-
tura, attesi non pertanto i varii giuochi della luce che
dair alto penetra furtiva fra i rami delle sovrastanti piante,
vedesi disegnata colla maggior eccellenza e di una espres-
sione stupenda. Manifesta essa nel volto la maggior at-
tenzione di un giudice imparziale, ma che rapito dalla
celeste armonia di Apolline, lo accenna eolla destra vin-
citore nella sfida.
Siccome la fìsonomia di Tmolo lo dimostra di mente
acuta e perspicace, così per converso quella di Micia Io
dà per ebete e di ottuso ingegno. L'immagine sua è situata
alla quarta linea del quadro ed alla destra dello spetta-
tore. Ha la veste rossa, il manto verde olivastro, ed una
ciarpa simile a quella di Tmolo. Mostra la sua testa le
orecchie asinine , e la barba larga e folta; colla sinistra
sostiene il manto , e sulla destra appoggia molto inchi-
nato il mento, che lo fa conoscere melanconico^ pensie-
roso, anzi pentito di essersi mal opposto alla sentenza di
Tmolo.
La vivissima descrizione che fa T immortale "Winckel-
LE 87
mann dell^ Apollo di Belvedere conviene pressoché tutta
anche a quello di Leonbruno, cosicché colle parole
stesse di quel sommo parlando delle forme diremo : « che
sollemnsi so^ra r umana natura j che il suo atteg-
giamento mostra la grandezza divina che lo investe , che
una primavera eterna, qual regna ne' beati Elisi, spande
sulle virili forme di una età perfetta i piacevoli lineamenti
di una ridente gioventù , e sembra che una tenera morbi-
dezza scherzi sulla robusta struttura delle sue membra.
Parve a taluno che il volto dell'Apollo di Leonbruno
sentisse il femminino. Lungi però dall'essere questa spe-
cie di mistura un difetto vuoisi anzi riguardare , come
una bellezza, ardua bensì a rappresentarsi, ma pregiata
assai in un Apollo, per avviso di Plinio, e peritissimi
scultori la praticarono.
Nell'Apollo di Belvedere non evvi indizio alcuno di
umana fralezza: in quello similmente di Leonbruno non
vi è fibra che lo ricordi mortale; e lo dipinse stante in
piede neir atto di toccar lo stromento che lo ha reso vin-
citore , e pare che rida sottocchi mostrando a così dire ,
un'aria di sprezzo verso il vinto rivale. Non è affatto
ignudo , perciocché dall' omero sinistro all' anca destra gli
discende una ciarpa rossa, la quale coprirebbe notabil
parte del nudo, se il pittore con molta accortezza non
avesse finto che un leggier vento allontanasse del corpo
di Apollo quel balteo, perchè, salva la decenza, apparii*
sero le divine forme del guidator delle muse.
Ad esempio del gran Raffaello e del Correggio che die-
dero ad Apollo il violino e l' arco , die pure Leonbruna
al suo uno stromento armato di corde cui finse tocco da
88 LE
un archetto crinito , il che accresce vaghezza al dipinto
senza oscurarne T intelligenza (a).
Il terzo quadro è doppiamente mirabile e per la stile
con cui è trattato , e per Y alto e nobilissimo soggetto
della morte e sepoltura del Salvatore che torna al pen-
siero la grand' opera della Redenzione; manifestando così
Leonbruno un animo filosofico col^far uso anch' egli di
un potente mezzo sensibile per imprì^mere profondamente
neir animo ae' fedeli gli augustissimi misteri di religione^
mezzo efficace che passa rapidamente allo intelletto ed al
cuore 5 sovvenendo ad ognuno , che un uomo-Dio diede
sua vita, e che in lui forti ci dobbiamo fare per la grande
opera del perfezionamento pel quale Egli ruppe la ver-
gognosa schiavitù.
Prese Leonbruno infatti a trattarlo su di un*^ altra ta-,
vola di legno di pioppo alta metri o, 85, larga metri i, o3
impressa a gesso, studiandosi a non deviare per quanto
era possibile dalle narrazioni degli scrittori sacri.
Il pittore perciò fece che al pietoso ufficio assistessero
le persone piìi care a Gesù che trovavansi presso la croce,
quando vi fu confitto, e quindi vi dipinse Giuseppe di
Arimatea, Nicodemo, la Madre Maria, Cleofe, Salome e
la Maddalena, e il prediletto Giovanni, collocandoli in due
piani.
Nel primo di essi offresi immediatamente allo sguardo
il Redentore spirato che giace in grembo alla madre ed
è da lei sostenuto colla destra in tempo che lo regge pure
Nicodemo situato al sinistro lato del quadro. L' opposta
{a) Questo quadro è oggi posseduto del signor Francesco
Rizzini amatore delle belle arti, ed è tenuto di quel pregio che
inerita.
LE 89
parte è occupata dall apostolo S. Giovanni, che presenta
una figura intera dietro la quale sporgesi Maria Madda-
lena in atto d'intenso dolore, a chiome sparse, ed a mani
fervidamente giunte. Tra le pieghe del lembo della sua
sopravveste è scritto a minuti caratteri il nome di Leon-
bruno.
Nel secondo piano stanno Maria Cleofe e Maria Sa-
lome. La prima è posta dietro la Vergine e trovasi presso
la croce, di cui si vede il solo tronco. La seconda è col-
locata dietro a Nicodemo, ed è vicina a Giuseppe d' Ari-
matea che mostra il solo capo. Nel medesimo piano, al
sinistro lato, dietro l'apostolo S. Giovanni, scorgesi in
mezzo busto il ritratto del pittore che mira gli spettatori
dell'opera sua. Malgrado l'apparente calca delle figure
effigiate nel quadro non è tra esse confusione alcuna ,^
tanto vi è bene intesa la prospettiva aerea oltre la lineare.
Non potevasi scegliere più patetico ed opportuno luogo
a rappresentai'e quell'azione lugubre, offrendo essa all'al-
trui vista e da lungi il tronco della croce, il nudo Gol-
gota, e presso il sepolcro di Gioseffo.
Merita quest' opera tutte le lodi per la eleganza, la cor-
rezione e la grandiosità del disegno. Le proporzioni cor-
rispondono al carattere delle figure. I contorni del Cristo
superano in dilicatezza quelli di S. Giovanni e di Nico-
demo e direbbonsi attinti alla sorgente della bellezza
universale eterna, e riuniti nel modo che più si addice a
quello onde fu detto nel salmo « speciosm forma prue
filiis hominum.
Lo studio dell'anatomia vi traluce mirabilmente , ma
non così che vi si possa riprendere una pompa soverchia.
Le estremità delle figure sono tocche colla maggior per-
fezione e disposte colla massima naturalezza. I panneg-
8
Qo LE
giamenti raffaelleschi vestono ie immagini senza affetta-
zione 5 ne altro studio accusano fuorché quello della scelta
verità.
Le parti che risguardano il chiaroscuro, la prospettiva,
il colorito sono perfettamente trattate. La luce, che qui
pure parte dall' alto , colpisce direttamente la figura di
Cristo, toccando di sfuggita le parti superiori delle altre
figure, e lasciando così nella maggior quiete la parte in-
feriore del quadro: partito lodevolissimo, in quanto che
rende la figura principale atta più di ogni altra ad at-
trarre gli occhi de' risguardanti , mentre ti si mostra e
pel colorito delle carni e per le irrigidite articolazioni non
un uomo che dorma, ma un vero estinto reso tale per
morte violenta.
Stupenda è la testa di Maria Gleofe per essere tutta il-
luminata di riflesso, assunto malagevole che trovasi sol-
tanto felicemente tentato dai pittori di grido. Quanto al
colorito delle carni vedesi giudiziosamente variato. Quelle
del Cristo spirato, appaiono più morbide, più dilicate,
più nobili che quelle del S. Giovanni , giovane però di
molta bellezza, mentre le carni del Nicodemo e di Gio-
seffo sono di un colorito più forte. La Vergine è simil-
mente di carnagione dilicata , ma che ha sofferto non
tanto per V età , quanto per le afflizioni d' animo che in
tutta la persona traspaiono. Leonbruno ha dato al suo
volto il più energico indizio degli interni strazi, ma si è
attenuto all'inno della Chiesa dandole alcune lagrime :
Stahat juxta crucem lacrjmosa.
Le carni di Maria Salome sono vivide e deggionsi en-
comii alla trasparenza del velo ond' ha coperto il capo,
lasciando essa scoigere persino la lucentezza de' sotto-
posti capegli.
LE gì
Gli ornamenti in oro vero, usati dal pittore per fre-
giarne alcune vesti, erano del gusto di quel secolo.
Potendo le descritte opere di Leonbruno senza fallo
sostenere il confronto colle migliori del tempo suo , il
nostro Prandi finisce col cercare la cagione del silenzio
degli storici, e specialmente di Vasari, su questo grande
pittore, e la congliiettura in particolar modo dal non
avere Leonbruno lavorato mai fuori di patria (tìf), dalla man-
canza di scrittori mantovani contemporanei, dal non es-
sere stato capo-scuola; dalla comparsa di Giulio Romano
con tante a lui favorevoli circostanze di entusiasmo, da
giugnere perfino al far ridipingere sul gusto giuliesco le
opere ancora di altri pittori, come vedemmo già nel S. Gi-
rolamo di Leonbruno medesimo. E che ciò sia avvenuto
proprio al nostro pittore, viene posto fuori di ogni dub-
bio dal sapere che anche la sopradescritta deposizione di
Cristo era ritoccata di quella maniera. Il che lo ebbe per
primo a sospettare mio padre ed a persuadersene dappoi
per le cure del lodato Bellati, che preso a ristaurare il
quadro conobbe che la testa del Nicodemo aveva i ca-
pelli di maniera del Leonbruno, onde fatto animo a to-
gliere il mentito ridipinto gli si appalesò uno stile uni-
forme diverso dal giuliesco, e venne poi la certezza che
fosse opera di Leonbruno, quando, come vedemmo dalla
estremità della sopravveste nella Maddalena, vi si rinvenne
il suo nome a minuti caratteri d'oro.
[a) Questa è asserzione troppo gratuita del Prandi, e con-
tro la verosimiglianza di quello che si può dedurre dalla lettera
scritta a Stazio Gadio, ove espone le sue speranze d' essere
al servizio di Francesco Maria Sforza ; poiché pare , che per
venire in favore a questo principe, avrà voluto presentarlo
di qualche suo più perfetto lavoro.
f)2 LE
Anche il Vasari, al dire eli Prandi, non poteva parlare
di questo artefice, sendo venuto a Mantova dopo tre anni
dalla morte di Federigo, e quindi dopo che Giulio aveva
£3[ià distrutte molte opere di varii pittori , e ciò per es-
sersi valso dell'accordatogli illimitato potere di fare tutto
ciò che gli veniva a grado riguardo a strade, palagi, ec,
come infatti il Vasari medesimo attesta, dicendo che
Giulio rifece di muraglia molte stanze del castello , dove
in Mantova abitava il duca: occasione che gli si offerse
opportunissima per cancellare le opere del nostro artista
e sostituirvi le sue, togliendo così di mezzo un impor-
tuno confronto.
Così la discorse a un dipresso il cel. Prandi, a cui man-
cavano fatti per ispiegare il rovescio di fortuna del nostro
artista, ma dopo pubblicata l'operetta di quel chiarissimo,
nella parte posteriore antica abbandonata del Castello di
Mantova si scopersero altre bellissime pitture di questo
insigne pittore , cosichè distruggesi anche questo suppo-
sto del Prandi medesimo, e conviene proprio confessai^
essere ignoto il vero motivo del silenzio del Vasari , e
quando si voglia dubitare ragionevolmente di tutto V e-
sposto riesce ora verisimile scorgere in Leonbruno una
vittima della invidia. Le pitture di cui qui discorriamo
sono nella volta della piccola sagrestia di un oratorio che
serviva di cappella a' principi Gonzaga, oggi del tutto
abbandonata, e si veggono assai bene conservate, con vero
trasporto di ogni intendente, imperocché diligentissime e
morbide sono e trattate con profondità di arte. Rappre-
sentano esse Cristo trionfante colla croce sugli omeri , e
ne'quattro maggiori tondi quattro Sibille, e superiormente
i primi quattro Profeti con un intreccio di putti così leg-
giadramente disegnati e vivamente dipinti da non cedere
L I 93
punto allo stile mantegnesco anzi di Giulio. Anche que-
ste pitture furono per la prima volta redente dalF oscu-
rità d'immeritata dimenticanza dall'occhio osservatore di
mio padre. Dietro lui poi le videro ed ammirarono molti
intendenti che vennero nel suo giudizio.
Comunque ne sia che gli autori passati facessero di
Leonbruno, a rivendicarne la fama venne la scoperta dei
documenti riportati dal Prandi e trovati da mio padre, che
si vedono pieni di elogi del Marchese Federico verso que-
st' esimio pittore, e più ancora la mettono in piena luce
le oy)ere già descritte , onde si ha bastante appoggio
perchè si dia a Leonbruno quell' onore e quel posto che
gli si debbe, e che i tardi nepoti nel silenzio delle passioni
soghono tributare a coloro che ad onta dell'invidia dei
coetanei segnalaronsi per opere mai sempre degne della
p ubblica ammirazione.
75. LiOMBENi GIOVANNI Lvck. Pittore. — Niun lavoro si
conosce di questo artista, e solo scopresi la sua condizione
da una lettera scritta da lui medesimo ad un suo amico,
nella quale gli fa sapere che egli non si era partito di
Mantova dal 1576 al 22 febbrajo iSgi (data di questa
lettera ), e ciò per essere egli stipendiato di corte. Tale
circostanza, come più volte per altri pittori notammo^ è
bastante a persuaderci di sua perizia per lo squisito gusto
d ei duchi.
76. Maineri GIOVANNI FRANCESCO. Miniatore, — La ec-
cellenza di questo artista ci è comprovata dall'essere egli
stato scelto dalla dotta ed eroica Marchesa Isabella , la
principessa senza speranza e senza timore, notissima pel
suo genio e per le sue sventure. A codesta illustre donna
scriveva Maineri in modi confidenziali ed amichevoli in
data 23 giugno del i5o6, mentre si trovava a lavorare
94 M A
in un palazzo di lei nel bello e ricco soblDorgo di S. Gior-
gio fuori di Mantova , e le esponeva come non poteva
condurre a termine le rimanenti miniature per essere sprov-
visto e di colori e peggio di danaro, per il che a lei ri-
correva, affinchè potesse dare l'opera compiuta, e rac-
comandava se ed i figli suoi.
^7. Malpizzi serafino. Pittore. Dobbiamo saper grado
al Signor Susani Gaetano, nostro concittadino, per essere
egli stato il primo a scoprire codesto pittore, osservando
la iscrizione di un quadro che è nella nostra cattedrale
air altare della Beata Osanna Andreasi. Ha il quadro per
soggetto la nostra Donna, posta in mezzo a S. Domenico,
S. Giacinto , S. Caterina da Siena e la Beata Osanna
in atto di venerarla , e sebbene non sia lavoro di prima
classe , è certo che pel disegno , pel colorito , e pei pan-
neggiamenti può dirsi di buon pennello in guisa da far
che si abbia desiderio di maggiori lumi intorno a questo
se ::;):>sciuto artista.
Manfredi Bartolomeo. P/^fo/^e. — Nacque Manfredi
sul principio del i5oo, e si acconciò di buon'ora con
Antonio Circignano detto il Pomarancio, e passò con que-
sto franco pittore la sua gioventù. Studiò poi la maniera
di Michelagnolo da Caravaggio con tale felicità di riuscita,
che le sue opere erano scambiate, siccome fossero di quello.
Durava fatica a condur a termine le opere sue , ma finite
riuscivano di un' incantevole morbidezza. Il suo stile
era naturale assai , di un bel colorito , e di una forza di
espressione veramente ammiranda; cosicché andatosi Man-
fredi a Roma, piacque tanto che si acquistò fama gran-
dissima. Non volle quasi mai prestare la sua opera che
pei gabinetti dei grandi. Per la casa Medici lavorò
moltissimo , ma in varii suoi quadri che erano presso -
quest'illustre famiglia vi si contraffece il nome del suo
maestro. Non v' ha primaria galleria cV Europa che non
abbia opercoli costui, il clie mostra di qual pregio sicno.
In assai florida età fu cólto in Roma da un malore che
presto lo tolse al mondo ed alle arti , lasciando però un
nome che non perirà mai. 11 suo ritratto è nell'accademia
di S. Luca.
Il celebre storico Equicola parla di un Manfredi astro-
nomo rinomatissimo che inventò la complicata ed inge-
gnosa macchina dell' orologio pubblico di codesta città ,
ma non è da confondere col nostro pittore , poiché l'oro-
logio fu fatto ai tempi di Lodovico II Gonzaga, che morì
del 14785 e quindi due anni innanzi la nascita di quello.
"jg. Mantegna (carlo t^yx.) mantovano, — Pittore.
stato insignito , e da ognuno conosciuto per codesta de-
nominazione, per essere stato uno de'più prediletti creati
del cel. Andrea Mantegna, e perchè questi si servì sempre
di lui in ogni più im])ortante occorrenza di lavoro. L' a-
bate Lanzi, discorrendo delL scuola genovese, narra che
del i5i3 Ottaviano Fregoso, eletto Doge di quella Re-
pubblica, prestò nuova vita alle arti, accogliendo ed in-
vitando sommi artisti ; e fra i chiamati da lui dice che
vi fu Carlo del Mantegna. E infatti questo pittore non
solo dipinse in quella ricca e nobile città, ma vi aperse
scuola con tanto successo da produrre una quantità di al-
lievi distintissimi, de'qualioggi si veggono per ancora molte
pitture di quella maniera. È d'avviso il Lanzi che il nostro
Carlo fosse uno dei dipintori al palazzo di S. Sebastiano in
Mantova, e nella cappella di Andrea Mantegna. li che può
essere pel primo, ma non così per la seconda, ove non
lavorarono che Francesco e Lodovico figli di Andrea. Si
sa inoltre dal suUodato Lanzi che questo artista ebbe
96 MA
mano nelle due storie dell' Arca die sono nel monastero
di S. Benedetto, terra del mantovano sulla riva del bassó
Po; ma ivi la maniera di Andrea è ampliata alquanto ,
ma di forme meno belle. Ad onta di sua celebrità questo
artista non giunse alla perfezione del maestro, come ce
lo assicura Tavv. Camillo Volta, che vide due quadri di
lui, i quali innanzi le rapine dell'ultima guerra si conserva-
vano l'uno in S. Francesco all'altare di S. Sebastiano, e
l'altro nella Chiesa vecchia di S. Stefano. Moltissime erano
le opere di lui che si ammiravano in Mantova ed a Ge-
nova^ ma a danno delle arti al presente non ne rimane
una. Quando egli cessasse di vivere è rimasto nell' oscu-
rità de' tempi.
80. Mantegna bernardino. Pittore. — Questi è figlio
del celebre Andrea Mantegna, e gli nacque in Mantova
del 1490. Spiegò di buon'ora ingegno pittorico, e sotto
la disciplina di suo padre riesci presto valente in modo
che di sedici anni era già carissimo ai principi Gonzaga,
e specialmente alla Marchesa Isabella, che se lo aveva
scelto a particolare suo pittore. Codesto vien posto fuor di
dubbio da una lettera in data 2 luglio i5o6, scritta dal
collaterale Giovanni Carlo Scalona che rispondeva alla
Marchesa « non essere possibile prendersi alcuna delibe-
?5 razione da Bernardino per recarsi da lei a Sacchetta ,
?9 imperocché era necessario ottenere licenza dal principe
?5 che lo teneva impiegato al lavoro di certi quadri , di
^5 cui si era preso ine urico di darueli finiti ^? . La Marchesa
non si stette paga per tanto alla risposta del collate-
rale, poiché questi il giorno seguente per impulso di lei
replicò altra lettera , assicurandonela che dopo alcuni
giorni necessarii a compiere i riferiti quadri indubitata-
mente Bernardino sarebbe a disposizione sua. Col giorno
MA 97
6 ne le scriveva che la licenza del principe era ottenuta
per due giorni; e nel giorno 7 avvertiva la Princi-
pessa, affinchè spedisse pure a Bernardino comoda ca-
valcatura, perchè partisse di Mantova, mentre era agli
ordini di lei.
BeUissimo è ancora un altro documento che ci rivela
la fama del nostro giovinetto pittore. È questo il testa-
mento di Alessandro Castiglioni del primo giugno iS^G,
a rogito Domenico Martelli, nel quale è espresso V ob-
bligo a' suoi eredi di far dipingere la cappella grande della
chiesa del Priorato di Marcaria, secondo il contratto che
egli si aveva fatto per 3o ducati d'oro con maestro Ber-
nardino pittore della Marchesa di Mantova. Se tale patto
poi sia stato adempiuto noi noi sappiamo. Ci duole molto
di non saper indicare nessun' opera di questo bravo ar-
tista, ed è probabile assai che molti lavori al T, ed alla
corte ed altronde siano di lui, benché se ne dia lode ad
altri più conosciuti.
E certo intanto che merita di essere annoverato tra' no-
stri distinti artisti che vissero in que' felici tempi in cui
la virtù era largamente premiata ed intimamente venerata,
e sola bastava per la vera nobiltà che all'uomo si addice.
Come precoce fu lo sviluppo di Bernardino, così pur
troppo immatura finì la sua carriera mortale, come è no-
tato ne' libri cronologici di Mantova, da' quali si ha che
la compiva in età di anni 38.
81. Mantegna FRANCESCO. Pittore. — Anche questi
è figlio dell'anzidetto celebratissimo Andrea Mantegna, il
quale lo ebbe insieme agli altri da una donna della fami-
glia de' Nuvolosi. E che ciò sia vero, contro l' asserzione
del Vasari che dà per moglie al Mantegna una sorella del
celebre Gentile Bellini, noi ne possiamo dar fede, siccome
gS MA
notizia tratta da fonte certissima, come è il testamento
stesso di quell'egregio di Andrea, die fu rogato dal no-
tajo Eugenio Framberti nel dì primo di Marzo in giorno
di venerdì del i5o/^^ e che e conservato oggi ancora ne-
gli archi vii nostri notarili, nel volume di queiranno, ed
in altro libro detto delle estensioni di Framberti.
Apprese l'arte della pittura anch'egli da suo padre e fu
de^ migliori suoi allievi. Ondechè si vede esaltato e bene-
ficato grandemente dall'inesausta munificenza dei Gonzaga,
e per la virtù sua personale nelF arte , e per la memoria
di suo padre ch'era rimasta in gi^ande venerazione da non
nominarlo presso che mai se non chiamandolo ^? il ma-
gnifico generoso cavaliere ed eccellentissimo pittore da
non starvi a petto ninno di sua età. >?
Che Francesco fosse certamente pittore da far nome
alla scuola mantegnesca ci è dato con certezza , rilevan-
dolo dai documenti tratti da mio padre per la prima volta
dall'assoluta dimenticanza. Una lettera (h) cioè della Mar-
chesa Isabella in data del ^4 settembre i5o6 ^? scritta
al signore suo marito , nella quale lo assicura che i figli
del fu Messer Andrea si assumevano l'incarico di raccon-
ciare le camere del castello, non stogliendo però France-
sco dal cenacolo,
Un'altra lettera (i) poi dei 2 ottobre i5o6, scritta
di pugno del nostro Francesco medesimo al suo principe
a cui dà relazione che la camera dipinta del castello era
racconciata ed emendata, e che al ritorno di lui in patria egli
nutriva speranza di emendare la tela di cui in altra lettera gli
aveva già scritto ch'era mezzo finita, e si doleva di non
poterlo fare con assai più di sollecitudine, mentre atten-
dervi non poteva di seguito per altre dipinture a cui la-
vorare doveva , e che per altro si teneva certo che quella
MA 99
tela finita avrebbe prima di ogni altro, e che terminata
sperava non la sarebbe giudicata inferiore alle altre, seb-
bene rammentare si doveva che erano sei anni che non
aveva toccato pennello per uno sdegno concepito
contra Centurino , il quale al certo contro il coman-
damento di lui non gli volle mai dare più braccia di
damasco
Il carattere di questo artista non doveva avere la cor-
dialità e la piacevolezza di sua famiglia, anzi è indubitato
che era capriccioso e fantastico, e che ne al padre stesso
andava a genio, ne dai principi sempre fu tollerato.
Imperocché nel citato testamento di Andrea vi è predi-
letto un altro figlio di nome Lodovico, di cui parleremo
qui dopo , e da una lettera del 29 aprile 1 5 1 3 da Fran-
cesco medesimo indiritta a Don Federico Gonzaga pri-
mogenito successore al marchese Francesco, si ha che era
stato punito da questo con essere confinato alla terra di
Buscoldo. Il che a un dipresso esprimeva dicendogli
« com'era continuamente vessato dall'iniqua sua fortuna,
che gli impediva per fin poterli visitare, del che gliene
faceva le più umili scuse; nonostante lo prega volerlo
riguardare come suo servidore in memoria del padre ,
e che faccia istanza per lui al Marchese regnante al
quale rammentasse la grazia che gli era stata chiesta
da Monsignor Gorgiense, di essere cioè rimesso nel pri-
miero stato , perchè suo desiderio sempre era d' impie-
garsi per lui. Incalzava poi tali preghiere, ricordandogli
com' era il solo rimasto tra' figli di Andrea, onde voleva
vivere e morire sotto l'ombra della casa Gonzaga, che
altrimenti sarebbe rimasto povero anzi mendico insieme
alla desolata sua famiglia, e che seco lui a' suoi ginocchi
implorava protezione.
100
M A
Non abbiamo donde rinvenire la cagione di tale con-
fino, ma forse la si potrebbe dednrre dalla mala con-
dotta di Francesco verso il fratello Lodovico , come ap-
parirà nella vita di questo.
Morì questo pittore li 22 marzo i56i , come lo si ha
dai nostri libri necrologici.
Varie memorie lette da mio padre nelF archivio se-
greto provano che Francesco dipinse molto, ma sgrazia-
tamente nessuna descrive , ne tampoco accenna il sog-
getto delle opere sue, cosicché moltissime verranno at-
tribuite ad altri , mentre sono forse lavori di lui. Se non
che ora dalla lettera che vedemmo d' Isabella al suo si-
gnore è rivendicata Topera del cenacolo a Francesco dal
Cadioli attribuita, senza punto provarlo , al Correggio. E
in verità quel poco che vi rimaneva quando io m' era
ancora in Mantova, abbastanza richiamava allo intendente
lo stile esatto, ma secco dei Mantegna. Così la potessimo
noi ripetere al vandalico genio ed all' insensatezza di quel
nemico alle belle arti mantovane anzi italiane , che senza
curarsi della sconcezza che derivava all' architettura , e
neppure al danno dello studio della pittura, fece in mezzo
a quel cenacolo un finestrone dilacerando molti degli
Apostoli e la Vergine che erano in quel centro. Gli Apo-
stoli che restavano erano un miracolo dell'arte di quel
tempo, e si vedevano in diversa attitudine, rivolti gli
uni all'alto, altri al basso; alcuni profondamente medi-
tavano , altri la discorrevano tra loro , e tutti erano ra-
dunati in luogo spazioso contornato da bellissime ver-
dure intrecciate di fì.ori e di frutti di lavoro stupendo (ci).
(a) Anche queste pittare sono state distrutte da poco tempo
in qua coir imbiancare la facciata d'ingresso al Tempio.
Da quella lettera che citammo di Francesco del 2 ot-
tobre i5o6 altra verità storica importante si scopre. Che
i figli cioè di Andrea risarcirono bensì, ma non aggiun-
sero il bello sfondo alla camera dipinta del castello , e
nemmeno promisero terminarla, come ha creduto e nar-
rato il per altro dottissimo Abate Lanzi nella sua storia
pittorica d'Italia (tom. 11, parte I, p. 228, ediz. di Las-
sano 1795-96) poiché la era senza dubbio terminata del
1474? 32 anni cioè innanzi la morte di Andrea. L'in-
scrizione infatti che è ancor oggi in quella camera di ca-
rattere del Mantegna, lo dice ad ognuno che la osservi,
standovi espresse queste parole:
ILL.» LODOVICO II . MARCHIONI . MANTUAE
PRINCIPI . OPTIMO . AG . FIDE . INVICTISSfMO
ET ILL.^2 M. BARBARE . EJUS . CONIUGI
MULIERUM . GLORIAE . INCOMPARABILI
SUUS . ANDREAS . MANTINIA . PATAVUS
OPUS . HOC . TENUE . AD . EORUM . DECUS
ABSOLVIT . ANNO 14:4.
L'uomo quando può giugnere o per forza di razioci-
nio 5 o per fatti incontrastabili ad afferrare il vero , egli
si sente di quell'alto destino che è; ed è perciò che l'a-
nimo nostro gode un puro piacere in iscoprendolo qua-
lunque ne sia l'oggetto. Per logiche induzioni mio pa-
dre era stato fisso in credere che andassero gli storici er-
rati nello stabilire l'epoca della morte del grande Andrea,
102 MA
e quindi in dare il Coieggio per discepolo a quel forte
ingegno. E già vedemmo lui in cercando documenti che
appoggiassero la sua opinione, scoprire i pittori Couradi,
trovandoli testimonii al testamento di Andrea a rogito di
Giambattista de Zambellis. Ora non sarà spiacevole a
niun amatore della verità che si rendà onore allo zelo di
mio padre riferendo un aureo documento da lui ne' detti
archivii rinvenuto , nel ritrovare il quale , lasciò scritto
che gioja molta sentì, venendo per lui la storia in un
momento riempiuta in due così controverse lacune. Im-
perocché quel documento è una lettera (i 3) in data 5 set-
tembre i5o6da Francesco Mantegna scritta al Marchese
Francesco Gonzaga, in cui chiede perdono che avesse tar-
dato scrivergli che suo padre alla Domenica passata alle
ore diecinove si moriva dopo avere con mirabile deside-
rio domandato di S. E., dolendosene per la sua assenza,
e gli discorre come a loro due fratelli avesse fitta com-
missione di raccomandare una importante cosa che
spettava all'ospitale. E così poi Francesco raccomanda
se e l'altro suo fratello, rammentando a S. E. la servitù
lunga per 5o anni di quel tanto uomo di Andrea, onde
essi pure ne sperano favore e sussidio; gli dice che la
tela che stava per lui dipingendo era a metà opera, la
quale dopo i funebri ufficii, avvengachè privo del suo mae-
stro, s'avrebbe tuttavia disposto a pexfezionarnela.
Di conseguenza a codesta chiarissima testimonianza per
lo avvenire non sarà lecito lasciar correre gli errori in-
torno a ciò e del Vasari, e del Lanzi, e del Bettinelli, e
dell'Enciclopedia, e converrà che non si dubiti che il 1 3
di settembre nel i5o6 era l'ultimo di vita dell'illustre
Andrea Mantegna, il quale, sendo nato del 1431, si aveva
allora 76 anni; e quando s' incontrerà negli autori pas-
MA io3
sali che il Coreggio fu creato di Mantegna ^ converrà al-
lora elle si rammenti essere nato quello insigne pittore
solamente del i494? ^^^^ ^'^^ quanto dire che dodici anni
si aveva l'Allegri, quando si partiva del mondo il Man-
tegna, e quindi rimanere distrutta quell'asserzione loro.
Non vi sarà poi chi non veda in leggendo quella let-
tera quali altre ignote notizie ci vengono manifeste , che
air intutto si tacevano e s'ignoravano dagli storici pas-
sati. Ma di codeste cose, quando Dio onnipossente mi
provegga di salute e di tempo, e che queste mie presenti
fatiche dagli intendenti ed amatori delle belle arti sieno
imitate ed accolte con alcun poco di favore, allora vi di-
scorrerò sopra, dando vita ad alcune memorie che lo
stesso mio padre raccoglieva intorno alle due grandi scuole
mantovane la mantegnesca, e quella di Giulio Romano,
e si vedrà che per rarissimi documenti tolti da lui dal-
l' antica polvere , oscurissime , incerte ed insapute cose
dalle tenebre dell' incertezza e dell' obblivione tolte ver-
ranno.
Mantegna Lodovico. Pittore. — Erano state le virtù
di Andrea sì grandi che, come da fonte derivarono in
tutta la sua famiglia, la quale per lungo tempo ebbe
uomini preclarissimi. ^7 edemmo come Bernardino e Fran-
cesco acquistassero dal padre la grandezza dell'arte di di-
pingere da essere amatissimi ai loro principi che genero-
samente li sapevano proteggere ed incoraggiare e con
onori e con premii. Non minore fortuna si ebbe non
pertanto Lodovico primogenito di Andrea, e non si me-
ritò meno de' suoi fratelli l'onore e la beneficenza dei
Gonzaga. Studiò, come gli altri due il disegno e la pit-
tura nella scuola del padre, certamente con buon suc-
cesso, mentre si guadagnò la benevolenza e la stima di
io4 M A
quel graìiclefauloiedcllacivilta mantovana di Francesco IV,
e la predilezione del padre , non tanto per la eccellenza
in cui era venuto nelFarte, come per la virtù di cuore.
Egli aveva moglie e figli , ma di quella non eie dato sa-
pere se non clie avesse nome Libera, e dei figli altro se
non elle uno portava il nome dell'avo.
E che il padre avesse particolare affetto a Lodovico lo
si prova da una lettera che fa da Andrea scritta da Roma
nell'ultimo giorno di Gennajo del 1489(14) al Marchese
Francesco, ove, esponeva prima, a come servisse con di-
ligenza e sudore la Santità sua (Innocenzo Vili) , perchè
si credeva servire al proprio Sovrano, altrimenti avrebbe
avuti altri pensieri, e sollecitamente e di buon grado sa-
rebbesi ripatriato. Chiedeva al principe intorno all' inten-
zione sua per istarsene almeno colà di buon animo^ men-
tre se fosse accaduto di essere trattato non come si addi-
ceva a servitore di lui, avrebbegli dato avviso , affinchè
facesse quanto gli fosse piaciuto, sapendo che a Mantova
si guardava ed accarezzava il cane pel suo signore.
Raccomandava poi che fossero posti i necessarii ripari
alle finestre della stanza, ove erano i suoi trionfi per al-
lontanarli dai guasti , mentre non si vergognava d' aver-
neli dipinti. Alla fine veniva caldamente a porre la sua
famiglia sotto la protezione del suo principe, in ispecie il
figlio Lodovico, raccomandandoglielo per qualche bene^
ficio o in Mantova, 0 sul mantovano per 200 ducati,
perchè non sostasse agli altri servidori di sua casa; e
chiudeva la lettera protestandogli che non avrebbe chiesto
un denaro al Pontefice a costo d'impegnare ogni suo pos-
sedimento, ec, ec.
Umanissimo il principe rispondeva al grande Mante-
gna il 23 Febbrajo di quell'anno (i5) e dicevagli «che
MA io5
lera suo contento die operasse cosa graia alla Santità sua,
nondimeno eh' era desideroso vi sollecitasse i lavori per
le opere da finirsi in Mantova, e massimamente i Trionfi
.eh' erano cosa degna delle sue mani , e del suo ingegno,
per cui si gloriava di averli in sua casa a memoria della
fede e virtù sua. L'accertava poi che pel figlio Lodovico
non si opponeva che si avesse sul mantovano il beneficio
dei 200 ducati^ perchè era soddisfatto di lui, sendo imi-
tatore dei costumi paterni ecc. ecc.
Quanto le raccomandazioni di Andrea valessero presso
il principe noi lo scopriamo da questi preziosi documenti
non prima veduti da alcuno. Un decreto cioè dei 1 2 lu-
glio 14985 con cui Francesco IV fa donazione a Lodo-
vico di certa quantità di terreno situato nella contrada
idi Pusterla, ossia di s. Sebastiano, dandone i precisi con-
iini, e dalle espressioni usatevi si conosce che allora Lo-
dovico godeva tutta la grazia del suo signore, vedendolo
già ivi insignito del titolo di cameriere di onore. Una
lettera poi degli otto ottobre i5oi (i6) manifesta che
Francesco IV aveva fatto promessa a Lodovico di un po-
sto di Vicariato per S. Benedetto, ma che la principessa lo
^veva impegnato peraltro. Il che.Lodovico espone con dire
^9 che tutto il mondo era informato della sua promessa,
ma che, trattandosi della principessa che si era impegnata
per altra persona, di buon grado cedeva Quivi Lodo-
vico con molta modestia ed insieme invidiabile libertà
ringrazia il principe dell'arbitrio che gli dà nella scelta
xli altro commissariato, esponendo ^( che non lo accette-
rebbe, se non dietro un moto proprio, e quando gli di-
cesse: questo deve essere del Mantegna ecc.
Che tal posto poi gli fosse conferito lo leggiamo in
altia lettera del i5 gcnnajo i5o2 (17) scritta da Cavriana
9
MA
al principe medesimo, a cui rende minuto ragguaglio del
suo operato per una turbolenza nata in quel paese, do-
lendosi di non avere potuto eseguire i suoi ordini, per-
chè i cittadini ricovrati allora in Cavriana pretendevano
non ubbidirvi per privilegio. Fra questi erano Io spetta-
bile Messer Lodovico da Caresara che aveva tre decreti
in forma; Francesco Mucerello ne mostrava uno, Anto-
nio figUo di Luca ingegnere ed architetto un tempo del
marchese Lodovico avo di Francesco ne teneva un altro,
e parimenti Arancino era munito del suo. Assicuravalo
ciò non ostante che erano buoni e sicuri suoi servitori,
per lo che chiedeva nuove instruzioni, quando gli desse
il caso di riprodurre tai decreti, e soggiugneva che per
tanto osservava quel che accadeva, e che era bene con-
tento che il suo signore non ignorasse che , quando il
torrigiano ai i5 di Gennajo aveva dati sulla torre i se-
gni, egli, nel mentre si faceva fuoco grande al cader di
molta pioggia , vi mandò lumi , e coloro che eran corsi
alla rócca scaramucciarono con varie bocche di artiglieria.
Non però dalle sole raccomandazioni fatte dal padre
al marchese a favore di Lodovico si appalesa quanto amore
si avesse questi guadagnato da quello, ma ancora più le
mette fuori di ogni dubbio il codicillo che abbiamo ac-
cennato in parlando dei pittori Couradis. Ivi Andrea no*^
mina lo stesso Lodovico ad esecutore testamentario, e lo
fa a preferenza degli altri suoi figli, legatario di una pezza
di terra fuori di Porta Quadrozza, ora Pradella, di biol-^
che i4 co' suoi prati ed edificii su di essa esistenti, e di
ducati 200 per dotare una figlia nata allora al medesimo
Lodovico col peso però di alimentare Giovanni Andrea
figlio naturale del testatore. Oltre di che fa altro legato
in lavore di Libera moglie di Lodovico di altri 200 du-
M A 107
cali cassando quanto a ciò opponevasi il testamento da lui
instituito del i5o4.
Ne si pensi che morto Andrea mancasse protezione a
Lodovico, che anzi lo si vede con decreto 1 6 gennajo i5o8
più che mai favorito, concedendogli il principe il privi-
legio 6f di tener biade e qualunque sorta di raccolti nella
sua casa nel sobborgo di Pradella nel luogo denominato
il Dosso; ed inoltre facendolo in quell'occasione conoscere
per nobile e fedele cittadino, alle cui istanze diceva di
accondiscendere per gì' innumerabili meriti suoi partico-
lari, e del fu genitore di lui magnifico, generoso cavaliere
ed eccellentissimo pittore Andrea. ^9
Le divisioni dei beni lasciati da Andrea ai fratelli Man-
legna erano già seguite fino dal 26 novembre i5o6 co-
me ne siamo informati da una lettera di questo data di
Francesco Mantegna, il quale, scrivendo al marchese che
allora era nel Castello di Gonzaga gii fa sapere che erano
già restituite tutte le tele disposte per le pitture che suo
padre far doveva pei Comari di Venezia, avendo anche
spedita quella che aveva terminata al cardinale Sigismondo
credendo volesse solo rivederla, ma lamentava che non
gliela volesse rendere più, sebbene pronto si fosse dimo-
strato a pagare al fratello Lodovico la sua parte per ri-
tenere presso di se la tela in memoria del padre.
Tale contesa la era stata risolta soltanto del 1607, poi-
ché il 12 di novembre di quell'anno Lodovico scriveva
a Sacchetta alla marchesa Isabella, che innanzi la partenza
del cardinale di lei cognato, egli aveva già avuto il Gau-
dio che faceva suo padre ai Comari ed anche il Cristo in
inscorcio ecc.
Non si sa poi se Lodovico abbia continuato ad essere
Yicario di Cavriana anche dopo la morte di suo padre.
io8 MA
Egli è certo però che per quella carica, non abbandonò
l'arte sua prediletta, poiché già vedemmo per la lettera di
Isabella che del i5o6 lavorava in Castello col fratello
Fiancesco. Inoltre nella cappella gentilizia di suo padre
in s. Andrea si conservano tuttora alcuni lavori che sono
di questi due fratelli, e sono i quattro evangelisti entro i
quattro pennacchi della cupola di detta cappella, il qua-
dro della Beata Vergine che visita s. Elisabetta che è nella
medesima cappella, il quale ha rimpetto il battesimo di
Cristo che è ])iù secco e di meno sveltezza di disegno di
quello. Questi due quadri però hanno patito as^ai per le
ingiurie del tempo.
P^ssò Lodovico all'altra vita del i5ii (^) lasciando
dopo di se sua moglie ed un figlio di nome Andrea. Que-
sti e quella ebbero a superare delle sventure. 11 giovinetto
Andrea andò a pericolo di perdere 200 biolche di terra
nel territorio di Borgo Forte nel bosco detto della Coptia^
die gli erano pervenute dall' eredità di suo padre, e ciò
nondimeno Francesco fratello di Lodovico tentò usur-
parle al picciolo Andrea, ottenendone investitura dalla
M^nsa vescovile di Mantova che ne aveva il diretto do-
minio. Ma allo zio usurpatore tornò in capo la pena do^
vuta, cadendo dalla grazia del magnanimo Francesco
Gonzaga, il quale il 24 aprile i5ii decretava che imme-
diatamente restituire dovesse al pupillo Mantegna quella
proprietà sotto pena della sua indignazione, mentre tale
restituzione era atto di giustizia, e non voleva poi che
mancassero mezzi a questo discendente del grande Andrea
a poter fare i suoi studi !
Obbedito ch'ebbe Francesco alla volontà del principe^j
.(*) Libri necrologici di Mantova.
MA 109
questi provvidamente confermò il pupillo Andrea, salvo
ogni diritto al vescovado, se pure ne aveva la donazione
di quel terreno, perchè voleva che il giovinetto si vi-
vesse egli ancora con quella magnificenza , con cui si
erano distinti e padre ed avo. Oscura però è la cagione
delle vessazioni fatte dappoi a Libera ed al figlio Andrea,
e solamente può dedursi che furono calunnie di nera in-
vidia> perchè ai 20 febbrajo del i523, vigilantissimo il
principe Federico successore dell'immortale Francesco II,
ordinava per la giustizia che ogni processo ed inquisi-
zione contro di loro si abolissero, facendo noto che pie-
namente erano rimessi nella grazia del principe ed ezian-
dio loro confermava il possedimento delle 200 biolche
del bosco della Coptia.
In s. Andrea nella descritta cappella gentilizia dei Man-
tegna si vedeva la lapida sepolcrale posta da un Andrea
nipote di Andrea Mantegna, ma ninno sino a qui aveva
potuto indicare chi fosse quel nipote Andrea, come ora
dagli esposti documenti lo si può.
La inscrizione è la seguente:
OSSA . ANDREAE . MANTINEAE
FAMOSISSIMI . PICTORIS . CUM . DUOBUS . FILIIS
IN . HOC . SEPULCKO . PER . ANDREAM . MAN TINEAM
NEPOTEM . EX . FILIO . CONSTRUCTO . REPOSITA . MDLX.
Se non fui breve in queste narrazioni, mi si perdoni,
poiché fu il pensiero di far pubbliche nuove scoperte che
interessano la patria storia, non che di rendere un tri-
buto di stima e di lode alla memoria dei fondatori di una
I IO
MA
delle primarie scuole di pittura italiana, memoria che
vive e vivrà in ogni mente coltivatrice del bello.
Io credo però che la storia dei discendenti dell' eccel-
lentissimo Andrea Mantegna potrà sempre più ricevere
illustrazioni a gloria delle belle arti , quando da alcuno
che il possa e per libertà d'impiego e di volere si vorrà
penetrare pazientemente ne' nostri archivii segreti , ove
occultate sono le vicende de' nostri padri, e di là trarle in
luce, e farle guida a noi, perchè si giunga a quella meta
di perfezione che la società umana può sperare, schivando
de' passati gli errori, ed imitandone la virtù , e potrà es-
sere certo costui di tramandare ai posteri riverito il suo
nome.
Nei libri mortuarii di questa nostra città, dai quali si
è anche presa l'epoca di morte di Lodovico, si è trovata
all'anno 1576 li 22 marzo, registrata una Francesca figlia
di un Girolamo Mantegna che stava nella contrada della
Scipe, ma non abbiamo avuto fortuna di più altro
scoprire.
83. Mantici gian Giacomo. Pittore, — Fu questi della
scuola dei Mantegna, e stimato per buon artista da Fran-
cesco marchese IV, com'è registrato nel libro dei man-
dati di questo principe, al foglio 121 negli anni i5i2
e i5i3.
84. Melloni Antonio. Pittore, — Non si sa l'anno
preciso di nascita di codesto artista, sebbene sia certo che
fiorisse nel secolo XVII. Fin da fanciullo ebbe 1' animo
volto alla pittura, e la studiò in patria con buona riuscita.
Del i656 si portò poi a Roma, ove alla scuola di Francesco
Trevisani, il cui stile tirava alla maniera veneta, aveva
fatti grandi progressi, ma per somma sventura si morì
nel fiore degh anni nel 1700.
ME i,T
L'Orlandi autore del Dizionario pittorico lo vide in
queiranno morire, e dice averne provato grave dolore,
perchè era il tempo che avrebbe fatto mostra del frutto
de' suoi assidui studii.
Nella raccolta del fu marchese Lodovico Andreasi, ca-
valiere di rara affabilità, e di molto buon gusto per le
scienze e per le arti, conservavasi un quadro di questo
pittore, rappresentante un antico Trionfo pieno di diligenza
e di forza e di mirabile maniera.
88. Medici Costantino. Pittore, — Resta anche [)er
questo la sola memoria che si legge nel libro degli sti-
pendiati di corte all'anno i5o2, come dipingesse in Man-
tova da buon allievo dei Mantegna.
86. Mola Antonio e paolo. Scultori — È un grande
stimolo per chi ha cima di sentimento al farsi utile
agli altri, il pensiero di dar opera all' immutabile legge
dell' umano perfezionamento, e cavarne gloria immortale
nella vita futura, e gratitudine presso gli uomini infinita,
la quale sebbene il più delle volte non si consegua da coe-
tanei o la si avvolga in oscurità, viene tuttavia dall'im-
parziale posterità mai sempre sentita e ravvivata. Quattro
secoli ormai sono che i fratelli Mola avevano dato tutto
Io splendore all' arte loro , ed avevano ornata ed abbellita
Mantova ai bei tempi dei Gonzaga, e ninno storico in
tante generazioni pagò a codesti benemeriti della scultura
un giusto tributo di stima e di lode. Al silenzio degli uo-
mini per buona sorta non si unirono le ingiurie de'tempi
a privarci della cognizione dei loro lavori, poiché oggidì
per ancora edificii e monumenti ti si mostrano a testhno-
nianza di quella eccellenza in cui erano saliti, e lo stu-
dioso può inspirarsi a quelle pure fonti di antica subli-
mità a cui non si tocca, se non imitando la bella natura.
^11
MO
La porta maggiore del tempio di s. Andrea, e quella
della dogana, un tempo Chiesa del Carmine, sono con*
tornate di fregi di maimo lavori pregevolissimi dello
scalpello di questi artisti. Sono questi di una verità e di
una sveltezza e leggiadria che meglio non si potrebbe ne
desiderare ne fare. Sui marmi che ornano la porta della
dogana vi è scolpito Fanno i485. Rimpetto alla detta
Chiesa di s. Andrea vi è un portichetto sostenuto da due
colonne di marmo, i capitelli delle quali furono per la
prima volta scoperti da mio padre quali indubitati la-
vori dei Mola. Imperocché oltre l'osservare, anzi ammi-
rare in que' capitelli la maniera a tutta perfezione d'arte,
propria a que'due artisti, potè vedere sopra lo scudetto
di una di esse colonne la seguente loro cifra W ^ 2> cioè
Molae fratres sculptores.
Anche il pulpito che è dentro al detto nostro magni-
fico tempio di S. Andrea è lavoro dei Mola, ed è tutto
in marmo lavorato a finissimi bassi rilievi, di una esecu-
zione di massima intelligenza , da poter proprio darsi a
modello. Bellissimi pur sono gli ornati della porta del-
l' oratorio soppresso di S. Lorenzo nella contrada del Bac-
cio, e gli altri che intattissimi si veggono su di un altro "
pilastro di marmo che sostiene l'angolo della casa Vi-
gnarca che guarda la corsìa di Pradella, e volge nella
contrada del Corrado.
Di loro era un bel deposito che esisteva nella chiesa del
Carmine, e che dopo la soppressione di questa fu traslo-
cato sotto l'atrio di s. Andrea. Questo deposito apparte-
neva a Girolamo Andreasi Signore di Rivolta , come ce
lo indicano le due inscrizioni che vi erano scolpite, e che
furono cancellate insieme agli stemmi che vi erano in
tempo della mania della passata guerra in cui il fanatismo
MO ,i3
confondeva l'orrore all'oppressione colle belle produzioni
dello ingegno, perciò solo che la rappresentavano o sem-
brava la ricordassero.
Le due inscrizioni erano queste
EQUES . IIYERONIMUS . AINDREASIUS
ET . RIPALTAE . COMES . HIC . CUM . LEGITIMA . UXORE
POST . DIEM . ULTIMUM . ESSE . VOLUIT
HYPPOLITA . GONZAGA . COxMITISSA . HYERONIMI . ANDREAS! S
UXOR . VOLUNTATEM . MARITI . LUBENS . SECUTA . EST
L'epoca della nascita di questi due fratelli è ignota, ma
e certo che ebbero un corso di vita lunghissimo , e ciò
rilevasi dagli anni intorno a cui sono le opere, vedendosene
intorno al i43o sino al i5o6. E che vivessero di que-
st'ultima epoca, minimamente lo si può porre in dubbio
dopo che mio padre trovò due lettere di quel tempo.
L' una cioè del 6 luglio i5o6 del collaterale Giovanni
Carlo Scalona che scriveva da Mantova a Sacchetta al-
Tillustre Isabella moglie di Francesco marchese IV espo-
nendole, come avesse egli mostrata la lettera di lei ad An-
tonio intarsiatore, il quale avendola ponderata, scusavasi
di non aver potuto così presto finire i quadri ordinati-
gli, perchè era costretto a compir l'opera con maggior co-
modo, mentre per il prezzo che gli era accordato conve-
niva si procurasse guadagno con altri lavori. Aggiugne
poi lo Scalona che sino dalla Pasqua erano stati condotti
a termine gli altri otto quadri, e quindi non si avesse a
ji4 MO
dolere di lui, il quale non pertanto desiderava di essere
trattato come lo era Cristoforo Romano.
L'altra lettera e del 12 luglio i5o6 diretta alla mede-
sima principessa, e vi sono sottoscritti tutti e due i fra-
telli Antonio e Paolo i quali vi si qualificano Signorum
Incisores, Si ha da questà lettera che essi erano al Va-
sto terra presso Goito, e le chiedevano venia pel ritardo
dell'opera loro concessa de'sopraddetti quadri, e le davano
le loro giustificazioni. Avria amato mio padre riuscire alla
scoperta di altri documenti che rivelassero i soggetti di
questi lavori, ma non gli fu possibile. Possa alcun altro
essere più fortunato di lui !
Oltre che erano scultori di quella celebrità che ve-
demmo, erano ancora abilissimi emblematarii, e peritissimi
di prospettiva.
Il che ci è tramandato da un'inscrizione scolpita sopra
un monumento sepolcrale, che fu da loro stessi lavorato
del i5o2. Questa lapida però, tolta allorachè venne sop-
pressa la chiesa del Carmine, in cui era sovrapposta a
quel loro sepolcro, io la conservo nella raccolta d'inscri-
zioni del mantovano , come altra volta indicai , salvate
alla storia dallo stesso mio padre, e dagli altri due suoi
fratelli.
La inscrizione è la seguente:
ANTO .ET. PAUL. MOLEAE.FRATRES . ARTIS .EMBLEMATARIAE
AC . PERSPECTIVEAE . PERITISSIMI . SIRI . ET . POSTERIS
VIV. P. i5o2
87. Moscatelli alfonso. Architetto ed Ingegnere. —
Dall'egregio avv. Volta in fuori ninno finora ha fatto pa-
rola di codesto architetto ed ingegnere, e sebbene non
MO ii5
sia di epoca a noi rimota ne duole d' averlo ad enunciare
con tanta scarsezza di notizie. Nondimeno le sono baste-
voli, perchè lo si abbia per quel valente che era. Impe-
rocché si sa che servì il serenissimo duca Ferdinando
Carlo con molto aggradimento di lui, e con onore di se.
Fu inventore del modo tanto studiato dai Romani di non
interrompere agli angoli le balaustrate, ed il praticò per
la prima volta nell' erigere che fece la maestosa scala del
palazzo Friuli in Venezia, donde n'ebbe lode assai, e tut-
tora si vede quant'egli fosse profondo negli arcani del-
l'arte, superando di leggieri la difficoltà di penetrarli.
Ebbe un corso di vita assai lungo, perchè mori in Man-
tova il 3o gennajo 1687 ^^^^ 79-
88. Moscatelli doricilio detto BkTTkaiAk. Architetto
ed Ingegnere, — Non tralignò questi dalla virtù del
padre che fu il detto Alfonso Moscatelli, al quale nato
del 1660 crebbe con vivacità d'ingegno a sua compia-
cenza e air onore della patria. Da giovinetto spiegò incli-
nazione al disegno ed alle matematiche, talmente che in
brevi anni riuscì bravo architetto ed ingegnere. Cono-
sciute in patria e fuori la profondità del suo pensiero, e
la onoratezza de^suoi costumi, fu prescelto a succedere nel
posto del padre a prefetto generale delle acque, e vi acqui-
stò lode e stima grandissima.
La chiesa de' Servi di Maria intitolata a s. Barnaba,
fu riedificata di quella forma elegante che è sopra dise-
gno del nostro Moscatelli , e dall' essere un po' lunga in
fuori , è uno dei più bei tempii di Mantova. E quel
poco poi di sproporzione che abbiamo detto osservarsi nella
lunghezza a fronte della larghezza non è da opporsi al-
l'architetto, ma alla necessità in cui è stato di conservare
alcune fondamenta che vi erano.
ii6 MU
Anche il palazzo detto della Ragione fu condotto da lui
di quella maniera che è, e per quello a cui doveva ser-
vire fu fatto con molta intelligenza d'arte. Codesto è ri-
cordato da un' inscrizione che vi fu posta Tanno 1726.
Del 1728 con molta industria riparò il porto di catena
in città che minacciava ruina, e nello stesso anno fece il
disegno della chiesa di Governolo paese discosto di Man-
tova IO miglia comuni, e piacque tanto che si diede a
lui la commissione di erigerla dalle fondamenta, come lo
indica la inscrizione che è sul sostegno di Governolo.
Fu di costumi semplicissimi e nemico delle esorbitanti
ricchezze , poiché diceva , erano uno sprezzo alla moltitu-
dine de' nostri fratelli che di quelle non potevano avere
comodità. Fedele alle sue massime, ordinandolo egli in-
nanzi partire di questo mondo, senza pompa fu sepolto
in s. Andrea dopo aver vissuto anch'egli lungamente sino
all'età di anni 79 vedendo l'anno 1739. Sul sepolcro
erano scolpite queste sole parole, siccome fu sua mente
MOSC. BAT.
OSSA
89. MuMARELLi MASSIMILIANO. Pittore. — Non si è rac-
colto di questo pittore, se non che era scolaro di Giuho
Romano, e stipendiato dalla corte Gonzaga, come si trova
notato nel libro de'mandati dell'anno i535.
90. Nani Alessandro. Scultore. — Il lodato Camillo
Volta nelle sue notizie storiche assicura che questo no-
stro artista fu perito assai nella statuaria e negli ornati, e
che fu uno degli scultori ch'ebbero l'onore di lavorare in
Ferrara del i534 intorno al maestoso sepolcro dell'im-
mortale Lodovico Ariosto.
NO 117
gì. NosoNE GIROLAMO. Pittore. — Alla ferocia che è
del militare seppe unire Nosone la mitezza che è propria
alle belle arti; poiché sebbene fosse capitano al servigio
del duca Ferdinando Carlo Gonzaga era nonostante di-
venuto buon pittore.
Fece di ritratto naturale la marchesa Margherita Gon-
zaga moglie del marchese Francesco Castiglioni, e lo ri-
petè con ottimo stile del iGgS. Ma la storia tace e sulle
altre sue opere pittoriche e sui particolari di sua vita^ e
niun documento si è potuto fino a qui scoprire che piti
ci dica di lui.
92. NicoLiNi LUIGI. Pittore, — • Fu scolaro dei cremo-
nesi fratelli Bottani, ma riuscì mediocre pittore. Si ve-
dono in Mantova varie di lui opere, ma tutte confermano
la sua mediocrità. L'ultima sua opera fu posta in S. An-
drea all'altare del SS. e rappresenta il sacro cuore di
Gesù con S. Andrea e S. Lorenzo, ed è lavoro di suffi-
ciente diligenza. Era sacerdote e morì dopo il 1800.
93. Nuvoloni carlo Francesco e Giuseppe. Pittori, —
È gran ventura per i figli il ritrovare nel suo casato già gli
atti di virtù passati in abitudine, poiché Y esempio, avendo
potente forza sulla natura umana , non si hanno allora
tanti ostacoli a vincere per acquistar la virtù, per levarsi
del fango dell' ignoranza e delle mal rette passioni. E
che per fermo la sia così , non si ha che tener dietro alla
quotidiana esperienza. La famiglia antichissima de' Nuvo-
loni fu una di quelle in cui proprio la virtù era passata
in retaggio. Panfilo Nuvoloni di cui parleremo, virtuo-
sissimo e per ingegno e per cuore, fioriva già in Milano,
e vi teneva aperta scuola, quando gli nacquero intorno
al 1608 Carlo Francesco, ed al 1619 Giuseppe. In essi
germogliarono assai presto i semi di cristiana e lettera-
ii8 NI
ria educazione, e sotto la disciplina di quel valente pit-
tore appresero V arte del disegno e della pittura. Ma per-
chè meglio si sollevassero 5 e vi divenissero dentro eccel-
lenti, li mise a studiare da Giulio Cesare Procaccini, e
dal Gerani, e vi riuscirono di quel modo che ognuno sa.
I primi lavori di Carlo Francesco mostravano lo stile del
Procaccini, ma poi seguendo V impulso del suo genio,
vedute le grandi opere del Guido Reni , s* immedesimò
tanto di quel fare che venne dappoi chiamato il Guido
della Lombardia. I suoi quadri per lo più non hanno
molte figure^ ma sempre t'incantano per le native grazie
che vi sono e nelle forme , e nell'espressione, e nell* ar-
monia delle tinte. L' arieggiare delle teste è divino , il
tutto insieme delicato e gentile e pieno di soavità. Le sue
Madonne sono un vero miracolo dell'arte, e non v' ha
quadreria che non ambisca di averne. Io ne ho una sot-
t' occhio che ho potuto in quest' anno salvare da sicura
rovina , e la è la grazia stessa. Ella è nel tempio nel mo-
mento che ha posto il divino bambino in sulle braccia
del vecchio Simeone, e spira negli occhi e nel volto tutto
un gaudio di Paradiso. L'espressione del venerando vec-
chio non è possibile immaginarla migliore; poiché ti pare
eh' esca dagli occhi suoi fissi in alto la luce profetica che
vede la salute del Signore preparata per metterla davanti
a tutti i popoli, e la bocca ti par mossa dalle parole che
benedissero Iddio, perchè illuminava le genti a frangere
la schiavitù del peccato.
In casa i signori conti dal Verme vi è una di queste
Madonne ricca pur essa di tutta la soavità del pennello
di questo piltore. Nel dipingere queste si conosce quanto
il suo cuore fosse mosso da celesti affetti. E infatti era
tanto di un animo di voto alla cara nostra Madre che si
ha dall' Orlandi ch'egli, dovendola dipingere, ognivolta
attendeva il sabbato a colorirne la faccia, e per lo più si
inspirava, munendosi del Pane dell'altare, pegno d'infi-
nito amore dell' Uomo-Dio. Deirultima maniera di lavori
se ne vedono sparsi per le chiese e per i palazzi fuori e
dentro Milano. E oltre modo bello e di sorprendente ef-
fetto tra tutti il quadro che è in S. Vittore, rappresen-
tante il miracolo di S. Pietro alla porta Speciosa. Parma,
Cremona , Piacenza , Como e più ancora la Certosa di Pa-
via vanno superbe di possedere molte delle sue pregevo-
lissime tele.
Era di tanta piacevolezza e modestia e di sì rari costumi
che non vi era fiorita e scelta conversazione che non si
recasse ad onore di averlo di compagnia. Fece ritratti e
pitture a principi e cavalieri nazionali e stranieri, e siri-
corda che la regina di Spagna l'anno 1649 passando per
Milano volle esser ritratta di sua mano, ed in premio
avergli essa donata la veste che 1' abbigliava , mentre la
ritraeva.
Era pauroso assai dell'acqua, onde ritornando un dì
da Como, e sollevatasi forte burrasca nel lago, n'ebbe
tale spavento che giunto in Milano vi perde la vita in età
di anni 53 l'anno 1661.
Anche il fratello Giuseppe ch'era il minore salì in fama
di ragionevole pittore. Egli fino dalla più tenera fanciul-
lezza dimostrava la grande sua inclinazione a divenir pit-
tore. Imperocché da 4 ^^^^ disegnò con carbone sopra
un muro una figura di tal modo che presagiva lo inge-
gno che si doveva svolgere. Da 16 anni eseguiva già
opere tali da essere degno di stima. Lo studio poi che di-
cemmo atto fece da lui pure alla scuola del Procaccino,
lo perfezionò talmente che divenne quel pittore erudito
e risoluto che fu.
120 NU
Ne^ suoi lavori riuscì più maccliinoso, di più fuoco, t3
di maggior fantasia che Carlo Francesco, ma non egual-
mente scelto; ed alcune volte i suoi scorci peccano di
troppa gagliardia. Dipinse assai più dello stesso Carlo non
solo per le città di Lombardia, ma per lo stato Veneto
eziandio e per molte chiese di Brescia.
I capilavori suoi però si ritengono quelli che fece in
Cremona nella chiesa di S. Domenico , fra i quali in gran-
dissimo conto è tenuto il grande quadro sopra la porta
maggiore, che rappresenta S. Domenico in Roma sopra di
una pubblica piazza , in cui risorge a cospetto d'immenso
popolo il nipote del Cardinale Fossanova morto per una
caduta di cavallo. La tela e ornata di bellissime architet-'
ture e tutto vi è avvivato da naturalissima espressione.
E degno di vedersi anche il quadro che è in un'aula del
palazzo municipale in Cremona rappresentante la Nostra
Donna col bambino ed il beato Bernardo Tolomei a som-
mo, ed a basso due monaci di Monte OlivetQ genuflessi
e compresi da venerazione in verso di quelli.
Sebbene l'Orlandi dica che le opere di lui fatte nella
sua più tarda età sentano ancora della prima franchezza,
nondimeno alcune se ne veggono alle quali manca quel-^
l'anima di cui prima era solito inspirarle. L'anno 1703
di 84 anni si addormì nel Signore.
94. Nuvoloni panfu^o. Pittore. — Fu questi, come di-^
cemmo, padre dei lodati fratelli Nuvoloni , e dal suo nome
vennero denominati Panfili. Nacque egli circa la fine del
secolo XVI da Carlo Nobile cavaliere mantovano. Da gio-*
vinetto spiegò genio per la pittura, e secondando la vo-
glia sua si portò a Cremona, acconciandosi alla scuola di
Giovanni Trotti detto cavalier Malosso, che in quel tempo
conduceva le migliori sue opere. Gentile e virtuoso com'er^t
Panfilo si guadagnò l'amore del maestro, il quale se ne
compiaceva, riguardandolo come il migliore de' suoi di-
scepoli. Le prime sue opere infatti tengono della maniera
di questa scuola, ma in seguito se ne fece una propria,
se non così vaga, certo più robusta. Nel fior degli anni andò
a Milano e vi tenne scuola di pittura con grande rino-
manza, da crearvi de' buoni allievi, e da guadagnarsi
molti onori in modo di essere aggregato alla nobiltà pa-
trizia di quella gentilissima città.
Fu pittore più diligente che immaginoso; tanto che
non si conoscono suoi lavori di gran macchina, ed il più
vasto lo fece in Milano per le monache de' ss. Domenico
e Lazzaro dipingendo con sfoggio d' arte nella volta il
fatto della Risurrezione di Lazzaro per virtù di Cristo; e
l'altro del ricco Epulone dannato al fuoco, che non avea
partite le sue sostanze col poverello sofferente, il quale non
pertanto gode in Paradiso il frutto di sua costante pa-
zienza.
L'assunzione di Nostra Signora dipinta nella cupola
della Passione in Milano e pure lavoro degno di Panfilo.
Lavorò molte tavole negli altari di molte chiese di Par-
ma; e per la galleria ducale fece di molte storie nelle quali
diede alle figure tutta la perfezione possibile, attenendosi
assai alla naturale semplicità. In Cremona non vi è delle
sue opere che l'Angelo annunciatore a Maria del felice suo
transito, dipinto in un tondo laterale alla cappella del Ro-
sario in S. Domenico.
Cessò di vivere quest'artista nell'anno i65i.
Taluno foi-se stupirà eh' io abbia qui posti tra i pittori
mantovani codesti Nuvoloni, dopo che l'Orlandi, e con
lui il Lanzi, disse Panfilo nato in Cremona, ed il secondo
chiamò milanesi i figli. Ma a me è paruto così non per
122 NU
capriccio, e mentre i detti autori slanciano la loro asser-
zione e passano oltre, io posso giustificare la rivendica-
zione che faccio con fatti storici.
Mio padre ed io abbiamo veduti e più volte esaminati
negli archivi nostri segreti gli alberi genealogici di code-
sta illustre famiglia, dei quali tengo copia, da cui si
rileva che quella venne in Mantova nel iioo, e che per
secoli la fu nostra, e che non fu se non dopo i Panfili
che la si divise in varii rami che si trapiantarono a Suz-
zara , Viadana, Guastalla, Sabbioneta, Verona e altrove,
ma non ve n' è uno in Cremona ne in Milano. Imperoc-
ché per essere i suddetti pittori usciti di patria per recarsi
a studiare e lavorare ed accasarsi ed aver figli, onori, ed
impieghi non basterà , perchè sien detti di que' luoghi in
cui ebbero accidentalmente i natali, senza avervi ne origi-
narii diritti, ne doveri assoluti, ma relativi. E non di-
cemmo mai che diventi straniero un italiano, perciò solo
che in straniera nazione si abbia ed impieghi ed onori ed
anche figli. Oltre i suddetti alberi genealogici, che non fu-
rono sin qui veduti che da noi due, ci è la cronaca di
Ippolito Castelli (i) stampata nel iGSo, nella quale si
tien dietro a questa nobilissima famiglia, e sta tutta in
nostro favore. Non so se la critica reggerà, ma bene os-
servando r istesso Orlandi , ove accenna a Gioseffo Nu-
voloni , parmi si contraddica o condanni se stesso di
non aver letta , ne veduta la lapida che egli accenna
conservarsi nella nostra chiesa di S. Andrea, ma non la
(i) Di codesta famiglia cantò Raffaello Toscano nella sua
opera stampata in Padova del i586:
Degni sono i Valenti e i Nuvoloni
IVlille per tromba aver Lini e Maroni.
■ NU i:,3
riporta. Ma io che la tengo nella mia già indicata raccolta
d' inscrizioni , la pongo qui perchè ognuno ne giudichi
il vero: ^?
CAROLUS . EQUES . CLARISS. NUVOLONUS . BELLI . MAGISTER
ET . EQUITUM
INCLITUS . DUCTOR . PRADENS . DUORUM . TUM . DUCUM
GUBERNATOR . PATRIAEQUE . MILITUM . OP. FUIT . RECTOR
NUNG . SUPERIS . OB . INTEGERRIMAM . VITAM . RECEPTUS . HOC
RELIQUIT . OSSA . SUB . SAXO . OBIIT . ANNO . SAL . MDLIX
AETATIS . ANN. 79.
Tale assunto pare abbastanza appoggiato, e ninno più
di me. credo, si troverà in grado di definirlo, poiché scri-
vendo io di questi Nuvoloni, il faccio come di cosa mia
domestica, discendendo dal lato di madre dal ramo Nu-
voloni, trapiantato in Viadana, e quindi conservatore della
storia di esso per tradizione e per documenti famigliari.
Dico ciò come difenditore di un fatto, di una verità , e
non punto per boria municipale che mi pregio di non
avere; perchè quando la non fosse anche così , certo si
è che la gloria sarebbe sempre tutta patria, essendo essi
nativi da questa nostra Italia.
g5. Orioli Giuseppe. Pittore. — Orioli fu allievo della
primitiva accademia di Mantova innanzi che il cavalier Ca-
dioli ne avesse ottenuto l'ingrandimento dalla generosità
dell' immortale Maria Teresa. Le migliori sue opere le fece
sul cominciare del secolo XVIII. In esse si vedeva dili-
genza bensì, ma non quel genio animatore che è tanto
necessario alle belle arti. Nel primo e secondo altare a
1^4 VE '
mano manca, entrando nella nostra chiesa di S. Egidio, vi
sono di lui due tele, Tuna è la discesa dello Spirito Santo
sopra gli Apostoli, e 1' altra e la Beata Vergine e S. Egi-
dio. Anche nella chiesa di S. Barnaba si conserva un suo
quadro rappresentante S. Filippo Benizzi. Il suo più bel
quadro però era nel refettorio del Carmine con entro il
gran Cenacolo assai ben condotto, e ragionevolmente di-
pinto. Perì questo artista Tanno i^So.
96. Pedemonti cesare. Pittore. — Dai registri de' no-
stri archivii non si è potuto sapere se non che era
della scuola di Giulio Romano, e che in quella si por-
tava con onore. Del resto non si trova altra menzione
che del iv54i il 19 Marzo abitava in contrada del Leo-
pardo.
97. Perla Fabrizio. Pittore. — È certo che questo pit-
tore a' tempi di Giulio del quale era scolare, si avrà acqui-
stata molta riputazione, perchè da quel poco che di lui
ci rimane si vede la maestria del suo pennello , essendovi
in S. Andrea, alla cappella di S.Lorenzo, rimasti due af-
freschi che mostrano un lavoro di gran pregio. Rappre-
sentano essi la discesa di Gesù Cristo al Limbo, e la sua
ascensione al Cielo, ed hanno disegno, colorito e fanta-
sia. L'artefice stesso pare se n'abbia compiaciuto appo-
nendovi il suo nome di questo modo :
i( Fabricii Perleae Opus.
E da correggere l'eruditissimo autore della storia pitto-
rica d'Italia a pag. ^43 del voi. II, dell' ediz. di Bassano,
ove per isbaglio dà il nome di Francesco a codesto pit-
tore, e pone que' due affreschi in Duomo alla cappella di
S. Lorenzo invece di dire in S. Andrea alla cappella di
S. Lorenzo. Questo è semplice sbaglio, ma il lasciare
oggidì abbandonati ed in preda alla polvere que' due di-
pinti, e così tant' altri, come si fa da chi governare do-
vrebbe quel tempio, è un vero errore che mostra quanto
poco si curi r amore delle arti e la gloria nostra.
98. Pesenti. Pittori DETTI I sABBiONETA. Venucro tutti
i Pesenti soprannominati i Sabbioneta, non solo perchè nati
di quella grossa terra, che portò anche il nome di città,
ma altresì per esservi là sempre stata la loro famiglia ,
della quale alcuni individui si allontanavano, non per ab-
bandonarla, ma per rendersene degni coltivando, il loro
spirito, ove più erane volta la inclinazione. Ciò dico,
perchè ho veduto che l'egregio ragioniere signor Giu-
seppe Grasselli, eh' ebbe l'ottima cura di dare l'abbeceda-
rio biografico dei Pittori, Scultori ed Architetti cremo-
nesi, tutte le volte che riferisce qualcuno di questi artisti
di paesi della diocesi cremonese se li appropria. Ma io
non saprei con qual diritto civile , imperocché nessuno
ch'io mei sappia, per determinare la patria di qualcuno,
ha guardato le divisioni ecclesiastiche, ma sibbene la po»
litica giurisdizione circoscritta a Provincie , e tutte le
carte topografiche sono fatte su di questa convenzione ,
e quelle stesse, almeno dai tempi feudali sino a noi, che
circoscrivono la provincia mantovana, contengono pur
anche il paese di Sabbioneta. Basato sopra ciò ritengo i
Pesenti mantovani.
Galeazzo fu pittore e scultore in legno di merito, giu-
sta quanto ne scrivono il cel. Lanzi ed il nostro Volta. Il
signor Grasselli ci assicura che il Campi ed il Baldinucci
lo rammentano con lode , e che fiorì sul principio del se-
colo XV. Del resto non si conosce di lui nessun' opera.
De' suoi discendenti l' Orlandi non accenna che Francesco
e Vincenzo, come creati del cav. Malosso. Questi però
secondo lo stesso signor Grasselli sono figli di Galeazzo.
t
126 PE
Egli è certo che lavorarono con buon gusto e spedi-
tezza. Innanzi che fosse soppressa ed atterrata la Chiesa
di S. Leonardo in Cremona , esisteva di Francesco un
quadro in legno molto bello, e rappresentava l'incontro
di S. Gioachino con S. Anna, ed un po' indietro di que-
sti si vedevano due donne che parlavano tra loro , e due
personaggi, un uomo ed altra donna genuflessi in atto
di venerazione , con altre figure d' uomini. In un angolo
si leggeva in un biglietto, Franciscus Sahloneta.
Nella Chiesa antica parrocchiale di Spigarolo oltre Po vi
è di lui ben conservata una tavola con entro dipinta la
Madonna col Bambino, con S. Gregorio, S. Bartolomeo,
ed ha la data del iSS^. Anche in S. Agostino vi è l'a-
dorazione de' Magi che è suo lavoro, sendovi sottoscritto
nella parte estrema sinistra della tela in modo da restar
coperta dalla cornice ed in campo bianco di un piccolo
biglietto « Franciscus Sahloneta faceb. Questo quadro
ha le figure più grandi del naturale, ma mancano di gen-
tilezza e di espressione , poiché il volto della Madonna
presenta contorni troppo secchi, e carni poco vere. Panni
anche che la prospettiva non sia troppo bene trattata, non
vedendo spiccare V una dall' altra le figure. Il tutto in-
sieme però mostra buon panneggiamento e sveltezza di
pennello.
Ho vedute ed esaminate anche le pitture nella volta di
mezzo della chiesa di S. Agostino, e mi sono sembrate
migliori del detto quadro , sebbene vi si notino alcuni
errori di anatomia. Poiché i movimenti delle teste non
sono naturali , forzandovi egli, quando le fa guardanti al-
l' indietro , troppo il mento sulla spalla , quasi sulla sca-
pola, il che non è possibile fare per chi sa che i muscoli
sterno-cleido-mastoidei, e la inserzione dell' aj)ofisi del-
l'atlante nel foro occipitale vi si oppone, e non lo si po-
trebbe eseguire da persona viva senza perderne la vita.
Queste pitture sono a fresco entro spazi i quadrilateri . e
rappresentano, quella a destra, l'orazione di Gesù nel-
r orto coi tre discepoli , due a mezza figura che dormono,
ed uno in piedi un po' curvo che guarda indietro : quella
a sinistra, la catturazione di Gesù nell'orto fatta da sol-
dati, uno tra' quali è sopra un cavallo focoso in atto di
minaccia, ed un altro che mette la mano sinistra sulla
spalla destra di Cristo, e che si volge indietro. In que-
st' ultimo soldato , e nel Gesù, il sopra notato difetto ò
assai rilevante.
Nel quadro di mezzo poi vi è un' esaltazione della
Croce fatta da varii angioletti in così varia attitudine di
scorti che sono graziosissimi e naturali.
La notizia che queste pitture sieno de'Pesenti si deve
alla diligenza del lodato signor Grasselli, che ha saputo
investigare nel pubblico archivio di Cremona il contratto
che si fece con questi due fratelli pel convenuto prezzo
ragguagliato di cento scudi d'Italia, ed è l'atto a rogito
di Pietro Maria Corradi detto Marino, il 26 luglio rSSy.
Riguardo però al quadro dell'adorazione de' Magi ne
duole avvertire che il signor Grasselli, volendo forse dar
peso all' asserzione che i Pesenti erano cremonesi, o forse
anche, perchè stato all'asserzione di qualche altro poco
diligente, non fu fedele nel darci la sottoscrizione del
pittore. Del che ognuno può accertarsi , come lo feci io,
presente il sagrista della Chiesa di S. Agostino, Galli Gio-
vanni, che fummi gentile d'ajuto nel cercare la detta sot-
toscrizione che a prima giunta non si vede , essendo ,
come si è detto , coperta dalla cornice del quadro.
Più esatto è stato nel dare la sottoscrizione del qua-
128
PE
dro che c in casa la contessa Maria Saiti, poiché vi ha let-
to?? Vinc. et Frane, fratres Pesentis de Sablonetis faciebant^?
senza aggiugner vi cremonesi, come nell'altro inS. Agosti-
no. Questo è un bel quadro che merita si tenga di quel
valore che è. Fu lavoro di tutti due i fratelli , ed ha al
sommo la nostra Donna col bambino in gloria, ed al basso
S. Lorenzo ed un S. Carmelitano.
Appartengono a questa famiglia anche Pietro Martire,
Martino, Giovanni Paolo, e Galeazzo juniore.
Pietro Martire era pittore , e si sa che del 1670 ri-
staurò con somma diligenza le magnifiche pitture della
cattedrale di Cremona, giusta la inscrizione in Vairani,
num. 197. Era anche valente architetto, mentre in oc-
casione dell' entrata in Cremona dell' Arciduca Rodolfo,
che fu il 21 dicembre i563, si distinse assai per inge-
gno, facendovi un bellissimo arco trionfale. Nell'anno
medesimo si era acquistata lode molta per un grandioso
catafalco, fattosi pei funerali del Senatore Ala.
Martino fu bravo fonditore di metalli, e rimangono in
Cremona due sue opere che fanno conoscere quanto fe-
lice era nella sua arte. Tutte e due si conservano nella
cattedrale di Cremona, e sono le teste d'argento entro
cui si collocano le reliquie de' Santi, che si espongono
nei dì solenni suU' aitar maggiore ; e 4 capitelli e 4 b^^si
di bronzo su cui posano le quattro colonne di marmo
all'altare del SS. Sagramento, e furono fatte per ordine
degli amministratori di quella chiesa, dato, in quanto al
primo lavoro, l'undici gennajo iSgg e pel secondo il 7
mai'M) 1607.
Anche Gio. Paolo fu pittore che lavorò nella catte-
drale di Cremona, e per contratto del 5 settembre iS'jSy
che oggidì si custodisce nella fabbriceria di quella chiesa.
PI 129
vi fini i dipinti nella volta della nave maggiore die erano
stati cominciati da Bernardino Pelacani. In Santa Maria
della Misericordia in Castel Leone vi fece una Crocifis-
sione che ha un bel gruppo di figure collo scorcio di un
cavallo , di buonissimo effetto : Vi sta scritto Jo. Pau-
lus de Pesentis d. Sabbioneta f MDLXXXIIL
Il Zani, tom. iS, pag. 78, accenna tra essi un Ga-
leazzo juniore, un Carlo ed un Giuseppe che vivevano
dal iSqo. Così a un di presso il signor Grasselli.
99. PiRiNO (GIACOMO de). Pittore, — Fu discepolo del
Mantegna, e gli era d'ajuto specialmente nel dipingere a
fresco molte case di Mantova. Vide il suo ultimo giorno
il 9 aprile iS^S.
100. PiTENTiNO ALBERTO. Architetto ^ Idraulico. — È
maraviglia che in tempi che appena si toglievano dall'uni-
versali tenebre d'ignoranza, com'erano quelli presso il
mille, sorgesse in Mantova un genio capace, non dirò
d'ideare, ma d'eseguire un'opera che verrebbe anche a
dì nostri stimata per arditissima a fronte de' grandi pro-
gressi e nelle matematiche e nell'architettura. Eppure ri-
tentino iVlberto, tanto potè la forza d'ingegno, vinse quel
terribile ostacolo alla felicità umana, e fece che Mantova
da infestissima che era in mezzo a paludi divenisse amena
e salubre , e tale conosciuta dentro e fuori d' Italia. Im-
perocché del 1188, reggendosi Mantova per nove rettori
e tre procuratori in Repubblica, e Pitentino servendola
quale architetto ed ingegnere, scavò egli tutta la palude
fuori di porto, e per a Carese, per cui si stese per cin-
que miglia un lago il quale egli sostenne ed infrenò con
un immenso argine sul quale gittò un magnifico ponte,
le arcate del quale ridusse a dodici bocche , fuori delle
quali l'acqua si spingesse per altrettante cadute in ma-
j3o pi
niera da porre in perpetuo movimento dodici mulini, e
creare di quelle cadute medesime altre forze che servis-
sero air azione di altre macchine atte a segar travi, a for-
mar lanificii ed altre utilissime fabbricazioni, ed in fine
poi del ponte forzare quella grande massa d' acqua a pas-
sare per una stretta conca , versandosi fragorosamente in
un altro scavato piano con impeto tale che il Mincio
scorresse più rapido per dieci miglia dalla bocca alle foci,
alle quali il valente architetto fondò un sostegno che
quasi ad un cenno alzi ed abbassi l'acqua, affinchè spe-
dita e libera si aprisse la navigazione per tutta Italia ed
in ogni mare.
Quest'impresa che ricorda la grandiosità romana, fu
condotta da quest'architettore in dieci anni, e parve, com'è,
tanto maravigliosa che i rettori della Repubblica pensa-
rono la fosse celebi-ata da certo Raimondo cancellario in
versi esametri, che furono scolpiti in una larga lapida e
posti a vista di tutto il mondo , acciocché si desse lode
infinita ed ai rettori che la commisero , ed all' inventore
che la ridusse a perfezione.
La detta inscrizione, che e oggidì rimasta ancora sotto
il jDonte detto dei Mulini, finisce di questo modo,
EXEMPLO . DISCANT . BENE . DUCERE . CUNGTA . SEQUACES
ALBERTUSQUE . PITENTINUS . SUPER . ISTA . MAGISTER
In verità tali sono le azioni che fanno onore alla
storia degli uomini da meritarvi distintissimo luogo più
che le sanguinose delle feroci guerre, rammentando que-
ste la fatale corruzione umana, e quelle ricordandone la
derivazione divina.
PI i3i
Il Tiiabosclii ed il Lanzi nelle loro storie si tacquero
di questa mirabile opera, sebbene potessero averne co-
gnizione da Gabriele Bertazzoli in quel suo discorso sul
sostegno nuovo presso la chiusa di Governolo, che noi
citammo nell'accennare a questo celebre architetto, e nel
quale narra che essendosi interrito tutto il canale sca-
vato da ritentino, del i53o, il marchese Federico Gon-
zaga fece la sorpresa a Carlo V di scavarlo di nuovo in
sì breve tempo, che rendendolo ancora navigabile, quegli
contro suo costume ne stupì.
Bettinelli ne' suoi discorsi accademici sulle lettere ed
arti mantovane ne parla con entusiasmo, e Camillo Volta
nel suo ristretto di notizie patrie dà a Pitentino la me-
ritata lode.
loi. Raineri Francesco maria detto lo scmvENOGLiA.
— ' Innanzi che Mantova per lo zelo del Cadioli avesse la
sua accademia di pittura , nella quale apprendere si po-
tessero le leggi di questa nobilissima arte, venivano a lei
molti e nazionali e stranieri per inspirarsi nei capilavori
delle grandi scuole che in essa fiorirono, la mantegnesca
cioè e la giuliesca , e molte volte vi aprirono scuola , ac-
crescendo la gloria mantovana. Giovanni Canti da Parma
fu degli ultimi tra questi, e già vedemmo escire della sua
scuola Bazzoni Giovanni che sorpassò il maestro. Anche
Raineri fu de' suoi creati, e se non fu pari nei dipinti a
figure, gli andò molto innanzi nel dipingere battaglie e
paesaggi, e picciole storiette nelle quali fu vago e capric-
cioso. La passione viva ch'era in lui per la pittura gli fece
vincere collo studio le più grandi difficoltà che natural-
mente sentiva, e contraffacendo le opere de'migliori artisti,
e raccogliendo le bellezze .sparse nella natura , potè giu-
gnere a possedere le più recondite finezze dell' arte. Nel
i32 RÀ
disegnare il nudo era assai valente. Il Bazzoni suo con-
discepolo lo amò e stimò sempre in modo che molte
volte gli dava i suoi quadri a correggere, non che da giu-
dicare, e si valse anche de' suoi disegni per istudiarli. Con
tutto ciò si vedeva pur troppo che le belle arti in Man-
tova declinavano dal buon gusto in cui erano salite nelle
primitive scuole, e Schivenoglia medesimo spesso veniva
meno e nell'invenzione e nel colorito. Il che facilmente
dalle sue opere si può rilevare.
Del 1752, quando sotto gli auspicii dell'immortale
Maria Teresa nasceva l'accademia di Mantova, Raineri vi
fu eletto direttore, come già vedemmo parlando del no-
stro Cadioli.
Lavorò molte opere nella chiesa di S. Andrea, ma la
migliore si è un S. Sebastiano che dipinse nella cappella
di S. Anna, spettante alla famiglia del dottor Luigi Su-
sanni. Bello era pure il quadro che esisteva in S. Spirito,
rappresentante S. Giuseppe in gloria, con in basso varii
santi conventuali di S. Francesco. Dipinse sino nella sua
più tarda età , mentre Y ultima sua opera la fece in età
di 80 anni. Morì del 1758.
102. Ricci (Apollonio de). Architetto. — V'ha delle
memorie nell'archivio di Governo che accennano costui,
come architetto escito della scuola di Giulio Romano , e
non fanno menzione delle sue opere, ma solamente no-
tano che nella florida età di anni il 3i novembre i520,
stando nella contrada della Nave, si ammalò e morì.
103. RiccHESANio RECHESANi CARLO. Pittore. — Le
sue pitture furono ai tempi del Mantegna. Vi è un libro
negli archivi di Governo detto la Massarola nelle filze
del quale in data 21 marzo i5i5 è registrato il prezza
pagato a quest'artista per aver dipinto quattro gran sten-
/
RI i33
dardi dei quali però non si dice ne Fuso ne il sog-
getto.
104. Rinaldo mantovano. Pittore (a). — Dalla scuola
di Giulio Romano non è mai uscito discepolo che tanto
penetrasse, a così dire, il pensiero di quel gran maestro
quanto Rinaldo, e benché la gloria del primo non abbia
temuto offuscazione, perchè se è difficile salire in fama di
straordinario, è arduo assai levare dalle menti degli uomini
vm concepito giudizio, con tutto ciò si vede che le più gran-
diose opere inventate e disegnate in Mantova dalla terribile
mente di Giulio, le quali lo fecero conoscere per tutto il
mondo per insuperabile pittore, furono eseguite e colorite
con maravigliosa perfezione d'arte di mano di Rinaldo , il
cui nome intanto e da' suoi concittadini e dagli stranieri
appena si rammenta. Il che è proprio ingiusto e da non più
oltre comportarlo. E se è vero, come lo è, che lo inven-
tore ha gran diritto di lode, non è manco vero che l'inven-
zione senza chi le dia vita è cosa morta, donde pare che
grande e non minore riconoscenza si abbia ad avere agli
esecutori, e più poi discorrendo di opere pittoriche, le
quali ognuno sa quanto sieno di minor difficoltà nell'in-
veritarle e nel disegnarle, che nell' adoperare le ardue e
difficili leggi del ben colorire, vincendo col pennello tanti
ostacoli, quante sono le diverse località, e le grandezze, e
(a) Di questi parlò il bravo signor Francesco Faccioli in
una leUera indirizzata airiìlust. signor Giulio Svelgetti Trem-
zali di Reggio 5 cavandone le notizie da documenti, che veni-
vangli da me consegnati sul pensiero eh' ei facesse quel la-
voro di memoiie che ora io qui mi ho ingegnato discrivere;
ma la sua bella intenzione venne meno per circostanze estra-
nee alla sua capacità , che anzi le avrebbe condotte meglio,
di quel che qui sono.
i34
le luci e le espressioni , e le gradazioni e composizioni
de' colori, i quali ostacoli tutti si vedono da Rinaldo su-
perati e vinti con tanta facilità , come ne era grande la
difficoltà medesima.
E che sia così basterà dire che la famosa nostra sala
de' Giganti è tutto lavoro di questo nostro mantovano, la
cui straordinaria bellezza fece dire al Vasari che i( non
si pensi alcuno vedere mai opera di pennello più orribile
e spaventosa nè più naturale di questa. Il qual Vasari,
avaro di elogi com' e inverso ai pittori lombardi , ebbe a
dire di Rinaldo che i mantovani non ebbero mai il più
valente uomo nella pittura di lui, e che nelle sale dei Gi-
ganti diventò perfetto coloritore, perchè lavorando con i
cartoni di Giulio (a), condusse tutta quest' opera a per-
(a) Nell'anzidetta lettera del Faccioli si vuole rivendicata a
Rinaldo perfino l'invenzione di questa prodigiosa opera. E a
dir vero i suoi argomenti sono di moltissimo giudizio, quando
si voglia ben ponderare quanta fosse l'assoluta gelosia di glo-
ria di Giulio dimostrata contro al suo compagno ed amico
Gian-Francesco Penni detto il Fattorino, non che pel fatto di
Leonbruno. Gelosia poi che non gli avrebbe certo fatto tra-
scurare di esporre nel mandato di pagamento a Rinaldo (i8)
essere la sala non solo stata colorita da questo per sua com-
missione, ma secondo i cartoni o disegni suoi, vedendogli ciò
fare in cosa di ben poco momento nell'altro mandato (jg)
per Antonio de' Conti stuccatore.
Le ommissioni poi del Vasari intorno ai pittori nostri fino
a dire che non avea potuto rinvenire i loro ritratti , mentre
in quanto a Rinaldo da lui veduto del 154^ in Mantova
n'ebbe tutta la comodità, e l'ingiusto silenzio sul ritratto
di naturale del cavallo dipinto a olio per commissione del
duca, tutto lavoro ed invenzione di Rinaldo medesimo, rin-
forzano assai la nostra causa (vedi lo stesso documento), ma
RI i35
fezione insieme le altre stanze. Tra le quali poi stupende
sono tutte le storie di Psiche, e negli ottangoli, e negli
altri angoli 5 come ancora nelle finestre, ove sono molti
amori che secondo gli spazii fanno varii effetti. Ma que-
ste ultime opere, come ancora nelle finestre, ove sono ri-
tratti di naturale tutti i cavalli più belli e più favoriti
della razza del marchese Federico Gonzaga ed insieme con
essi i campi di quel medesimo mantello o macchie che
sono i cavalli, coi nomi loro, furono colorite a fresco da
Rinaldo stesso di compagnia a Benedetto Pagni da Pe-
scita.
Tutto poi di sua mano fece Rinaldo in s. Andrea nella
cappella di s. Longino nelle facciate laterali due storie
bellissime, cioè in una la crocifissione di Gesù Cristo con
i ladroni ed alcuni angeli in aria, e da basso i crocifissori
con le Marie e con molti cavalli fierissimi, e molti sol-
dati in varie terribili attitudini. Nell'altra fece^ quando
al tempo di Matilde V anno i o48 si trovò in Mantova
sotto terra il sangue di Cristo, portatovi da Longino, e
sono innumerevoli le figure tutte che vi sono coll'anima
sulla faccia, tanto è viva in ognuno V effetto della mara-
vigHa, della curiosità, della divozione, della credenza, e nei
due facchini poi che levano di terra sulle loro spalle la
cassetta di piombo entro cui sta il preziosissimo deposito
si vede naturale nel risalto de' muscoli del volto lo sforzo
del sostenerla, e la voglia del guardarla, ed è una vera
maraviglia dell' arte la facilità con cui tutto vi è felice-
mente espresso.
per vincerla conviene più gagliardi fatti, come ne lo sareb-
bero tutti i confronti degli altri mandati di pagamento , per
osservarne e il modo e l'uso nelle circostanze diverse di la-
vori eseguiti od approvati per Giulio medesimo.
i36 RI
Bellissima era di lui una tavola die trovavasi in
S. Agnese ora soppressa, entro cui era dipinta la Madonna
a sommo, e S. Agostino e S. Girolamo a basso, ma la
perì nelle vicende sul finire dello scorso sventurato secolo.
Di suo disegno e colorito sono le due facciate del marti-
rio di S. Sebastiano che sono nel tempio a questo Santo
dedicato, e mostrano figure gigantesche e di grandiosa in-
venzione.
Non è dubbio che questo artista avrebbe fatto dimen-
ticare molte glorie , se la morte non avesse avuto invi-
dia di lui togliendolo al mondo nel fior della gioventii,
ed anche, diciamola puì-e, se Vasari stesso fosse stato più
giusto in verso di lui.
Mio padre non potè scoprire Tanno preciso di sua
morte , ma ne' libri necrologici di que' tempi lesse sola-
mente che il 9 di marzo i543 si trovava Rinaldo nella
fortezza di Porto, e che insieme a tutta la città egli si
dolse in quel giorno per la morte di uno de' maggiori
Mecenati delle belle arti , Giovanni Calandra , castellano
e segretario ducale chiamato il Magnifico e Tuomo dab-
bene.
105. RuBONi GIULIO. Pittore, — Questo fu al servigio
del duca Vespasiano di Sabbioneta, e si sa che lo ajutò
nel raccogliere molti antichi marmi per la galleria ducale,
i quali ora in gran parte fanno ricco e pregevole il pa-
trio nostro musco antiquario. Del 1677 dipingeva a Ca-
satico per la nobilissima famiglia de' conti Castiglioni con
loro piena soddisfazione.
106. Russi (GIOVANNI de'). Miniatore. — L'Abate
Lanzi sul principio dell'epoca prima della scuola manto-
vana, e dietro 1' autorità dell'altre volte lodato Leopoldo
Camillo Volta, ci dice che Russi era assai eccellente
SA ,37
miniatore d'insetti, di erbe e df animali, e che del i455
il duca Borso di Modena gli fece per se miniare una bib-
bia in gran foglio, la quale oggi è de' più rari pezzi, che
ornano la biblioteca estense. 11 Volta però aggiugne che
il Russi ebbe a compagno in questo lavoro certo Taddeo
Crivelli, che non so di qual patria sia, nè lo trovo dal-
l'Orlandi o da altri annoverato fra gli artisti.
107. Sacchi (bartolameo de). Pittore. — Questo pit-
tore ebbe il soprannome di Domenedio, forse per qualche
intercalare che si avesse.
Fu artista di vaglia uscito della scuola del Mantegna.
Visse lungamente, poiché sappiamo dai nostri libri mor-
tuarii che stando nella contrada del Leopardo il i3 Lu-
glio 1542 cessò di vivere in età di anni 86.
108. SAccm (ROBERTO de). Pittore, — Sembra proba-
bile che sia della famiglia del suddetto. Quando Mantova
perdette il famoso Andrea Mantegna, questo Sacchi, che
era de' suoi discepoli, aveva solo l'età di anni 17. Si de-
siderano maggiori notizie di questo artefice, del quale
solo finora si è scoperto che aveva 80 anni, quando morì
il giorno 4 Dicembre i SGq.
1 09. Scutellari ANDREA. Pittore. — Scutellari è noto
sotto il nome di Andrea da Viadana, perchè appartenente
a famiglia di cotesto grosso borgo mantovano, e natovi
nel i56o. Apprese in patria i principii del disegno e
della pittura da Francesco Scutellari suo zio, e si perfe-
zionò alla scuola di Bernardino Campi da Cremona, che
fu creato d'Ippolito Costa mantovano, accertando Y Or-
landi che del 1578 andò lo Scutellari sotto la disciplina
di quello, traendone grande profitto. Infatti del i587, a
concorrenza di molti pittori cremonesi, fu scelto a fare il
quadro della natività per l'aitar maggiore della chiesa delle
I i
i38 se
monache di S. Quiiico, e n'ebbe la palmare giustamen-
te, come anche oggi si può giudicare, guardando a quel-
l'opera che è bellissima, sendovi 1' Uomo Dio bambino
nel presepio con attorno moltissime figure di pastori, e
di femmine in naturalissime attitudini. Evvi in S. Agata
un quadro entrovi la Beata Vergine che riceve il grande
annunzio dall' Arcangelo Gabriele , il tutto dipinto con
istile più grandioso che no, e lo fece del i588, com'è
scritto nel quadro medesimo.
110. ScuTELLARi FRANCESCO. Pittore. — Questo Fran-
cesco è zio del suddetto pittore, e fiorì intorno al i5oo.
Non è rimasta altra opera di lui che quella in Cremona
nella chiesa di S. Pietro, dipinta sul legno, e che rappre-
senta l'incontro di S. Gioachino con S. Anna di presenza
a molta gente, ed è lavoro per quel tempo diligente. In
basso vi ha una testuggine che porta sul dorso un biglietto
entro cui è scritto Franciscus Scutellarius fecit ^>
Che questi due pittori sieno mantovani non lo si può
negare, mentre tengo nelle mie carte antiche un istro-
mento in data del i4i5, dal quale si scopre che i Viada-
nesi, sino da quest'epoca, dipendevano da Mantova; im-
perocché giurano in quello fedeltà al magnifico Francesco
Gonzaga. Il che valga a levare la falsa opinione di quelli
che col Lanzi senz' appoggio alcuno vollero codesti pit-
tori tra i cremonesi.
111. Spagnoli battista. Pittore, — È incerto Tanno
in cui nacque quest'uomo insignissimo, ma il Bettinelli
ne' suoi altrove citati discorsi storici il fa nato del 1 448.
Fino da giovinetto diede segno di grande sviluppo di ra-
gione, e quindi lo si vide per tempo e religioso ed amante
dello studio. Coltivò per genio la pittura, e fiorendo al-
lora in Mantova il grande Mantcgna si pose sotto la sua
SP x39
disciplina^ e ne contraffece assai bene Io stile. Portato però
dal suo spirito di meditazione, si fece monaco nel con-
vento de' padri carmelitani di Mantova ed ancor iyi ri-
creavasi col dipingere. E prima infatti che abolito si fosse
quest'ordine ed atterratane la chiesa vi si vedevano alcune
opere di sua mano; e specialmente vi era un S. Seba-
stiano con tre mezze figure di altri santi di gusto mante-
gnesco; ed è un quadro che fu lodato dai fratelli pittori
Bottani. Oggidì in S. Andrea nella sagristia presso la cap-
pella dell'Annunciata vi è la deposizione di Cristo che è
un bel lavoro di questo artefice. Mio padre il giorno sei
luglio 1819 vide con infinito piacere nella raccolta del
nostro concittadino Gaetano Susani, di quadri dei più ec-
cellenti pittori mantovani, che già ascendeva a più di tre-
cento, una bellissima tavola che ha della prima maniera
del Mantegna, nella quale il nostro Spagnoli dipinse la
morte del Padre Bartolomeo de' Fanti Carmelitano pur
esso, a cui un Angelo sostiene il capo, mentre un altro
che gli sta dinanzi ne riceve Y anima fra le mani portan-
dosela in cielo. La stanza poi, ove muore questo servo
del Signore, è in ogni canto sparsa di graziosi angioletti
tutti festivi. Stanno a' piedi di Bartolomeo altri quattro
carmelitani vestiti del costume di quel tempo, con man-
tello bianco sopra la veste da carmelita con cappuccio in
testa; due di questi in atto di venerazione, portano cia-
scuno una torcia accesa. Il tutto vi è pieno di veritiera
espressione e di vivace invenzione.
Il genio di Battista non si volse soltanto alla pittura, ma
coltivò le scienze, e le belle lettere in modo da acquistarsi
grande rinomanza. Imperocché fece varii poemi in istile
eroico, molte egloghe ed altre poesie, la maggior parte sa-
cre. Quantunque egli protesti nelle sue opere -di essere
i4o SP
più sollecito del senso che dell' eleganza, egli è però ce-
lebre assai 5 e da moltissimi encomiato. Un suo fratello
per nome Tolomeo ne fece Y apologia. Fu amico del Pico
della Mirandola ^ e di altri dotti a' quali indirizzò molte
sue poesie. Fu tanta la stima da lui guadagnata presso
tutto il suo ordine che ne fu creato generale , e solevano
chiamarlo il Termassimo. 11 marchese Francesco II Gon-
zaga r onorava grandemente , e lo teneva per quel grande
che era, ed alla sua morte, che avvenne del i5i6 nella
sua età d'anni 67, vi fece di splendidissimi funerali, eri-
gendovi una statua coronata d' alloro. Nella chiesa del suo
ordine si leggeva quest' epitaffio:
R. P. MAGISTER . JO. BABT. MANTUANUS
CARMELITA . THEOLOGUS
PHILOSOPHUS . POETA . ORATOR . CLARISSIMUS . LATINAE
GREGAE . ET . HEBPxAlCAE
LINGUAE . PERITISSIMUS
La vita di quest'uomo fu vita di cattolica perfezione,
in modo che pur oggi lo si ha per venerabile da tutti i
fedeli di nostra chiesa, perocché il suo corpo incorrotto,
segno di quello spirito incorruttibile che lo informava, si
espone alcune volte a' credenti nella cappella di S. Gio.
Buono della nostra cattedrale acciò sia loro di esempio e di
incoraggiamento all'amore della cristiana virtù.
Donesmondi, Volta, Giovio ed il Tiraboschi nelle loro
storie ne parlano con profonda stima. Il Giovio non è poi
d' accordo cogli altri storici sull' età in cui morì il nostro
Spagnuoli, asserendo che aveva in quel punto anni 80;
ma di ciò non dà alcuna prova.
SP 14,
1 1 2. Sperandio mantovano. Cesellatore e coniatore
di medaglie, — Questo Sperandio fu famoso cesellatore
e coniatore di medaglie al tempo del Mantegna, e scolpì
una quantità grande di medaglie degli uomini illustri del
suo secolo che portano quest' inscrizione ^? Opus Speran-
dei Mantuani .
?9 Fra queste rara e bella quella è di Camilla d'Ara-
gona, moglie di Costanzo Sforza signore di Pesaro. Que-
sta medaglia ha la seguente inscrizione del dritto ^5 Ca-
milla Sforza de Aragonia Matronarum pudicissima Pisauri
Domina. Nel rovescio evvi una donna con freccia nella
destra ed un serpente avviticchiato al sinistro braccio con
un cane giacente; attorno questa leggenda ^5 Sic itur ad
astra ed a basso ^9 Opus Sperandei ^5. Pare che questa
medaglia sia stata coniata dopo il i4835 in cui morì Co-
stanzo, o entro il 1489 nel quale Camilla era ancora
signora di Pesaro, poiché in quest' epoca rinunciò il prin-
cipato a Giovanni Sforza, che primo aveva associato nel
dominio. Ne dopo tale rinuncia e le successive ratifiche
fatte il 23 aprile ed il 7 maggio 1490, ebbe più parte ne-
gli affari dello stato che anzi fu da lei del tutto abbando-
nato , ritirandosi in Torricella del Parmigiano , paese a lei
ceduto in conto di sue doti da Giovanni, con istromento
dei 18 novembre 1489.
Di questa medaglia fa menzione l'Olivieri nella de-
scrizione sulle monete di Pesaro. Si trova anche un'altra
bella medaglia del cardinale Francesco Gonzaga che ha
la surriferita leggenda del Sperandio. Fa maraviglia, come
di quest' uomo singolare l' Orlandi non parli nel suo
catalogo degli intagliatori in rame ed in legno. Il Tira-
boschi nella sua storia ne dà però un cenno di lode , e
lo mette a pari coi famosi Francesco Francia bolognese ?
i42 sp
Matteo Pasti veronese e Vittore pisano. Se dedurre voles-
simo a quale scuola appartenesse quest' artista dall' osser-
vare lo stile suo e dall' epoca di sua vita, lo dovremmo
credere discepolo di Andrea Mantegna.
11 3. Speroni Stefano. Pittore. — Questi è un ascen-
dente della famiglia Speroni mantovana, la quale oggi onora
la patria, avendoci prodotto l'avv. Giuseppe Speroni che
per scienza ed integerrima virtù salì a Presidente del Tri-
bunale di prima istanza nella città di Lodi. Nacque Ste-
fano nel i5o2 e fece i suoi studii di disegno e di pittura
nella scuola di Giulio Romano. Si sa che lavorò con Giu-
lio medesimo al T ed altrove, ma non è rimasta memo-
ria in quali opere il facesse. Ne' nostri libri necrologici
segnata è T epoca di morte di questo pittore di questo
modo — Maestro Stevano de Speron dipintor morto 6
novembre i562 di anni 60.
114. Strada jacobo. Disegnatore di medaglie e ri-
trattista, — Si conosce questo Strada per essere riuscito
perfettamente nel disegno, ed amante, com'era, delle an-
tichità raccolse un bel museo di medaglie antiche ch'egli
poscia con gran diligenza disegnò. Un figHo di questo, al
dire dell'abate Tiraboschi, dopo la morte del padre, che fu
il 6 settembre i588, presentò un libro di lui al duca Al-
fonso II d'Este, nel quale erano i disegni di molte me-
daglie, e pel quale ebbe in dono da quel principe 5o
scudi. Si ha di questo figlio una lettera in data 26 set-
tembre i588 scritta da Praga in ringraziamento a quel
principe per lo indicato dono, colla quale gli dà notizia
della morte del padre, chiamandolo antiquario dell' im-
peratore; ed offre al principe stesso la seconda parte del
primo libro nel quale oltre le medaglie, erano eziandio
5oo imprese di principi illustri. Lo informava poi che fra
TR 143
le altre opere eseguite dal padre, eravi quella di una se-
rie degli imperatori romani sino a Rodolfo colla vita di
ciascuno e de' loro figli, e colle medaglie loro da lui pure
disegnate. Soggiugne inoltre che possedeva un' altr' opera
dello stesso suo padre, in cui era l'albero genealogico della
casa d' Austria colle armi di ciascun principe , de' quali
dice che insieme alle principesse di questa famiglia dise-
gnato ne aveva i ritratti , e narravagli che quest' opera era
stata finita due mesi innanzi che cessasse di vivere, per
il che da ninno era conosciuta, ma che era disposto di
presentarne il lodato duca Alfonso. Dalla sottoscrizione di
detta lettera si ha che questo figlio dello Strada aveva
nome Ottavio ed era gentiluomo della corte cesarea. Que-
sta lettera è oggidì conservata nell'archivio ducale di Mo-
dena, ed è un monumento che fa testimonianza della mu-
nificenza e della protezione che gli Estensi accordavano
alle lettere ed alle arti.
L'abate Bettinelli nelle annotazioni de' suoi discorsi
dichiara lo Strada uno de' primi illustratori delle meda-
glie e lo difende con ragione dalla severa critica delBan-
dori nella sua biblioteca numaria , ma egli lo riguarda
soltanto come letterato, sebbene meriti anche di essere
conosciuto come artista.
I i5. Tradate (giacobino de). Scultore. — Tradate
fu un illustre mantovano che visse nel secolo XVI, e ne
fu uno de'piìi belli ingegni. Professò la scultura in tanta
eccellenza che nello scolpire di naturale in marmo i volti
delle persone lo si disse pari a Prassitele. Di tale sua
virtù esisteva la pubblica testimonianza innanzi al-
l'abolizione e distruzione del Chiostro di S. Agnese di
questa nostra città, ov'era una colonna di marmo sulla
quale stava scolpita la seguente inscrizione:
i44
TI
D. O. M.
JACOBINO . DE . TRADATE . PATRI . SUAVIS .
QUI . TAMQUAMl . PRAXITELES . VIVOS . IN . MARMORE
FINGEBAT . VULTUS .
Samuel. Observaktis. V. F.
Qual altro maggior elogio si potesse fare ad uno scul-
tore io noi saprei, ma per isventura delle arti non è ri-
masto di lui lavoro alcuno , e non sarà opera vana che
qualche amatore della patria gloria si ponga all' impresa
di svolgere le tante antiche memorie lasciateci dai prin-
cipi Gonzaga nel loro archivio, affinchè non vada inono-
rato il nome di sì grand'uomo, e non si defraudi la storia
di questa nuova luce.
11 6. TivANi GIUSEPPE. Intagliatore in legno e Scul-
tore, — Dopo la decadenza della gloria pittorica man-
tovana sotto i generosissimi Gonzaga, Tivani fu uno dei
primi coltivatori delle belle arti circa il 1752. Studiò in
patria l'intaglio sul legno , ma andato a Roma si perfe-
zionò in quest'arte, ò si coltivò inoltre nello scolpire di
marmo in guisa d'averne felice successo. Ritornato in pa-
tria fu scelto ad essere tra i maestri del nascente istituto
accademico, e vi si adoperò con zelo e bravura. Le statue
di marmo della facciata del nostro duomo, e gli angeli
della cappella dell'Angelo Custode nel medesimo tempio,
alla parte dell'organo, sono diligenti suoi lavori. Morì in
patria sul finire del secolo XVIII.
117. Troncavini GASPARE. hitagUatore in legno e
Scultore, — Fiorì quest' artista al tempo dell' indicato
Tivani ed ancor egli ne' primi suoi lavori attese ad iuta-
VA 145
gliare in legno. Più tardi però volse l'animo alla scul-
tura, e si acquistò tanto nome che del 1753 fu annove-
rato tra' maestri accademici , e siccome lo si conosceva
d'animo integerrimo. Io si creò provveditore dell'accade-
mia delle belle arti a cui seppe e per sicuro giudizio, e
fermo volere e per grande moralità procurare di grandi
vantaggi.
Nella chiesa di Ognissanti vi è di suo scalpello la sta-
tua che raffigura S. Rocco, ed è lavoro di buon disegno,
e di molta intelligenza d' arte. Nelle profanate chiese della
Trinità e di S. Francesco vi erano due Angeli grandi al
naturale ed un Cristo lavorati assai bene. Visse lunga-
mente terminando i suoi giorni mortali sul finire del se-
colo XVIIL
1 18. Tartagnini FRANCESCO. Pittore, — I fratelli Bot-
tani cremonesi furono i maestri di disegno e di pittura
di Tartagnini Francesco, ed il celebre Giovanni Bellavite
veronese professore nella nostra accademia lo diresse nel-
r ornato. In quest'ultimo genere riusci di buon gusto, e
si veggono in Mantova varii appartamenti dipinti da lui
alla foggia Raffaellesca, e specialmente gli fecero onore
non poco i tre appartamenti di questo stile lavorati nel
grande albergo , che ora si è mutato in Tribunale di pri-
ma istanza. Morì il Tartagnini sul principiare di questo
secolo.
1 19. Valenti Andrea. Pittore, — Valenti fu creato
di Mantegna Andrea, e ci fanno fede i mandati di paga-
menti delle opere da lui eseguite per ordine di Fran-
cesco II, Marchese IV, che desso era eccellente pittore.
Non è qui da ripetere ciò che più volte dicemmo che a
persuadersi ed a giudicare della virtù di un artefice basti
sapere che vivevano sotto la protezione di que' dotti me-
i46 VE
cenati dei Gonzaga , che con tanta finezza d' ingegno tro-
vavano il merito dov' era, cosicché erano sprone grandis-
simo agli uomini di buona volontà, che in fatti a' loro
tempi furono assaissimi. Ne è a dire come molti di questi
pittori scolari del Mantegna andassero in dimenticanza ,
perocché, operando essi sotto di sì illustre maestro, a lui
solamente, com'è solito, era attribuita la lode, mentr'essi
a guise di stelle che rimangono offuscate, quando il sole
è sull'orizzonte, restavano ignoti a danno della storia pa-
tria delle belle arti.
1 20. Venusti Marcello. Pittore. — Costui da giov i-
netto andò a Firenze per acconciarsi con Pierino del Vaga,
il quale conosciuto che l'ebbe di grande abilità, lo ac-
colse tra' suoi scolari, e ne riuscì uno de' migliori. Operò
molti anni sotto di lui cose che gli diedero gran nome; e
in particolare dipinse nella chiesa di S. Spirito di Firenze
la tavola, e tutta la cappella di S. Gio. evangelista, col
ritratto di un commendatore di detta Chiesa che la murò,
ed eressevi la detta cappella; il qual ritratto è molto si-
mile , e la tavola bellissima. Onde veduta la bella ma-
niera di lui, un frate del piombo gli fece dipingere a fre-
sco nella Pace sopra la porta che di Chiesa entra in Con-
vento, un Gesii Cristo fanciullo che nel tempio disputa
con i dottori che è opera di grandissimo effetto. Appresso
francatosi Marcello dal Pierino acquistò l'amicizia di quel-
r universale pittore del Bonarotti, il quale lo amò e di-
stinse assai, dandogli a colorire di molti suoi disegni pei
quali oltre le opere sue venne in gran rinomanza. Aveva
grande facilità ed arte somma di vestire i terribili con-
cetti di Michelagnolo , informandoli co' suoi pensieri, che
per lo più riduceva in piccole pitture , in cui vedevasi
l'emulo anzi che l'imitatore. Era tanta la voglia del la-
VE ,47
vorare di Venusti che eli queste cose piccole ne fece un'in-
finità; ma quella che e rara e condotta ottimamente si è
il Giudizio di Michelagnolo copiato pel cardinale Far-
nese. nella qual opera, benché le figure sieno minori di
un palmo , vi ha conservato tutto il terribile e grande ca-
rattere originale. Quest' opera mantiene pur oggi tutta la
sua prima h^eschezza ed è tenuta com'è, per un vero te-
soro dal Re di Napoli.
Se quest' artista non avesse altra opera la basterebbe
per immortalarlo. Io non so poi con quale ragionevo-
lezza l'annotatore al Vasari (Ed. di Venezia 1829, tip.
Antonelli) dopo tre secoli supponga che la eccellenza di
questo quadro venga da qualche pennellata che come
amico (T. XI V, p. ^Zo) facilmente vi avrà data lo stesso
Michelagnolo (T. X, p. 5o5); ed anzi in altro luogo di-
menticatosi di ciò ardisce aggiugnere che « si crede con
fondamento interamente finito ed eccellentemente dise-
gnato dal Bonarotti. » Possibile che il Vasari, tutt' occhi
per trovar da scemare la gloria de' Lombardi, si abbia
taciuta questa particolarità a favore del suo amico con-
temporaneo qual era Michelagnolo ! Io noi posso credere,
tanto pili che qua e là in varie vite accennando Vasari
alle opere del nostro Marcello non lascia di far riflettere,
quand' erano imitate e colorite con disegni di quel grande;
anzi nessuno , parmi , il crederà , ponendo mente che pro-
prio, ove l'autore fiorentino parla del Giudizio di Mar-
cello, dice ('C in una sua opera ha fatta tutta la facciata
del Giudizio (T. XV, p. 190) .. . e nel vero per cose
piccole di pitture non si può far meglio. E nuli' altro
sopra ciò soggiugne. Chi vuol essere storico, e storico
da portar utile alla società, deve abbandonar i supposti,
e starsene disinteressatamente ai fatti. Ma fosse questo il
i48 VE
peccato di chi solamente scrive storie dì pitture, che pur
troppo lo è anche di quelli che descrivono gli avveni-
menti della nostra società.
Tornando alle opere di Venusti , sappiamo che dipinse
per il Cardinal di Cesis con disegno di Michelagnolo, la
tavola dov'è la Vergine Annunciata dall'Angelo: come
parimenti colorì un'altra Nunciata che fu posta allora
nella chiesa di S. Gio. Laterano, e che oggi è in sagre-
stia. L' una e l' altra di queste Nunziate sono opere che
gì' intelligenti guardano tuttavia come stupende. Il
Limbo in casa Colonna ; l'andata di Gesù Cristo al cal-
vario in casa Borghesi sono celebri dipinti che fece su i
disegni del Buonarotti. Chi bramasse conoscere punto
per punto molte altre opere di questo valente non ha
che leggere il Baglioni che ne tratta estesamente. Basterà
per noi quello di che l' Orlandi ci assicura; cioè dire
che v'ha di poche chiese in Roma senza qualche lavoro
di questo pittore, perchè era uomo esatto nel disegno ,
maestoso nel componimento, diligente nel finire, vago
nel colorito, e facile nel prestare l'opera sua, cosicché di
ritratti ne ha fatti infiniti, e ve ne sono alcuni di Papa
Paolo III belli e simili affatto. Non v'ha galleria di Spa-
gna che non sia ricca de' suoi quadri e ritratti.
Tutte le opere sue poi hanno una grazia singolarissima,
cosicché molti lo chiamano il Raffaello da Mantova, e non
vi fu quasi intagliatore a cui non piacessero tanto da
farne moltissime stampe. Morì il Venusti nel Pontificato
di Gregorio XIII che è quanto dire innanzi Tanno i585
in cui cessò di vivere quel Pontefice.
Ebbe Venusti un figlio che fu tenuto al sacro fonte
battesimale dal Bonarotti medesimo che volle dargli il suo
nome. Apprese questi pure i principii del disegno dal suo
ZA 149
padrino , ma non coltivò più oltre la pittura, come avrebbe
potuto, sendo di grande vivacità d'ingegno. Soffrì molte
vicende, superate le quali visse virtuosamente in Roma ,
inseminando a molti le matematiche, e l'arte di fare le for-
tificazioni militari. 11 Baglioni discorre a lungo anche sopra
la vita di questo.
121. Zanatti romoaldo. Disegnatore di Figura e d^Or"
nato, — Ebbe questi i suoi natali in Mantova il 22 Set-
tembre 1787 dal Conte Sigismondo e dalla Contessa Mad-
dalena Boari ferrarese, ambedue di nobilissima ed antichis-
sima famiglia. Da' suoi primi anni Romoaldo dimostrò un
naturale trasporto a tutto ciò che era di belle arti. Cre-
sciuto in età e in ragionevolezza coltivò questa dilettevole
disposizione, perchè intendeva che il titolo di nobiltà e
le ricchezze senza la pura grandezza della virtù è vitupe-
revole cosa, è un disonore dell'umanità. Quindi si mise
sotto la disciplina di Felice Campi da cui apprese e i pre-
cetti dell'arte, e la facilità nel disegnare di figura e d'ornato.
Penetrante com' era d' ingegno , cercò le vie più secreta
dell'arte, cosicché non v'era peregrina cognizione pittorica
di cui non andasse fornito. E siccome era pure ani-
mato d'amor di patria, pensò che tornasse grande utilità
in comunicando a' suoi concittadini il frutto de'suoi stu-
dii, e così chiamò attorno a se altri costumati giovani
desiderosi al par di lui di sollevare di terra lo spirito, in-
stituendo in propria casa una privata accademia, che dap-
poi per sollecitudine sua fu sotto gli auspicii dell'I. R. Go-
verno, nutrendo pertanto sempre in cuore viva la speranza
di risorgimento per l'accademia nostra Teresiana rimasta
affatto inattiva per le dolorose e crudeli violenze e tri-
bolazioni della passata guerra.
Le adunanze pittoriche del Conte Zanatti ebbero pria-
cipio sulla fine deiraimo 1816, e proseguirono per tutto
Tanno dopo. Ad esse intervenivano maestri dell' arte e
giovani studiosi e particolarmente gli allievi del pittore
Campi che non erano pochi , essendo questo , come ve-
demmo^ parlando di lui, professore di disegno nelF 1. R.
Liceo 5 e direttore gratuito della R. Accademia inattiva
come si disse, ma non estinta. Sapendo il Zanatti, come
la sfera delle umane cognizioni prendano tuttavia ingran-
dimento dalle vicendevoli corrispondenze sociali, non tra-
scurò egli neppur codesto mezzo, poiché si stava in rela-
zione di tutto che pubblica vasi intorno alle belle arti, e
ne faceva de' sunti , apponendovi opportune e giudiziose
osservazioni, leggendo poi il tutto in comune ai socii at-
tuali ed onorarli che pure v'intervenivano con geniale ar-
monia. Innanzi o dopo cotali discorsi si esponevano i di-
segni de' migliori studenti, e ciascuno dava il proprio
giudizio il quale veniva esteso da uno di questi a cui ve-
niva dato il titolo di segretario. Così tendevano essi a
migliorare le loro produzioni ed a crearsi la dolce illusione
di far vivere in codeste adunanze il perduto lustro del-
l'accademia.
Anche nella colta e gentile Milano, quantunque non
priva de' vantaggi della sua splendida ed illustre accade-
mia, ricca di rinomati professori, erasi formata non per-
tanto una simile adunanza di cui certo non ultimo orna-
mento erano i due figli del fu Conte nostro Francesco
d'Arco, che allora stava in quella capitale quale deputato
della provincia mantovana. Saputosi dal Zanatta questa
nuova fonte di cognizioni non tardò guari di porsi in ac-
cademica corrispondenza con que' dotti che la compone-
vano, ed a vicenda periodicamente ne riceveva ed invia-
vane e disegni ed osservazioni a vie meglio avanzarsi nella
possibile perfezione.
ZÀ i5i
Ognuno s'imagini, se durata si fosse tale letteraria in-
stituzione, come ne sarebbe venuto a Mantova tutto quel
bene che non manca di scaturire mai dal puro zelo d'amor
patrio. Ma noi fummo sventurati, e la privata sventura
d'inconsolabili genitori, e di un'avvenente e virtuosa no-
vella sposa fu duolo di patria. Egli era unico di sua fa-
miglia e adorno di quelle virtù che onorano il vero cit-
tadino, cosicché fu amara e comune l'irreparabile perdita.
Il 2 1 di Novembre del 1818, dopo lunga e penosa ma-
lattia, di anni 3 1 spirò nel bacio del Signore. Abbiti ani-
ma veramente nobile il migliore de'monumenti, il sospiro
della patria!
L. A. D.
ANNOTAZIONI
E
DOCUMENTI
/
(1) REPUBBLICA ITALIANA
N.*> 3715
Sez. ili.'»
Mantova 28 Agosto i8o4 Anno 111°
tt amministrazione Municipale
Al di Lei Segretario Cittadino Pasquale Coddè.
Oltre modo convinta l'amministrazione municipale dell'esi-
mio vostro iaipei^no, assiduità e bravura in procurarle tanti
documenti comprovanti il credito che questa Comune protesse
suir asse ex Gesuitico assegnato alla pubblica istruzione di
Mantova, vi fa palese il proprio aggradmicnto e si augura che
vma sx lunga fatica meriti il risorgimento di cosi sacro sta-
bilimento di cui voi sarete in ogni ten)po riconosciuto bene-
merito protettore.
Riscontrando cosi la gradita vostra memoria 22 corrente si
dà il conlento di salutarvi distintamente.
Piuma
A. COCCONCELLI
Sottos. L. Tassoni pro-Seg.®
(2) REPUBBLICA ITALIANA
Sez. 111.*
Mantova i Ottobre i8o4 Anno III.^
V amministrazione Municipale
^1 di Lei Seg.'' Cittadino Pasquale Coddè
Individuo della Commissione di pubblica istruzione.
Dalla gradita vostra memoria 29 spirato Settembre che ac-
compagQa tanti e sì importanti documenti comprovanti il diritto
l56 ANINOTAZIONI E DOCUMENTI
di ricupera dei molti fondi costituenti Tasse ed il patrimonio
della pubblica istruzione abbiamo avuto motivo di conoscere
la laboriosa opera vostra, e di riflettere insieme che il felice
andamento che potria venirne al ben essere di così sacro sta-
bilimento, procederà appunto dallo zelo indefesso col quale
avete agito in una causa tanto interessante , non possiamo
pertanto prescindere di manifestarvi, come facciamo, la somma
nostra soddisfazione e riconoscenza scrivendo ne' nostri atti
quest' attestato a perpetua ricordanza della particolare patri-
beneficenza in quest' incontro da voi meritata.
Aggradite pure la protesta della distinta nostra stima^
G, Marangoni Presidente
D. F. Tassoni Ammin,®
L. Tassoni pro-Seg.^
(3) // Presidente dclV A inministr azione Municipale
Al suo Seg.° Sig/ Pasquale Coddè
Mantova 26 Dicembre i8o5.
È stata più che mai commendevole, o Sig/ Segretario, la
condotta che avete osservato nell'esercizio della vostra carica
a servizio del pubblico.
Voi nulla avete lasciato desiderare in lumi ed in probità,
che nello stabilirvi una brillante riputazione, vi hanno così
giustamente meritata la stima de' vostri concittadini.
L' amministrazione municipale deve con riconoscenza con-
fessare che la vostra opera è stata veramente di sollievo ad
ogni individuo, segi« alatamente in questi tempi di guerra, nei
quali il vostro zelo è stato animato in ragione delle angustie
ed in ragione della folla immensa dei difficili affari che hanno
tuttavia avuto una celere marcia, la mercè ancora della vostra
attività e delle vostre utilissime cognizioni.
Quest'amministrazione al momento di dar la mano ad altro
corpo d'individui che a lei succede per nuovo ordine di cose,
vorrebbe avere i mezzi, onde darvi quel compenso che di-
stintamente meritate, ma non potrà altro che lasciarvi un at-
ANNOTAZIONI E DOCUMENTI 1 57
testato di sentimento con onorevole appuntamento del 21 spi-
rante nel quale ha incaricato me come di Lei Presidente a
manifestarvi V alta di Lei soddisfazione per le cure da \oi
prestate.
Io adempio colla maggior compiacenza a quest'incarico, e
nel lasciarvi colla presente una memoria della stima e del-
l'animo grato d'ogni Individuo Municipale per l'attaccamento
che avete dimostrato a cadauno di essi , ed insieme al pub-
blico servigio, io vi contesto in particolare quegli ancora della
mia considerazione, e questo tributo di Giustizia vi serva di
pegno di quel più , onde vi dovrà essere debitore il nuovo
Podestà unitamente ai suoi Savii, continuando a questi il be-
neficio de' vostri lumi e del vostro lodevole interessamento.
Striggi Presidente
li. Tassoni.
(4) Elenco delle opere edite ed inedite del
Seg.^ Pasquaie CoDtJÈ.
j. Dissertatio de imitate visionis 1779.
2. Raccolta di inscrizioni della città e dei paesi di Man-
tova, incominciata e proseguita dai fratelli Girolamo, Pa-
squale e Luigi Coddè, per andar contro alla perdita che
far poteva la storia per le abolizioni di tante Comunità e
Parrocchie ecc. 1780.
3. Memoria dell'Accademia di Mantova per Tanno 1791.
4. Abbozzo di una memoria sopra l'educazione de' fanciulli,
i5 Agosto 1794-
5. Relazione dello stato in cui sono rimaste le belle arti ;
l'agraria, le arti, ed i mestieri dal Novembre 1795 al 1796.
6. Discorso diretto a svegliare il genio della gioventù ita-
liana per Jo studio delle scienze edarti, i4 Ottobre 1797.
7. Dissertazione scritta per animare gli artisti ad operare nel-
l'accademia dopo la guerra del 1796.
8. R.iflessioni sulla memoria del cittadino Giambattista Sca-
lara intorno alla fermentazione vinosa ed all'origine del
guasto del vino.
l58 ilNjWTAZIONf E DOCUMENTI
9. Estratto delle memorie lette nelle private unioni del co-
mitato agrario deiraccademia virgiliana 1798.
10. Estratto degli appuntamenti presi dal comitato d' arti e
mestieri nelT anno J798.
1 1. Notizie sulla natura, qualità ed utilità dell'accademia delle
belle arti e de'suoi comitati di agricoltura e di arti e me-
stieri , i4 Dicembre 1798,
12. Ragguaglio delle operazioni deiraccademia virgiliana pre-
sentato al Commissario straordinario di Governo 12 Apri-
le 1799.
13. Discorso letto nella pubblica sezione deiraccademia scien-
tifica, sulla dissertazione ed operazioni dei socii accademici
del 1779, ^7 Febbrajo 1799.
14. Prospetto dello stato dell'accademia virgiliana presentato
al Commissario straordinario di Governo 11 Aprile 1799.
15. Dissertazione sul genio delle belle arti, 29 Giugno 1801, 1802,
16. Operazioni dell'anno accademico 29 Giugno 1802.
17. Discorso per l'apertura della classe di arti e mestieri nel-
r anno X repubblicano.
iS.Osservazioni sulla coltivazione deibachida seta, 22Marzo 1802.
19. Ricerche a vantaggio della pubblica istruzione su tutte le
dotazioni generali e particolari 1802.
20. Quadro statistico sullo stato amministrativo del manto-
vano presentato a Napoleone i8o5.
21. Piano d'istruzioni per gli anziani della Comune di Man-
tova 21 Giugno 1807.
22. Memoria della società d' arti e mestieri una delle classi
dell'accademia di scienze e belle lettere ed arti di Man-
tova ecc. Tipografia nel palazzo dell'accademia 1809.
23. Spiegazione delle figure della gran Tazza d'Agata orien-
tale nel real museo di Napoli stampata del 1809.
24. Memoria sulla coltivazione del Cotone a color di camoscio
. letta nella sezione tenutasi dalla classe agraria di Man-
tova il 2 Aprile 1798, stampata del 1809.
25. Lettera sulla primazia del Romano sommo Pontefice, 22 Set-
tembre 181 f.
26. Serie de* Principi , Vescovi, Prìmicerii che ebbero dominio
e giurisdizione in Mantova 181 3.
aN^ota^.ioivi e documEktì 1,79
Vei-a epoca della caduta totale dell' Impero Romano >
11'. Aprile 181 3.
*28. Memoria sopra il punto storico della non ancora cono^
scinta professione del cel. letterato Antonio Tebaldeo i8i5u
Elogio a Bellavite veronese Professore per gli ornali nella
V. accademia di Mantova, dedicato al nobile Sig/ Conte
Benassù Montanari di \erona, Mantova fHsS.
30. Illustrazione di una medaglia etrusca disotterrata in 8U
quel di Osti gli a.
31. Elenco descrittivo della raccolta di medaglie e monete
antiche di bronzo, oro j argento con alcune altre rarità
possedute dall'autore.
3?,. Raccolta di Poesie di Pasquale Coddè.
33. Rudimenti di lingua italiana ridotti in 24 Lezioni.
34. Dissertazione sopra l'udito de' pesci e la trasmissione del
suono neir acqua.
3 ). Relazione al Cav. Vincenzo Monti delPorigine e dello slato
passato e presente deiraccademia di Mantova coU'intento
di farla risorgere.
36. Memorie intorno al cel. Andrea Mantegna ed ai suoi figli,
con alcune riflessioni relative ad Antonio Allegri detto il
Correggio.
37. Introduzione all' arte del, pensare.
38. Memorie dei pittori ^ architetti ed incisori mantovani ed
esteri che fiorirono ed operarono in Mantova particoIar<»-
mente del secolo XV al principio del secolo XIX, prece*
dute da osservazioni sull'origine delle. arti del disegno*
(5) Decreto di Francesco III. Gonzaga Duca IL
per Telezioue di Bertani a Prefetto delle fabbriche ducali.
Britannus Joannes Baptista Givis ManlTianws pìertns
Vif^arin»; Curiae, et Fabricarum die XII Mai ij49*
Duo hac aetate in arte sua celeberrimi viri ne quidem sa-
tis laudati fuere Mantuae, quorum alter opti me picturam, ar-
chitecturamque sciebat, quemadmodum passim plnraejns opei a
^estanlur: ipse erat spectabilis Julius Pipus Romaniis , cuju"^
l6o ANNOTAZIONI E DOCUMENTI
faraa immortalis exìslit. Hunc per multos annos Vicarium ,
Perfectumque fabricarum nostraium, maxima cum ejus laude
gerenlem ^ mors nqbis abstulit. Altervero Archilecturam ,
ejusque rationes omnes apprime edoctus ea in arte tantum
valebat^ quantum alius quispiam, appellabaturque hic Magister
Babtista De Covo Mantuanus, qui dicto in officio merito ipsi
Romano successit, et eo insignitus fuit Magistratu, dum gravi
corriperetur morbo ex quo non multo post diem suum obiit,
sicque mors ei obstitìl, unde non potuìt opera illa aegregia fa-
cere , sicuti de eo erat expectatio. Spoliati ergo iis duobus •
exìmìis viris , aliquod temporis spatium interposuimus ex-
pectantes opportunitatem , et ita ubique investigari facien-
tes de homine aliqUo, qui esset non solus excellens Pictor,
sed summus Architector, statuariusque , et non infirmus , si
fièri posset. Et quod aliunde Nobis dari cogitabamu^ , ecce
domi habebamus Mantuae et hac in urbe nostra natus et edu-
catus est spectabilis Joannes Babtista Britannus civis Noster caris-
sìmus qui per multos annos Romae et alibi in artibus iis om-
nibus versatus est , eas scit perbene, sed ut singulari ingenio
pollet, ita modestia quoque rara est. Nam licet tantis virtù-
tibus, animique doctibus se ornatum cognosceret, nolebat ta-
men opera sua in Incera prodire , et ita de eo ignoratum
fuit: quo evenit, ut ejus eximia virtus sic abdita atque re-
condita usque in adventu Serenissimi Hispaniarum Regis in
hanc urbem quasi vsepulta remanserit; tunc vero manifesta et
magis eluceat, ac refulgeat. Nec de ipsius scientia ac experien-
tia bis in rebus dubitari potest, nec alieni in hoc praestanda
fides, cum ea quae in adventu ipso fecerit perse se cumula-
tissime reddant testimonium. Nam tunc revera demonstravit
optime artes has omnes colere. Erant enim opera non tan-
tum summi architecti excellentisque Pictoris, sed etiam per-
politi Statuarii: qua in re hoc et admirandum accidit, ea om-
nia ita brevi temporis spalìo excogitata , perfectaque fuisse ,
uti facile digiioscitur, et promptum perspicacis inventoris in-
genium et studium et solertia perficientis.
Ipsum itaque Joannem Baplistam Britannum nacti , cum
nonnisi recte munus hoc demandari possit, potissimum exem-
plo illustrissimi et Rev.mi D.ui Cardinahs Mantuae Patru
ANNOTAZtOXI E DOCUMENTI l6l
nostri observanJiinij qui illnm praesse volnit Plano Sancii Pe-
tri Ecclesiae Cathedralis hnjus urbis noslrae reedifìi ando opere
sane tantae molis, eligimus in Vicarium, Prtfectumque Cu-
riae et Fabricarum nostrarum hujus Urbis Mantuae.
(6) Innumerabilibus saeciilis liaud dubie commemorandi In-
clitae urbis Mantuae antiquissime Presides, qui hoc admiran-
dum Pristinorum opus in commune bonum et sempiternum
decus, constructo Lacu, pene inestimabili sumptu fundarunt.
Atque immortalis gloria Vincentio Gonzagae IV Mantuae, et
Montisferrati II. Duci Serenissimo singulari magnitudine ani-
mi utique debetur: qui pristina haec argumentum antiquae ma-
gnificentiae jam vetustate collabentia et continuo attritu un-
darum corruentia regificis impensis reparavit, in contemptum
aedacium temporum et aquarum indignantium , anno asserti
humani generis CI3DCI1X; in quo Franciscus Princeps se-
renissimus ejusdem Vincenlii fìlius excelsae indolis heros et
Margherita Caroli Emanuelis Sabaudiae Ducis Serenissimi ii-
liarum maxima nuptias felicissimi caelituum auspiciis et sum-
mo totius Italiae applausu regiisque apparatibus celebrarunt.
Angelus hoc init^ hoc finit Baptista Joanives Bertazzoli;
alter patruus ^ iste nepos,
(7) m III. mo domino meo sing.mo
dno : Ludovico marcìiioni
Manine M. honor.mo
1466 7. Mag.*^ Fiorenza
rn Ill.mo rnio post comendat. A. del bolognino da mantova
mi pgha assai che ^ la lui mesata apsso ala ex vtra possa
trare di Mantova seme ^ di curdatura la qual e di qualità
che non fu dampno alchuno ala citta vtra perche no si mette
in opa qlla che lui vuole trare come dice chiarma essa ex
vtra essendo cossi e Antoio essendo bona psona e molto pun-
tuale e di sua qualità psona da bn e ala ex vta bono pictor
mi par si possa intercedere ^ lui et ex che v. si lo debba
con piacer no passando co dapno di qlla cosi la pgho assai ^
162 ANrfeXAZfONl E DOCUMENTI
amor mio. no. mi ocor alt.** salvo istantemente racomandar
ala pfata ex V. la finale contlusione rspettam.** del mio A. di
cardinal homo da tenrlo psona da hn e bono homo: Fior,
vi] may 1466.
^ y. Jon A.
(8) Mi Lorenzo Lionbruno pictor ho facto merchado et sonto
rimasto dacordo comò lo III. tuo S. nostro Zoe a depinzere e
dorare doi cameri in vòlta nel palazzo novo de Santo Seba-
stiano del che fattose daccordo in due cento setant. dui et
questo fu a di 29 Aprile i5i2. Duca. 172.
Lorenzo Costa affermo quanto de sopra.
(9) II Thesor, de lo Ill.mo S. notro facia pagare a M.trò
Leonbruno de* Ducati trenta per uno quadro per lui fatto
largo per undese, alto per otto con nove muse, che chantino,
Apollo che sona corno lo Ill.mo S. ntro ch'ascolta... il qual qua-
dro è posto in la camera apresso a quella del Papa al Pa-
lazzo de S. Sebastiano fatta de commes. di M. Lorenzo Costa
a di 8 May i5i2.
(10) Lettera di Leonbruno diretta a Stazio Gadio.
Magnìfico Messer Stazio mio honorando.
El sign. Co. Nicola Maffei mi ha detto, venendo a Milano,
che la Excellencia del sign. Ducha volea che retrasse Casale
atorno, atorno, dove vostra magnificiencia dirà a sua signoria
che senza ninno mi l'abia comisso che lo fatto et etiam re-
tratto tutto el Castello et anchor ho retratto el castello de
Cremona et quello di Milano. Et perchè nel modello che ho
fatto de quello borgo de Porto ; li volea fare a quello che
aveva fatto principiare de muro : da questi secreti quali io
ne ho ritrovato in parte in questi dui castelli cioè da Cre-
mona e Milano: Veramente mi doglio non lo aver potuto far
fornire per che so che non saria stato secreto ni uno in for-
tezza de Italia che in quella fabbrica da Porto non se ne ge
fusse ritrovato alcuno, che in anzi che abia visto tutti castelli
io aveva disignato de' farli ; ma palienlia. So certo che que-
AMOt AZIONI E DOCUMENTI l63
sto venirà tutto a danno della Excellentia del Sig/ Ducha et
a vergogna de li superiori de tal fabrica. Si che vostra ma-
gnificentia si degnerà d« farlo intendere alla excellencia del
Sign. Ducha che quello che o fatto senza mi sia stato comisso.
Io credo che sera consolato con bona provisione come el
Sign. Ducila de Milano da poi che la mia fortuna non vola
che possa aver bene in la patria mìa; in la quale più volon-
tieri starla corno uno scudo al mese che con quattro fora de
la patria non altro in sua grazia mi ricomando. In Milano adì
XXVII Ottobre i53i — Servit. di V. S. — Lorenzo Leonbruno.
(fuori) Al Magnifico Messer Statio Gadio Secretano dello
III, Sig. Ducha di Mantua in Gasalo,
(11) . Illustriss.mo sig. mio. Haveva ordinato al Ghisolfo chel
facesse coprire el corredore che noce alla Camera dipinta, ma
non si trova che abbi la chiave de l'armaria, ne mi è parso
farla aprire per tante cose che gli sono perchè bisognaria stare
aperta tutto il giorno , dovendoseli intrare per lavorare al
Corredore. La Ex.* V. me coramandarà quello che la uole se
facci perche existimo che gli serra tempo.
Li figliuoli de q. mes Andrea Mantinea torano la impresa
de reconzare la Camera^ et non desviarò M.ro Francesco dal
Cenacolo.
Son stata a vedere li alloggiamenti noTÌ de' S.to Sebastiano
che sono molto belli , et quelle picture compareno mirabil-
mente. Federico con li altri figlioli è sano et io similmente:
et in bona grazia de V. ex me raccomando Mantue xxiiij
Septe i5o6. ex e V.
Consors. Isabeìlla ac B.M.
(12) i5o6 1 Ottobre
Illustriss.mo et Ex.^ princeps et D. D.ne mj observanz. E.
Benché mio fratello scrivj abbastanza circha alle cose fu di
nostro patre, niente dimeno per far el debito mio, et per con-
firmatione de la sua, dico che ciò che mio fratello ha scripto
a vostra Ex,^ è la verità, per la qual cosa supplico V. Illu. S.
le voglia aver per raccomandati come nati servitori di V, Ex.*
l64 ANNOTAZIONI E DOCUMENTf
con quel podio de ingegno che Dio me a dato fina alla morte
fidelmente servire.
Ho avuto il modo di poter raconciare et emendare la Ca-
mera del Caglello dipinta; questa septimana presente deo dante
darò principio et quel megli si poterà et saperò V. Ex.^ alla
tornata sua vederà emendato , la tela la qual , come per un
altra mia avisai V. S. è quasi meggio finita di dipingere. Ma
bisognandomi far altro resterà per parecchie pause adietro ,
del che molto me rinchrescie. Imperocché son certo che saria
stato el primo che la vesse finita la sua. Raccordo a V. Ex.^
che sei anni sono passati che non toccai pennello per uno
sdegno conceputo dal Centurino come V. Ex.^ sa de più bra-
cia di damasco che non mi volse mai dare. Non estimando
comandamento factogli per parte di V. S. della bona memoria
di V. Meser Milanese. In su ma quando sarà finita ditta tela
V. Ex/ indicherà non essere infima ale altre et cusi per lo
advenire spero reuscir di ben in meglio. Non altro autae me
raccomand.
Mantue secunda Octobris MDVI
Servitor Franc.^ Mantinius.
(i3) lU.mo Ex.mo Sig.re
La S. V. mi perdoni se più presto non ho scrlpto et facto
intendere a quella la morte de mio patre, che fu domenica
passata a bore diecinove; et prima che giongesse a lo estremo
dimando con una proptexia mirabile de la E. V. et dolsesi
assai de la absentia di quella^ e non credendosi morire, com-
mise a noi dui fratelli che volessimo raccomandar a V. S.,
e raccordarli una nostra importante cosa la quale el R.rao
Monsignor Cardinale per gratia de S. R. S. raccorderà , e
raccomanderà a V. E. per esser cosa pertinente al Ospitale.
Noi se rendemo certi che la S. V., come sempre remune-
ratrice de' veri servitori, che quella non se dementegherà la
servitù de' 5o anni de un tanto homo , et a noi dolenti et
privi d* ogni onore e bene ce prosterà favore e subsidio in
le cose giuste et de bona equità. Io ho quasi dipinta megia
l'opra della tela de V. E. et cum primum sian finiti gli of-
ficii mi disponerò a perficere l'opra, benché el me sia man-
ANNOTAZIONI E DOCUMENTI l6S
cato el maestro. Quella pregando ce voglia bavere nui dui
fratelli per recomandati.
Mantuae i5 Septembris MDVI
Servitor Franc.^ Mantinius.
(i4) Ill.roo sig. mio. Dopoi la debita ricomandatione.
Avviso Id Ex.^ V., come io con ogni diligentia , et sudore
vado drieto servendo la S. del N. Signore, credendo etiam
servire la Ex.^ V. che quando quello non fusse saria altri
pensieri, e volentieri e più presto staria a casa , che fuor di
casa. Non dimancho se io sono pur sufficiente e fazo cosa
grata alla Ex.^ V. quella se degni farmelo intendere aciochè
io stia contento delT animo. E se succedesse che io non fusse
tratato come un più puro servitore di V- Ex/, perchè a Man-
tova se dice ed ancho si fa chel si guarda el cane per lo
signore, io ne darò avviso alla Ex.^ V. et farò quella piacerà.
Al presente non dirò altro se non che le una grande dife-
rentia dali modi di qua a quelli di là, io pregola S. V. se
degni scrivermi per contento mio qualche cosetta. Io sono
pur stato si può dire alievo dela I. Casa da Gonzaga , ed e
mi sempre inzegnato di farli onore e son qui per questo.
Raccomando all' E. V. li trionfi miei, chel se faci fare qualche
riparo alle finestre che non si guastino perchè in verità non
me ne vergogno di averli fatti, ed anche ho speranza di farne
degli altri piacendo a Dio et alla S. V. alla quale me rac-
comando infinitissime volte, pregandola continuo e suplican-
dola li sia raccomandata la mia brigata da Mantua. Ancora
io prego la E. V. si voglia contentare, che Lodovico servi-
tore di V. S. e mio figliolo possa avere beneficio a Mantova,
o suso el mantovano per duecento Ducati, acciò, che io non
sia da mancho che li altri servitori de la casa. Al nostro
signore non li domandaria un dinaro , più presto me empe-
gneria ciò che io ho, ma se sua S.tù provvedesse di qualche
beneficio lo acetaria, ma mi pare chel sia stato dificile ad
averli che le un gran fato , sichè iterum suplico la pref.
E. V. se degni de farce questo bene come servitori. Avisan-
dola che io non ho dal Mo. signore altro che le spese cosi
da tinello in modo che staria meglio in casa mia. La Ex.^
l66 ANNOTAZIONI E DOCUMENTI
sa bene che chi teme vergogna non può star benq a questi
di. I mah prosontuosi e bestiali trionfano piìi presto quoniam
virtuti semper adversatur ignorantia. Uerum me racomando
sempre alla Ex. V.
Romae die ultima Januarii 1489.
Sermlus Andreas Mantinea
(foris) ///.mo et Ex. D, D.
Francisco de Gonzaga
Marchioni Mantuac
ac benefactori meo amico.
(i5) Andreae Mantineae
Carme nr. Abbiamo ricevuta l'ultima vostra dell' ultimo del
passato, alla quale respondemo che nui siamo contenti faciate
cosa grata ala Sta del nostro signore e che serviate a quella
nondimeno avressimo piacere che quelle cose a vui imposte
se spedissero presto recordandovi che de qua anche avete
dele opre nostre da finire et maxime li triomphi, i quali come
vui diceti, è cosa degna et nui volentieri li vederessimo finiti.
Se posto bono ordine ad conservarli che quantunque sia opera
de le mane et inzegno vostra ma nondimeno ne gloriamo
aver in casa, il che anche sarà memoria de la fede et virtù
vostra. Se alla Sta de nostro signore, come richiedono li
meriti vostri, piacerà beneficare Lodovico vostro figliolo in lo
nostro dominio per la valuta de 300 ducati , ne rimaremo
molto contenti si per la servitù et observaia nostra verso la
fede Apostolica et S.a Beat, j si per satisfactione nostra per-
suadendone che essendo vostro figliolo imitatore dei costumi
paterni ch'ogni bona arbore produce boni fructi , sarà in lui
ben collocato ogni beneficio ecclesiastico. De quello haveti ad
operar non dubitamo corrisponderanno gli effecti alla fama
vostra et espectatione nostra ; che sapiamo quanto ne potiamo
reprometter de la vita et virtù vostra. Procurate de star sano
che nui dove potremo non mancheremo al utile e comodi
di vui.
Mantuae 2 3 Febrii 14^9.
A^VNOTAZIONI E DOCUMENTI 1 6y
(16) Il.'wo et ex. ine princeps et d.ne D. mi semper hono-
rande ec. Messer Antonio Maria mi ha facto intender da
parte di V. Ex.a come quella non vole scompiacer alla Ill.a
Madonna vostra consorte del officio di Sancto Benedetto per
compiacerne a me onde io gli rispondo che quel che piace
a lui aco a me piace , ma io lo tenevo certo mio et simile
mio pter rispecto del recrearsi qualch fiata in quel loco : tutto
il mondo signore credeva eh la S. V. havendolo tante fiate
ditto havermilo dato non che promesso eh mio fossi, ma fiat
voluntas d."»: Ma sino che V, S. dice che io ne domandi un
altro che quella me ne compiacerà. Io non so che doman-
dare che non sii rispediva mente da chiederlo , ne meno in
specialità domando alcuno di quésti sotto scripti officii: salvo
se ala S. V. non piacessi motu proprio de questi tanti com-
piacerraine de uno et lui dira io voglio che questo sii del
Mantegna et tandem tignarsi di expedirmi a ciò che la
' cosa havessiua deliberato fine, la S. V. sa eh tiene il vica-
riato di Goito : quello sa che tiene la volta : Saravalle :
Quistello : Pcezolo • Sermide ; Curtatone, ma per me supplico
alla prelibata S. V. non molesti , ne provochi alcuno. Ma
deliberando quella donarmene uno in vita havendo loco la
permutatione de la casa di V. S. con quello di mio pre:
quella ne dicerni uno degli prenominati et melo doni il che
riputerollo di gratia singulare ala quale mi racomando con-
tinuamente Mantae xiij octobris MDIC.
E. V. Ex.e
LoDOvicus Mantegna.
Servito r.
(foris) ///.mo et ejccellent.nio D. D.
Francisco Gonzagae
JMaiilue Marchìoni
D, ac bufaci, mo unico.
(17) IH. ino et ex.mo signore mio Dopoi le debite racoman-
dationi. Mi è slato imposto et comandato da parte et nome
di V. S. eh' io proceda anci facia executione contro alcuni
cittadini che non hanno voluto obedire alcune vostre et co-
missioni di quella per il passato a me mandate gU quali ha-
bitano sul territorio di Capriana^ et che non gli vagliono li
l68 ANNOTAZIONI « DOCUMENTI
loro decreti di civiltà essendo cossi intentione di V. S. il
perchè facio intendere a quella che non lettere ne altra co-
missione che questa ultima ho avuta significandoli che in Ca-
piìana non se gli aritrovono se non questi : Il spectabile
Messer Lodovico da Ceresara il quale ha tre decreti in for-
ma ec. Un Francesco Mucerello com un decreto et una let-
tera di prefata V. S. Antonio figliolo che fo di Maestro Luca
ingegniero et architecto de la buona memoria de Io ilio S.
pater di quella come il suo decreto , ma facio intendere ad
V. S. che costoro sono tutti sicuri et boni servitori di quella
La quale la prego si degni iterum comandarmi quello ba-
vero ad fare. Scranno portati et producti gli loro decreti.
Deinde ogniuno di rimetterà al parer et al Comandamento di
quella ala quale di continuo mi racomando, Io sono intorno
ala comedia iubilando che le S. V. habi avute conditioni
come si dice et come vide gli segni il torresdo hier sera es-
sendo suso la torre, che vide il foco grande; et io gli feci
fare lumiera cossi piovendo , quelli de la rocha ancora scar-
ricarono parecchie boche di arlilieria. Iterum mi racomando
ad prelibatae V. S.
Caprianae xvi Jann MDIJ.
E. V. Ex.a
L. Ma NT IN Caprian Comm,
et servitor,
(foris) ///.mo et e«r."io principi D, Z>.
Francisco de Gonzaga
Mantiiae Marchioni Dno
ac benefactori mo unico:
Mantuae.
(i8) El. M. D.Tesaurario G.nal D.'o Ill.mo S. Duca nostro fac-
cia pagamento a Ptinaldo pletore per aver depinto un cama-
leone sul The de commissione dello illustrissimo signor no-
stro et ancora dello spectabile D. Tulio Romano Superior
Generale delle Fabriche , di commissione della Eccellenzia
del predetto Sig. Duca de" darli scudi otto d' oro in oro di
sua mercede al mese, comenzando a di primo de' marzo i532,
per sino a di ultimo dp' lujo 1534, ecceptuando tutto el
mese de novembre i532: fu per far apparato della Comedia
de castello per lo Imperatore. El ditto camarone si è largo
Ai^NOTA/lOÌVl E DOCUMEJJTI 169
brazza ventiuno per facciala e alto la sua proporzione ; e
questo camarone è presso al gioco della palla. E le finestre
del ditto camarone guardano sopra la peschiera , et li è di-
pinto la fabula de' Giganti quando volevano combattere cum
li dei , et Jove li fulminò
Primo per aver depinto detta cuba del camarone un
tempio de' Jove, qual tempio è in prospettiva, et è fatto con
una cuba tonda cum diece colonne , che sostiene questa
cuba , et è laurata a partimenti cum cornice intagliate et al-
tri vari ornamenti;, e sotto a questo tempio li è la sedia de
Jove cum l'aquila in cima; et ditto tempio posa sopra le nuvole.
A venire più a basso del predetto tempio pure al cir-
cuito di questa camara e li è Jove sopra una nuvola, qual
fulmina li Giganti ; et li appresso a Jove li è Junone la qual
li porge i fulmini cioè el fodro per fulminar ditti Giganti ;
et Jove è accompagnato cum gran quantità dei Dei , cioè
omini e donne e puttini e d' ogni sorte , et a quali sono per
numero de figure da circa sessanta piìi grande del naturale,
e questi Dei stanno spaventosi per el fulminar de Jove, che
fa a quelli Giganti; e fra queste figure li sono quattro ca-
valli sfrenati , quali sono quelli del Sole et altri quattro ca-
valli che tirano Diana sopra un carro, quali stanno spaven-
tosi per li fulmini de Jove che fa a quelli Giganti ; et tutte
queste figure et cavalli posano sopra le nuvole
!i Finita tutta la volta del camarone.
In una facciata di questo camarone quella che è sopra el
camino, li è dipinto un gran gigante, qual ha tre monti
adosso et getta fuoco per la bocca e uscisse fora per
quelli sassi che ha adosso et li arde. Pur in questa fazata li
è due giganti, i quali stanno spaventosi per paura di Jove
che fulmina. Poi li è Plutone sopra un carro tirato da quat-
tro cavalli che vien correndo sopra quelli monti , che pare
che voglia rapire le anime di quelli Giganti eum due furie
infernale che sta a veder cadere li monti adosso a quelli
Giganti et fracassarli.
Seguita r altra faccia che è a muro cum el gioco della
balla, qual è dipinto da venti figure, cioè Giganti grandis-
simi, cum una gran montagna, la qual loro avea fabbricata
i3
IJO ANNOTAZIONI E DOCUMENTI
per voler combattere cum li Dei et Jove li fa cader adosso
quello sassi et li fracassa. Pur in questa facciata li è dipinto
un paese cum una saeta che vien dal cielo et dà a certi Gi-
ganti che è in quello paese et li amaza.
Resta due facciate del ditto camarone da depingere finite
che li sia da depingere se porgerà el mandato de queste due
che li resta
Seguila per aver retralto un cavallo del naturale colorito
a olio de' commissione della excellentia del signor Duca , et
per aver lavorato nel sopradelto camarone per far nuvole e
dui venti che sopia per tirar via li ponti quando lo impera-
tore venne a Mantova , per ornare el dito camarone, el qual
non era finito da depingere , e el ditto lavoriero è sta gua-
sto et fatto piti bello et ancora ha lavorato in alcuni altri
lochi stiaordinarii de commissione de M. Julio Romano su-
perior General delle fabbriche.
Monta a scuti otto al mese, quali mesi sono n. ventiotto,
montano scuti 224. 00 che fanno lire 11076.
Franciscus Notarius fabricarum vigori buleti Baptista de
Covo suprastans signati manu Sp. Dm. Julio Romanum Prae-
fectus Gener, fabric. 4 agosto i534
Fiat mand.wni
( segue r ordine di pagamento )
{vcj) 17 Agosto i546.
El Magnif. Tesaurario dello IH. ecc. faccia pagamento
a maestro Antonio de Conti stuccatore per aver fatto secondo
il disegno e per commissione del sp. Julio Romano sup.
gener. delle fabbriche un'ornamento di fogliami stampati di
stucco sopra un camino in Castello nella stanza del castel-
lano >f,
F INE
INDICE
DEI
PITTORI SCULTORI ARCHITETTI ED INCISORI
MANTOVANI
Vita di pasquale coddè .
...... Pag.
V
I.
Adamo mantovano. Scultore .
3
4
3.
Alfonso da Mantova. Scultore
ivi
4.
Anastasio mantovano. Pittore ,
ivi
5.
Andre ANI Andrea. Incisore
5
6.
Andreasi IPPOLITO. Pittore * .
6
7-
8
8.
Arcari GIROLAMO. Architetto
ivi
9-
AzzALiNi ANTONIO MARIA. Architetto^ Ingegnere . . w
9
io.
I o
1 1.
ivi
12.
Barca Giovanni battista. Pittore
ivi
i3.
1 1
i4.
12
i5.
Bertani GIAMBATTISTA. Architetto^ pittore e statuario.
17
i6.
Bertazzoli ANGELO. Architetto ed
ingegnere idraulico.
22
Bertazzoli GIAMBATTISTA. Arcliitctto IclrauUco . . *>
ivi
i8.
Bertazzoli Gabriele. Architetto
e Sfacchini sta . ^>
ivi
U^DiCE
19. BjsRTAzzoLl AGOSTINO. Architetto Idraulico . . pag. ^5
20. Bertazzoli gianangelo. Architetto Idraulico , , ^> ivi
21. BoRGANi FRANCESCO. Pittore cd Architetto . • . »^ ivi
22. BoLOGiMNO (ANTONIO del). Pittore ^9
23. BrIZZIANO GIAMBATTISTA dcttO GIAMBATTISTA MANTOVANO.
Incisore j Pittore ^ Scultore « ivi
24. Brizziano DIANA. IiitagUatrice « 3t
25. BozzARDi ANTONIO. Ifitarsiatorc , ^3 33
26. Buono (Bernardino del) y> \\\
27. Borghesi Giovanni. Pittore « ivi
28. Cadigli Giovanni. Pittore ed Architetto .... 34
29. Camillo mantovano. Pittore >3 38
30. Campi felice. Pittore ^9
3r, Campovecchio Giovanni* Pittore paesista .... ^> 4^^
32. Caravazzi fermo. Pittore ^3 ivi
33. Castiglioni FRANCESCO. Pittorc 3> ivi
34. Cavalli Alberto. Pittore
35. Ceni (francesco de'). Pittore . 3> 4^
36. Ceva FILIPPO. Incisore ^3 ivi
37. COURADI O de' COURADIS BARTOLOMEO , GIROLAMO E
FRANCESCO. Pittori « ivi
38. Conti Sebastiano. Pittore 33 48
3g. Conti Domenico. Pittore 3> ivi
4o. Coo GIAMBATTISTA. Architetto 5o
4r. Corsini quintilio. Architetto » ^1
42. Costa gibolamo. Pittore 3> 53
43. Costa Lorenzo. Pittore ivi
44* Costa Ippolito. Pittore 55
45. Costa luigi. Pittore, !"
46. Costa fermo. Pittore , « ivi
47. Crivelli t addeò ^> 58
48. Croteo. Pittore , 33 ivi
49. Cavalli Andrea. Fonditore « ivi
50. Dall'acqua Bartolomeo. Pittore ^9
51. Di bagno federico. Pittore « ivi
52. Dolce Girolamo. Scultore » 60
53. Donnino. Pittore « ivi
54. Donzelli marc' Antonio. Pittore « ivi
INDICE 173
55. Dosso. Pittore ; . . . . pag. 60
56. Fabbri Pietro « 61
57. Facchetti PIETRO. Pittore ritrattista ,,*,,>» ivi
58. Febus (de). Pittore >» 62
59. Ferri Simone. Pittore 5? ivi
60. Fra giacinto da gazolo. Intagliatore in legno . « 63
61. Francesco mantovano. Pittore ..♦....>» ivi
62. Gatti Giacomo. Pittore » ivi
63. Gin Gì TEODORO. Pittore « 64
64. Ghisi GIORGIO. Intagliatore « 66
65. Ghisoni o Guisoni fermo. Pittore ....... 67
66. Giaccarolo GIAMBATTISTA. Pittore ^^69
67. GiAMBELLi o Janibelli FEDERICO. Architetto ed Inge-
gnere » ivi
68. GiANGiAcoMo DA MANTOVA. Pittore ^5 70
69. Giovanni mantovano. Pittore ivi
70. Grassi Giulio cesare. Pittore w 71
71. Grotti (Girolamo de'). Pittore , » ivi
72. Gutojve GIULIO. Pittore 5* 72
73. Jacopo. Miniatore » ivi
74. Leonbruno Lorenzo. Pittore « ivi
75. Liombeni GIOVANNI LUCA. Pittore 9^
76. Maineri GIOVANNI FRANCESCO. Miniatore ♦ ...» ivi
77. Malpizzi SERAFINO. Pittore ^^94
78. Manfredi Bartolomeo. Pittore w ivi
79. Mantegna (carlo del) mantovano. Pittore ... « 95
80. Mantegna bernardino. Pittore w 96
8t. Mantegna Francesco. Pittore ^^97
82. Mantegna Lodovico. Pittore loi
83. Mantici gian Giacomo. Pittore no
84. Melloni Antonio. Pittore ivi
85. Medici Costantino. Pittore « in
86. Mola Antonio e paolo. Scultori ^5 ivi
87. Moscatelli alfonso. Architetto ed Ingegnere . . ii4
88. Moscatelli doricjlio detto battaglia. Architetto ed
Ingegnere «ii5
8g. MuMARELLi MASSIMILIANO. Pittore 1 16
90. Nani Alessandro. Scultore » ivi
174 INDICE
91. NosoNE GIROLAMO. Pittore ....... pag. 117
92. NicoLiNi LUIGI. Pittore w ivi
93. Nuvoloni carlo Francesco e Giuseppe. Pittori . ^> ivi
g4. Nuvoloni panfilo. Pittore lo.o
95. Orioli Giuseppe. Pittore i23
96. Pedemonti cesare. Pittore ^> 124
97. Perla Fabrizio. Pittore ^> ivi
98. Pesenti Pittori detti i sabbioneta 125
99. PìRLNO (GIACOMO de). Pittore 129
100. PiTENTiNO ALBERTO. Architetto^ Idraulico . . . *# ivi
101. Raineri Francesco maria detto lo schivenoglia. Pit-
tore w i3i
102. Ricci (Apollonio de). Architetto ....... 182
103. RiccHESANio RECHESAN1 CARLO. Pittore ivi
104. Rinaldo mantovano. Pittore « i33
105. RuBONi GIULIO. Pittore * . . i36
106. Russi (giovanni de'). Miniatore ivi
107. SACCHI (bartolameo de'). Pittore « 187
108. Sacchi (roberto de'). Pittore « ivi
109. ScUTELLARl ANDREA. Pittore é • . « ÌvÌ
no. ScUTELLARI FRANCESCO. PittOVe « 1 38
III. Spagnoli battista. Pittore « ivi
112* Sperandio mantovano. Cesellatore e coniatore di me-
daglie w i4t
11 3. Speroni Stefano. Pittore, . « 14^
114. Strada jacobo. Disegnatore di medaglie e ritrat-
tista 5> ivi
115. Tradate (giacobino de). Scultore. .....>* i43
116. TivANi GIUSEPPE. Intagliatore in legno e Scultore, :y i44
117. Troncavini gassare. Intagliatore in legno e Scultore, ivi
1 18. T ART AGNINI FRANCESCO. Pittore 9> 1^5
119. Valenti Andrea. Pittore .. i ..... ^> ivi
120. Venusti Marcello. Pittore ...» i46
121. Zanatti romoaldo. Disegnatore di FigUra e d'' Or-
nato '^9
Annotazioni e Documenti i 53